"Per Washington Pechino è un nemico immaginario da demonizzare". Il benvenuto in Cina alla vice di Blinken
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO. "Se le relazioni tra Stati Uniti e Cina sono in una fase di stallo, è perché l'America ci vede come un nemico immaginario. Demonizzando la Cina, sperano di poter spostare in qualche modo l'attenzione dai loro problemi interni su questioni politiche, economiche e sociali incolpando Pechino per i suoi problemi strutturali. Esortiamo gli Stati Uniti a cambiare la loro mentalità altamente fuorviante e la loro pericolosa politica". Così Xie Feng, viceministro degli Esteri, ha accolto oggi a Tianjin, un centinaio di chilometri dalla capitale cinese, la vicesegretaria di Stato Usa, Wendy Sherman. Un viaggio a lungo negoziato tra le parti e che, non dopo poche difficoltà, si è finalmente compiuto. Quello di stamattina, tuttavia, era solamente l'antipasto: il piatto forte è stato l'incontro di oggi pomeriggio tra la vice di Antony Blinken e il ministro degli Esteri Wang Yi. "Gli Stati Uniti sono gli invent…
PECHINO. "Se le relazioni tra Stati Uniti e Cina sono in una fase di stallo, è perché l'America ci vede come un nemico immaginario. Demonizzando la Cina, sperano di poter spostare in qualche modo l'attenzione dai loro problemi interni su questioni politiche, economiche e sociali incolpando Pechino per i suoi problemi strutturali. Esortiamo gli Stati Uniti a cambiare la loro mentalità altamente fuorviante e la loro pericolosa politica". Così Xie Feng, viceministro degli Esteri, ha accolto oggi a Tianjin, un centinaio di chilometri dalla capitale cinese, la vicesegretaria di Stato Usa, Wendy Sherman. Un viaggio a lungo negoziato tra le parti e che, non dopo poche difficoltà, si è finalmente compiuto. Quello di stamattina, tuttavia, era solamente l'antipasto: il piatto forte è stato l'incontro di oggi pomeriggio tra la vice di Antony Blinken e il ministro degli Esteri Wang Yi. "Gli Stati Uniti sono gli inventori del brevetto e della proprietà intellettuale della diplomazia coercitiva. Vogliamo lavorare con gli Usa - ha tuttavia ribadito il viceministro dopo la stoccata iniziale - ma sulla base del rispetto reciproco e della convivenza pacifica". Stessi toni nelle dichiarazioni del ministro cinese che ha invitato gli Usa a rimuovere le sanzioni e ha parlato di "oppressione della Cina" da parte dell'Amministrazione Biden.
Sherman ha sottolineato di avere discusso "questioni importanti per gli Stati Uniti" con il vice ministro degli Esteri di Pechino; e ha elencato quelle relative a Hong Kong, alla minoranza etnica degli uiguri e allo Stretto di Taiwan, oltre ai cambiamenti climatici e alla pandemia di Covid-19. "Gli Stati Uniti e i nostri alleati e partner difenderanno sempre i nostri valori", ha aggiunto la numero due della diplomazia Usa.
Secondo quanto trapelato dalla diplomazia cinese - i media non erano ammessi nell'hotel dove è avvenuto l'incontro - Xie avrebbe fornito addirittura due liste di richieste alla controparte americana: una sui "misfatti" dell'era Trump, che Pechino vuole vengano corretti. E l'altra su alcuni casi individuali. Tra le richieste del Dragone a Washington ci sono l'eliminazione delle restrizioni ai visti per i membri del Partito comunista e dei loro familiari così come quelle relative agli studenti cinesi oltreoceano. La fine della "repressione" contro le proprie aziende e la revoca della richiesta di estradizione di Meng Wanzhou, direttrice del gigante delle telecomunicazioni Huawei arrestata in Canada a fine 2018.
"Forte insoddisfazione", infine, per le "osservazioni e le azioni sbagliate degli Stati Uniti in relazione alle indagini sul Covid, Taiwan, lo Xinjiang, Hong Kong e il Mar cinese meridionale".
La visita arriva nell'ennesimo momento di alta tensione tra Washington e Pechino. La settimana scorsa l'Amministrazione Biden ha accusato la Repubblica popolare di essere responsabile degli attacchi hacker che hanno colpito i server di posta elettronica di Microsoft. E venerdì Pechino ha imposto sanzioni a sette tra individui ed entità in risposta alle sanzioni americane contro altrettanti funzionari cinesi a Hong Kong. Sherman è arrivata in Cina dopo una visita in Giappone e Corea del Sud - alleati storici degli Usa nella regione - e in Mongolia, dove le relazioni tra Ulan Bator e Washington sono ultimamente migliorate. Quello di oggi è il primo incontro ad alto livello dal turbolento meeting di Anchorage, in Alaska, dello scorso marzo. E il primo di un alto funzionario della diplomazia americana in terra cinese da quando Joe Biden si è insediato alla Casa Bianca.