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Camion sulla A303 vicino al sito di Stonehenge 

Un'autostrada sotto le pietre di Stonehenge: il sito rischia di essere declassato dall'Unesco

La zona archeologica potrebbe non essere più considerata "patrimonio dell'umanità" a causa del progetto viario che dovrebbe essere realizzato a 600 metri di profondità per alleggerire il traffico 
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LONDRA. Non bastasse la fresca umiliazione di Liverpool, anche Stonehenge potrebbe rischiare un clamoroso declassamento dall’Unesco e perdere lo status di “patrimonio dell’umanità”. Il problema è sempre lo stesso: gli interventi e i progetti nell’area che secondo l’agenzia dell’Onu potrebbero deturpare la bellezza e la rilevanza culturale del sito. Riguardo lo straordinario "cerchio di pietre” nell’inglese Wiltshire, l’Unesco ha già recapitato il messaggio ai ministri del governo Johnson: se continuate nel progetto di costruzione di un tunnel sotterraneo nell'area, anche Stonehenge finirà nella lista a rischio.

Se per il porto il Liverpool il guaio è stato "il sito deturpato con costruzioni e interventi irreversibili, che ne hanno rovinato l’autenticità”, il problema di Stonehenge è il traffico. Lo è da anni e la soluzione non si trova. La supe…

LONDRA. Non bastasse la fresca umiliazione di Liverpool, anche Stonehenge potrebbe rischiare un clamoroso declassamento dall’Unesco e perdere lo status di “patrimonio dell’umanità”. Il problema è sempre lo stesso: gli interventi e i progetti nell’area che secondo l’agenzia dell’Onu potrebbero deturpare la bellezza e la rilevanza culturale del sito. Riguardo lo straordinario "cerchio di pietre” nell’inglese Wiltshire, l’Unesco ha già recapitato il messaggio ai ministri del governo Johnson: se continuate nel progetto di costruzione di un tunnel sotterraneo nell'area, anche Stonehenge finirà nella lista a rischio.

Se per il porto il Liverpool il guaio è stato "il sito deturpato con costruzioni e interventi irreversibili, che ne hanno rovinato l’autenticità”, il problema di Stonehenge è il traffico. Lo è da anni e la soluzione non si trova. La superstrada A303 è una meraviglia: “sfiora” a soli 160 metri di distanza il sito archeologico e patrimonio Unesco. Ma per chi vive sulla piana di Salisbury (la vicina città di Skripal e del Novichok russo) è un problema: gli abitanti e le case intorno a Stonehenge aumentano, così il turismo di massa, almeno prima dell’emergenza pandemica.

Risultato: una strada come la A303, che nel tratto finale per Stonehenge si restringe a una corsia e che in quel punto può sopportare al massimo 14mila veicoli al giorno, in tempi normali ne imbarca in media 25mila, con picchi del 20-30% in estate e nell’alta stagione turistica. Gli abitanti locali rischiano di perdere un’ora per pochi chilometri, gli imprenditori, i lavoratori e i politici del sud-ovest inglese sono esasperati perché l’economia viene danneggiata.
 
Solo vent’anni fa si è chiusa un’altra superstrada, “l’indegna” A344, brutta e invasiva perché passava a pochissimi metri da Stonehenge, puntando sulla A303. Una decisione che ha ingolfato ancor più il traffico. Dunque il governo britannico ora ha deciso di sdoppiare la superstrada A303 (creando così quattro corsie in tutto) e farla passare, per due chilometri, direttamente seicento metri sotto Stonehenge. Un progetto controverso e criticato, una galleria sotto il “sacro”, leggendario e misterioso cerchio di pietre di arenaria e “blu” di granito. Costo circa due miliardi di euro e da tempo una valanga di polemiche, che vanno dall’indignazione all’accusa di sacrilegio. Fino alle ultime accuse dell’Unesco.

Per Chris Blandford, presidente di World Heritage UK, c’è “scarsa consapevolezza a livello governativo dell’importanza del bollino Unesco per i siti britannici". Secondo un report della stessa associazione citato dal Guardian, l’esecutivo britannico in questi anni ha speso molto poco per le 31 aree di patrimonio dell’umanità nel Regno Unito, che per esempio includono anche Buckingham Palace e i Kew Gardens di Londra: tra il 2013 e il 2018, solo circa 21 milioni di euro all’anno, contro i quasi 80 per i 15 parchi nazionali sul territorio. Roba che ora potrebbe spingere l’Unesco a far mettere sotto la lente d’ingrandimento anche altri siti. 

Pochi giorni fa, Liverpool è stato il terzo sito nella Storia a perdere l'etichetta di "patrimonio dell'umanità dell'Unesco". Gli altri due sono stati nel 2007 il Santuario dell'Orice d'Arabia situato nel deserto centrale dell'Oman, dopo la decisione di ridurre il parco del 90 per cento e così drasticamente anche il numero di animali, e la Valle dell'Elba a Dresda nel 2009 a causa di un ponte stradale che avrebbe dovuto attraversare il fiume, stravolgendone il paesaggio.