Iraq, il premier Al Kadhimi alla Casa Bianca: atteso l'annuncio del ritiro Usa dal Paese
di Vincenzo Nigro , di Vincenzo NigroIl primo ministro iracheno Mustafa al Kadhimi e il presidente americano Joe Biden si preparano ad annunciare oggi il ritiro delle truppe americane da combattimento dall’Iraq. Kadhimi è a Washington per incontrare Biden, una visita preparata da tempo e anticipata la settimana scorsa dalla visita del ministro degli Esteri iracheno che ha incontrato il segretario di Stato Antony Blinken.
Le forze americane dovrebbero ritirarsi entro la fine del 2021: in questi anni sono rimaste in Iraq, dopo l’invasione del 2003, con la missione di combattere l’Isis, che non è del tutto scomparso pur se largamente ridimensionato.
Mentre il ritiro dall’Afghanistan in queste settimane sta creando notevoli prob…
Il primo ministro iracheno Mustafa al Kadhimi e il presidente americano Joe Biden si preparano ad annunciare oggi il ritiro delle truppe americane da combattimento dall’Iraq. Kadhimi è a Washington per incontrare Biden, una visita preparata da tempo e anticipata la settimana scorsa dalla visita del ministro degli Esteri iracheno che ha incontrato il segretario di Stato Antony Blinken.
Le forze americane dovrebbero ritirarsi entro la fine del 2021: in questi anni sono rimaste in Iraq, dopo l’invasione del 2003, con la missione di combattere l’Isis, che non è del tutto scomparso pur se largamente ridimensionato.
Mentre il ritiro dall’Afghanistan in queste settimane sta creando notevoli problemi politici all’amministrazione americana (i talebani avanzano violentemente, dando sempre più l’impressione che il ritiro americano sia di fatto una sconfitta), per il momento non ci sono contrasti particolari sul ritiro dall’Iraq.
Ma la mossa se possibile è ugualmente “pesante” dal punto di vista politico e militare per gli Usa in Medio Oriente. Molti soldati americani rimarranno in Iraq con il compito di addestratori militari, ma l’America perde disponibilità piena di basi aeree e installazioni logistiche che sono state importanti non solo per la guerra all’Isis ma anche per contrastare le azioni dell’Iran e delle milizie irachene filoiraniane attivissime in Iraq.
Il premier iracheno è stato eletto per portare il Paese alle elezioni in autunno: in questi mesi si è dovuto bilanciare fra gli interessi iraniani sostenuti nel suo Paese da una miriade di uomini politici e di milizie armate, e dall’altra parte gli interessi americani. Kadhimi non ha mai fatto mistero di non voler affidare l'Iraq completamente nelle mani degli iraniani, ma resistere alle pressioni di questi gruppi per lui è sempre più difficile.
Il governo iracheno, tra l’altro, deve fronteggiare due “movimenti” popolari. Il primo di protesta contro la cattiva gestione da parte dello Stato iracheno dell’emergenza Covid, che in Iraq ha letteralmente messo in ginocchio gli ospedali. Il secondo movimento, avviato ormai dal 2019, è quello di protesta contro I partiti tradizionali accusati di corruzione e di gestione clientelare delle risorse del Paese. Un movimento che è stato contrastato violentemente dalle milizie sciite filoiraniane che vedono in queste manifestazioni una minaccia alla loro libertà d’azione. Da mesi nel Paese vengono messi a segno assassinii mirati contro esponenti dell’opposizione popolare.