Nel Tajikistan "Covid-free" muore la sorella del presidente: i figli prendono a pugni il ministro della Sanità
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA - Il negazionismo tajiko è stato letteralmente preso a sberle. Per mesi le autorità dell'ex Repubblica sovietica hanno negato la diffusione del virus. Il 26 gennaio scorso il presidente Emomali Rahmon aveva persino proclamato davanti al Parlamento: "Il Tajikistan oggi è libero dal Covid-19". Sei mesi dopo, a dispetto delle grottesche smentite, l'ultima ondata contagiava anche 10 membri della sua famiglia. E, a due settimane dalla suocera ottantottenne Uzbekbi Asadulloeva, anche sua sorella Kurbonba Rakhmonova moriva di coronavirus e tre suoi nipoti picchiavano brutalmente il ministro della Sanità Dzhamoliddin Abdullozod e i dirigenti dell'ospedale dov'era stata ricoverata.
La morte della sorella del presidente finisce in rissa
La sessantaquattrenne Rahmonova ha perso la vita lo scorso 20 luglio dopo essere risultata positiva al Covid-19. Entro poche ore gli specialisti tedeschi, russi e uzbeki che erano stati invitati dal f…
MOSCA - Il negazionismo tajiko è stato letteralmente preso a sberle. Per mesi le autorità dell'ex Repubblica sovietica hanno negato la diffusione del virus. Il 26 gennaio scorso il presidente Emomali Rahmon aveva persino proclamato davanti al Parlamento: "Il Tajikistan oggi è libero dal Covid-19". Sei mesi dopo, a dispetto delle grottesche smentite, l'ultima ondata contagiava anche 10 membri della sua famiglia. E, a due settimane dalla suocera ottantottenne Uzbekbi Asadulloeva, anche sua sorella Kurbonba Rakhmonova moriva di coronavirus e tre suoi nipoti picchiavano brutalmente il ministro della Sanità Dzhamoliddin Abdullozod e i dirigenti dell'ospedale dov'era stata ricoverata.
La morte della sorella del presidente finisce in rissa
La sessantaquattrenne Rahmonova ha perso la vita lo scorso 20 luglio dopo essere risultata positiva al Covid-19. Entro poche ore gli specialisti tedeschi, russi e uzbeki che erano stati invitati dal fratello Rahmon a salvarla, nel centro medico dell'amministrazione presidenziale dov'era ricoverata da 10 giorni, hanno concluso che le terapie adottate dai medici locali erano inadeguate.
Il rapporto degli specialisti stranieri ha scatenato l'ira e lo sconcerto dei tre figli, Fakhriddin, Farrukh e Ziedali Safarova, che si sono scagliati prima contro il direttore sanitario Kholmuhammad Rahimzoda e altri medici e funzionari dell'ospedale e poi persino contro il ministro Abdullozod. Solo l'intervento di Rustam Emomali, figlio maggiore del presidente e suo vice, ha messo fine, almeno momentaneamente, alla furia dei cugini.
Abdullozod si è beccato un pugno alla mascella e un altro alla testa ed è stato poi curato per "ferite minori". Ma quando lunedì 26 si è tenuta la conferenza stampa sull'arrivo dagli Stati Uniti di un milione e mezzo di dosi di Moderna non si è presentato ai giornalisti. È toccato al suo vice Shodikhon Dzhamed intervenire negando le voci sulla scazzottata e assicurando che l'assenza del ministro era dovuta solo a "un viaggio di lavoro all'estero". Ciononostante, il ministro degli Interni avrebbe aperto un'inchiesta sull'incidente.
Le autorità però hanno mantenuto il più stretto riserbo sull'episodio, di cui però i media locali sono venuti a conoscenza da fonti del ministero della Sanità e degli Interni. Le cause stesse della morte di Rahmonova non sono state rese note ufficialmente, benché siano arrivati messaggi di condoglianza, tra gli altri, dal presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev e dal Sultano dell'Oman.
I contagi nell'élite e nella famiglia del presidente Rahmon
Rahmonova non è che l'ultima vittima eccellente del Covid in Tajikistan. La scorsa settimana un imam ha chiesto di pregare per il nipote del presidente, il potente uomo d'affari Shamsullo Sohibov, trasferito in Germania dopo essere risultato positivo al virus. Anche il cognato Hassan Asadullozoda, che guida una banca e possiede numerose compagnie, sarebbe in gravi condizioni.
Le conseguenze della diffusione del virus tra l'élite del Paese sollevano domande sul possibile impatto del Covid-19 tra i cittadini ordinari. L'anno scorso, quando la pandemia aveva iniziato a diffondersi in tutto il mondo, le autorità avevano negato per mesi che la malattia fosse presente nei confini del Paese. Poi, messe alle strette, erano state costrette a imporre le prime restrizioni finché non avevano cambiato strategia, dichiarando vinta la battaglia.
Il governo ha negato la nuova ondata fino a metà giugno quando i tajiki hanno iniziato a inondare i social con i risultati dei loro tamponi positivi al Covid. Dopo aver registrato zero casi e zero morti da gennaio a metà giugno, nell'ultimo mese le autorità sanitarie hanno ammesso 1.621 casi e 31 morti portando il bilancio ufficiale totale a 14.929 contagi e 121 decessi, benché popolazione e media sostengano che i numeri reali siano molto più alti.