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Londra-Pechino, la guerra del nucleare. La Gran Bretagna taglia fuori i cinesi dai progetti di varie centrali

Il primo ministro britannico Boris Johnson (ansa)
Dopo il caso Huawei, un nuovo scontro: nella lista nera ora la China General Nuclear. Secondo il “Financial Times”, l’esecutivo britannico sta cercando partner alternativi per gli impianti di Sizewell nell’inglese Suffolk e di Bradwell-on-Sea, cento chilometri a est di Londra
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LONDRA. La battaglia geopolitica e mediatica tra Regno Unito e Cina oggi aggiunge un altro capitolo a un libro in oramai costante aggiornamento. Perché Londra avrebbe deciso di tagliare fuori Pechino da alcuni progetti di energia nucleare sul suolo inglese. La storia somiglia a quella di Huawei per il 5G, che l’anno scorso registrò un altro clamoroso dietrofront del governo britannico dopo aver dato lo sviluppo della rete superveloce per cellulari al colosso cinese. “Dubbi e problemi sulla sicurezza”, fu la giustificazione di Boris Johnson.

Ora, più o meno per gli stessi motivi, nella lista nera inglese sarebbe finita…

LONDRA. La battaglia geopolitica e mediatica tra Regno Unito e Cina oggi aggiunge un altro capitolo a un libro in oramai costante aggiornamento. Perché Londra avrebbe deciso di tagliare fuori Pechino da alcuni progetti di energia nucleare sul suolo inglese. La storia somiglia a quella di Huawei per il 5G, che l’anno scorso registrò un altro clamoroso dietrofront del governo britannico dopo aver dato lo sviluppo della rete superveloce per cellulari al colosso cinese. “Dubbi e problemi sulla sicurezza”, fu la giustificazione di Boris Johnson.

Ora, più o meno per gli stessi motivi, nella lista nera inglese sarebbe finita anche la China General Nuclear, ossia la compagnia energetica nucleare legata direttamente al regime di Pechino e che è attualmente coinvolta in vari progetti di centrali nucleari in Inghilterra. Lo scrive il “Financial Times” di oggi, citando fonti governative per cui l’esecutivo starebbe cercando vie alternative per trovare altri partner al posto dei cinesi. I progetti sono la centrale nucleare Sizewell nell’inglese Suffolk (piano da 20 miliardi di sterline) e quella controversa “Bradwell B” che il governo Johnson vuole costruire a Bradwell-on-Sea, nel rurale e industriale Essex, cento chilometri a est di Londra, sull’imponente estuario del fiume Blackwater. Dietro a Bradwell B, un colosso nucleare grosso come dieci stadi di Wembley, c’è il consorzio franco-cinese composto da EDF Energy e proprio i cinesi di China General Nuclear Group (CGN), a capo del progetto anche questo da circa 20 miliardi di sterline e che include un impianto da 2000 megawatt e due rettori nucleari. Infine, la Cina ha investito sensibilmente anche nell’impianto nucleare Hinckley Point C nel Somerset.

“Non c’è una solo chance che per esempio il progetto di Bradwell andrà avanti”, dice però una fonte governativa al quotidiano della City, “dopo quello che è successo a Huawei, è impossibile che l’esecutivo dia via libera alla costruzione di una nuova centrale nucleare da parte della Cina”. Una tendenza non nuova: anche negli Usa e in Europa diversi Paesi stanno cercando di sganciarsi da Pechino nello sviluppo di infrastrutture così sensibili. È il calcolo anche di Londra, per trovare così altri partner internazionali e magari aziende americane pronte a investire. 

Di certo, il gelo tra Regno Unito e Cina è sempre più evidente. Oltre al caso Huawei e quest’ultima svolta nucleare c’è ovviamente la crisi democratica di Hong Kong, con Londra che ha risposto a muso duro all’offensiva cinese con un programma di visti facili per i cittadini dell’ex colonia, aprendo un esodo. Poi c’è il caso Xinjiang e le accuse di crimini contro l’umanità dei britannici verso Pechino per il trattamento della minoranza musulmana. Infine, la Cina ha oscurato la Bbc in patria dopo che Londra aveva fatto lo stesso con la tv di Stato cinese per “disinformazione”.