Tunisia, resa dei conti giudiziaria per Ennahdha
dal nostro inviato Giampaolo Cadalanu , dal nostro inviato Giampaolo CadalanuTUNISI – Si stringe la morsa attorno a Ennahdha: il partito islamico tunisino e i suoi alleati sono al centro di un’inchiesta, aperta sulla base dell’accusa di aver ricevuto finanziamenti stranieri illegali – attraverso contratti con lobby e gruppi di pressione - durante la campagna elettorale del 2019. L’indagine, dice il portavoce della Procura generale Mohsen Dali, sarebbe partita dopo la denuncia di esponenti del partito Corrente democratica il 14 luglio, cioè prima della manovra con cui il presidente Kais Saied ha destituito il premier e congelato il Parlamento. Oltre a Ennahdha, gli investigatori stanno esaminando la posizione di Qalb Tounes, il movimento fondato dall'imprenditore Nabil Karoui, oggi riparato in Francia, e la piccola formazione di spirito populista Aïch Tounsi, fondata dal patron Olfa Terras Rambourg. Sotto inchiesta sono diversi esponenti dei partiti e altri personaggi pubblici.
TUNISI – Si stringe la morsa attorno a Ennahdha: il partito islamico tunisino e i suoi alleati sono al centro di un’inchiesta, aperta sulla base dell’accusa di aver ricevuto finanziamenti stranieri illegali – attraverso contratti con lobby e gruppi di pressione - durante la campagna elettorale del 2019. L’indagine, dice il portavoce della Procura generale Mohsen Dali, sarebbe partita dopo la denuncia di esponenti del partito Corrente democratica il 14 luglio, cioè prima della manovra con cui il presidente Kais Saied ha destituito il premier e congelato il Parlamento. Oltre a Ennahdha, gli investigatori stanno esaminando la posizione di Qalb Tounes, il movimento fondato dall'imprenditore Nabil Karoui, oggi riparato in Francia, e la piccola formazione di spirito populista Aïch Tounsi, fondata dal patron Olfa Terras Rambourg. Sotto inchiesta sono diversi esponenti dei partiti e altri personaggi pubblici.
Il presidente ha deciso di avocare a sé i compiti del procuratore generale “così che vengano svolti nel quadro della legge e che non si resti in silenzio di fronte ai crimini commessi contro la Tunisia e i cui fascicoli scompaiono”. Il riferimento è allo scandalo dei dossier spariti: si parla di seimila fascicoli “delicati” che sono risultati introvabili e secondo fonti di stampa sono poi stati rintracciati a casa della ministra della Giustizia Hasna Ben Slimane.
Saied continua la sua offensiva estromettendo diversi alti funzionari di governo: con una serie di decreti pubblicati martedì sera sulla Gazzetta ufficiale il presidente ha destituito fra gli altri Taoufik Al-Ayouni, procuratore generale dello Stato e responsabile della giustizia militare, Walid Dhahbi, segretario generale del governo, Al Moez Lidin Allah Al Moqaddam, capo di Gabinetto del premier, e Abdelrazek Kilani, presidente dell'Istanza generale dei martiri e dei feriti nella rivoluzione e negli attacchi terroristici. Le destituzioni, venti in tutto, seguono quella del primo ministro (e responsabile degli Interni) Hichem Mechichi, e dei titolari di Difesa e Giustizia, rispettivamente Brahim Bartégi e Hasna Ben Slimane.