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Tunisia, sit-in del partito islamico contro il "colpo di Stato" del presidente. Chiusa la sede di Al Jazeera

Un manifestante protesta contro il presidente Saied arrampicato su un cancello del Parlamento di Tunisi

  (ansa)
Dopo aver fatto arrestare il premier e aver congelato il Parlamento, Saied avrebbe vietato al leader di Ennahda di lasciare il Paese. L'Ue: "Rispettare la Costituzione ed evitare violenze"
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Parlamento “congelato”, governo dissolto, premier agli arresti, immunità dei parlamentari sospesa: l’azione radicale decisa dal presidente Kais Saied è un punto di svolta fondamentale per la democrazia tunisina. Il capo dello Stato si appella all’articolo 80 della Costituzione, che parla di “pericolo grave e malfunzionamento” delle istituzioni. Saied respinge le accuse di Ennahda, che grida al colpo di Stato e si prepara a mobilitare militanti e popolazione, e intanto avrebbe vietato di lasciare il Paese al presidente del Parlamento tunisino e leader di Ennahda, Rached Ghannouchi, e ad altri 64 deputati contro i quali è in corso un procedimento giudiziario. Lo ha appreso il sito di notizie Tunisie Numerique da una fonte ben informata.

 

Parlamento “congelato”, governo dissolto, premier agli arresti, immunità dei parlamentari sospesa: l’azione radicale decisa dal presidente Kais Saied è un punto di svolta fondamentale per la democrazia tunisina. Il capo dello Stato si appella all’articolo 80 della Costituzione, che parla di “pericolo grave e malfunzionamento” delle istituzioni. Saied respinge le accuse di Ennahda, che grida al colpo di Stato e si prepara a mobilitare militanti e popolazione, e intanto avrebbe vietato di lasciare il Paese al presidente del Parlamento tunisino e leader di Ennahda, Rached Ghannouchi, e ad altri 64 deputati contro i quali è in corso un procedimento giudiziario. Lo ha appreso il sito di notizie Tunisie Numerique da una fonte ben informata.

 


Proprio oggi Ghannouchi ha avviato un sit-in davanti agli edifici dell’assemblea, per poi abbandonarlo di fronte allo schieramento di militari che impedivano l’accesso. Gli islamici sono nel mirino delle critiche popolari, accusati di aver pensato ai propri interessi e alle beghe di spartizione del potere invece che spingere nella campagna di vaccinazione, che per ora ha raggiunto appena il 7 per cento dei tunisini. Ma è soprattutto la crisi economica a incendiare gli animi: con una disoccupazione ufficiale che raggiunge il 18 per cento, e quella effettiva probabilmente molto superiore, la popolazione è disperata.


Ieri notte moltissimi cittadini sono scesi in strada, a fare caroselli con le auto e festeggiare quello che considerano un intervento necessario. Le reazioni internazionali, però, sono ispirate alla massima prudenza. Il presidente è un giurista prestato alla politica: sa più di chiunque altro che l’utilizzo di norme eccezionali mette a rischio i meccanismi democratici. Ed è difficile non vedere un pessimo segnale nella chiusura dell’ufficio di corrispondenza di Al Jazeera. È vero che la tv del Qatar, dopo un debutto in stile anglosassone, negli ultimi anni è stata sempre più vicina agli interessi dell’emirato. E il Qatar, insieme con la Turchia, è considerato il grande sponsor del partito islamico, filiazione tunisina dei Fratelli musulmani. Ma la chiusura con i militari di una voce anche molto critica è sicuramente un passo indietro sulla strada dell’apertura.


"Stiamo seguendo da vicino gli ultimi sviluppi in Tunisia. Chiediamo a tutti gli attori tunisini di rispettare la Costituzione, le sue istituzioni e lo stato di diritto. Li invitiamo inoltre a mantenere la calma e ad evitare qualsiasi ricorso alla violenza per preservare la stabilità del Paese", ha dichiarato la portavoce del Servizio di azione esterna dell'Ue, Nabila Massrali.