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Cina, l'artista Deng Yufeng: "Così combatto il Grande Fratello di Pechino"

Deng Yufeng e dieci volontari, trovati su internet, evitano le videocamere di sorveglianza cinesi durante la performance artistica Un movimento che scompare 
Intervista al performer 36enne di Wuhan, che con l'opera "Un movimento che scompare" sfida il sistema delle videocamere di sorveglianza che riempiono la capitale: “A volte ho paura di essere arrestato, ma credo nel valore e nell’utilità dell’arte. Penso a questo e non ho più timori”  
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Sulla Xingfu Dajie, strada di Pechino che si traduce come Viale della Felicità, un gruppo compatto di persone si muove tra il traffico e la folla. Si spostano coordinati in fila indiana, anche al contrario all'occorrenza, con il volto basso per impedire che venga catturato dalle videocamere di sorveglianza. In testa, con un giubbotto riflettente giallo, Deng Yufeng ordina la sosta per preparare la mossa successiva. Non sono le riprese di un film d’azione o di spionaggio, ma la performance artistica che lo scorso anno ha portato l’artista all’attenzione dei media internazionali, Un movimento che scompare. “A volte ho paura di essere arrestato, ma credo nel valore e nell’utilità dell’arte. Penso a questo e non ho più timori”, ci racconta Deng dal suo studio a Pechino.

Un miliardo di telecamere

Secondo il report di IHS Markit, azienda che raccoglie e analizza dati per i principali mercati mondiali, alla fine del 2019 le…

Sulla Xingfu Dajie, strada di Pechino che si traduce come Viale della Felicità, un gruppo compatto di persone si muove tra il traffico e la folla. Si spostano coordinati in fila indiana, anche al contrario all'occorrenza, con il volto basso per impedire che venga catturato dalle videocamere di sorveglianza. In testa, con un giubbotto riflettente giallo, Deng Yufeng ordina la sosta per preparare la mossa successiva. Non sono le riprese di un film d’azione o di spionaggio, ma la performance artistica che lo scorso anno ha portato l’artista all’attenzione dei media internazionali, Un movimento che scompare. “A volte ho paura di essere arrestato, ma credo nel valore e nell’utilità dell’arte. Penso a questo e non ho più timori”, ci racconta Deng dal suo studio a Pechino.

Un miliardo di telecamere

Secondo il report di IHS Markit, azienda che raccoglie e analizza dati per i principali mercati mondiali, alla fine del 2019 le videocamere di sorveglianza installate in Cina erano 770 milioni. Ed entro la fine del 2021 il totale raggiungerà il miliardo. Deng ha trascorso sei mesi a studiare tutte quelle che riempivano il Viale della Felicità per creare una mappa che ne evidenziasse i punti ciechi: “Mi ha sorpreso la velocità con cui aumentavano, persino il giorno della performance artistica ho dovuto adattare il percorso perché ne erano state aggiunte altre”, spiega. 

 

Deng Yufeng studia la mappa per evitare le videocamere di sorveglianza che riempiono il Viale della Felicità di Pechino 

Le autorità del Paese sostengono che il rigido sistema di sorveglianza sia uno strumento necessario per prevenire la criminalità nel Paese, ma il 36enne cerca di sensibilizzare il pubblico sull’impatto che la tecnologia e il riconoscimento facciale hanno sulla vita di tutti: “Il mio obiettivo è quello di rendere consapevoli della relazione tra i diritti del governo nello spazio pubblico e quelli dei cittadini”. Deng ha pubblicato la sua mappa per aiutare le persone a muoversi nel complesso sistema di controllo, ma da cui resta difficile passare inosservati. Dopo la performance, infatti, il governo è intervenuto per ammonire i dieci volontari, bloccare la diffusione di immagini su internet e avviare un’indagine su Deng Yufeng.

 

Una mostra chiusa dalla polizia

“Senza neanche rendercene conto ci siamo abituati a tutto questo. Penso che sia la condizione comune alla maggior parte dei cinesi”, dice. Per questo Deng cerca di “raggiungere la verità per raccontare la Cina” attraverso la sua arte. “Nel 2015 con il Sutra nero ho indagato sulla vendita di informazioni personali sul mercato nero e nel 2018, nella mia città d’origine, ho realizzato I segreti di 346mila cittadini di Wuhan”. Immaginate di ricevere un messaggio da uno sconosciuto che vi invita a partecipare ad una esposizione in cui siete l’opera d’arte e di trovare i vostri dati personali appesi al muro, visibili solo con una luce fioca. Una mostra che, racconta l’artista, è stata “naturalmente chiusa dalla polizia”.

 

"Sutra nero", esposizione di Deng Yufeng del 2015 in cui ha raccolto dati acquistato sul mercato nero 

Lo scorso marzo, nel distretto d'arte di Pechino, conosciuto come 798 ArtDistrict, Deng ha fatto la stessa cosa con i suoi dati. Fogli A4 gialli dal titolo Immortal, Immortale, rivelano codici e segreti dell’artista: dalla carta di credito all’account WeChat, l’app di messaggistica istantanea più utilizzata in Cina. “Nell’era dei Big Data, in cui istituzioni e corporazioni commerciali fanno di tutto per ottenere i dati dei clienti, non è difficile pensare che ci aspetta un futuro senza privacy: Immortal lo ha reso presente”, racconta Deng, che con la sua opera afferma di essere diventato “Un individuo dai dati trasparenti”. Anche la polizia locale che controllava il distretto ha ricevuto il foglio giallo, l’artista è stato fermato e rilasciato dopo 24 ore di detenzione.

 

"Immortale", l'ultima esposizione di Deng Yufeng espone tutti i suoi dati personali 

Deng Yufeng non si è fermato, anzi. La nuova opera a cui sta lavorando, Confessione, raccoglierà verità e confidenze. “Non è pericoloso. È un modo onesto per riflettere sui problemi dell’educazione in stile cinese”, come spingere i propri figli a iscriversi al Partito comunista per ottenere alcuni vantaggi, spiega per fare un esempio.