✕

L'accidentato viaggio di Nauka, il nuovo modulo russo della Stazione spaziale internazionale

(reuters)
"C'è contatto!!!", ha twittato il capo di Roskosmos quando il laboratorio è attraccato dopo otto giorni nello Spazio e quasi 15 anni di ritardo rispetto ai piani iniziali. Ma l'esultanza è durata poco: i propulsori si sono attivati inaspettatamente facendo inclinare l’Iss di 45 gradi. Nessun danno, assicura però la Nasa
3 minuti di lettura

MOSCA – “C’è contatto!!!”, aveva twittato Dmitrij Rogozin, il capo di Roskosmos, quando giovedì il modulo Nauka era riuscito ad attraccare sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss) dopo un rocambolesco viaggio di otto giorni nello Spazio e quasi 15 anni di ritardo rispetto ai piani iniziali. L’esultanza è durata poco. Circa tre ore dopo, i propulsori del modulo russo si sono accesi inaspettatamente facendo ruotare l'intera Stazione di 45 gradi.

C’è voluta la prontezza dei sette membri dell'equipaggio a bordo - due cosmonauti russi, tre astronauti della Nasa, un astronauta giapponese e un astronauta francese dell'agenzia spaziale europea -  per riportare la situazione gradualmente sotto controllo controbilanciato la spinta accendendo i motori di un altro modulo russo, Zvezda. “Siamo in un braccio di ferro tra i propulsori di Zvezda e Nauka”, ha twittato l’americano Drew Morgan. Ma la …

MOSCA – “C’è contatto!!!”, aveva twittato Dmitrij Rogozin, il capo di Roskosmos, quando giovedì il modulo Nauka era riuscito ad attraccare sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss) dopo un rocambolesco viaggio di otto giorni nello Spazio e quasi 15 anni di ritardo rispetto ai piani iniziali. L’esultanza è durata poco. Circa tre ore dopo, i propulsori del modulo russo si sono accesi inaspettatamente facendo ruotare l'intera Stazione di 45 gradi.

C’è voluta la prontezza dei sette membri dell'equipaggio a bordo - due cosmonauti russi, tre astronauti della Nasa, un astronauta giapponese e un astronauta francese dell'agenzia spaziale europea -  per riportare la situazione gradualmente sotto controllo controbilanciato la spinta accendendo i motori di un altro modulo russo, Zvezda. “Siamo in un braccio di ferro tra i propulsori di Zvezda e Nauka”, ha twittato l’americano Drew Morgan. Ma la Stazione ha continuato lentamente a inclinarsi fino a rendere necessaria anche l’attivazione dei motori della navetta cargo russa Progress.

Non ci sono stati danni e l'equipaggio non è mai stato in pericolo immediato, ha garantito la Nasa, che però ha rinviato il lancio di Starliner, la capsula spaziale della Boeing che ieri avrebbe dovuto completare il test di volo senza equipaggio raggiungendo l’Iss. Mentre Vladimir Soloviov, progettista di Energhia e direttore di volo del segmento russo della Stazione spaziale, ha cercato di rassicurare i partner internazionali attribuendo l’episodio a un “malfunzionamento a breve termine del software”. Ma l’incidente è stato l’ennesimo contraccolpo per l’agenzia spaziale russa che negli ultimi anni ha collezionato una serie di flop nonché scandali di corruzione relativi alla costruzione del Cosmodromo di Vostochnyj nell'Estremo oriente del Paese.

Un viaggio con 15 anni di ritardo

Con 20 tonnellate di peso per 70 metri cubi di volume e 13 metri di lunghezza, Nauka (“Scienza” in russo) è il più grande modulo spaziale messo in orbita dalla Russia. Servirà principalmente da laboratorio di ricerca, ma fornirà anche, ha spiegato Roskosmos, “spazi aggiuntivi per l’organizzazione dei luoghi di lavoro, lo stoccaggio delle merci e l’alloggiamento delle attrezzature per la rigenerazione dell’acqua e dell’ossigeno”, nonché alloggio per sei astronauti e un nuovo bagno.

Nauka trasportava inoltre un’apparecchiatura dell’Agenzia spaziale europea (Esa): il braccio robotico Era (European Robotic Arm) lungo 11 metri in grado di trasportare fino a otto tonnellate di equipaggiamento con una precisione di 5 millimetri e di assistere gli astronauti durante le operazioni extra-veicolari.

Il lancio del modulo laboratorio multifunzione, assemblato già a partire dagli Anni '90, era inizialmente previsto nel 2007. Avrebbe dovuto sostituire da tempo il modulo Pirs, rimosso solo lo scorso 25 luglio e bruciato nell'impatto con l'atmosfera terrestre dopo oltre vent’anni in orbita. Ma il suo viaggio era stato costantemente ritardato a causa di problemi di finanziamento, errori burocratici ed errori tecnici durante la progettazione. Nel 2013, ad esempio, gli esperti avevano riscontrato una contaminazione nel sistema d’alimentazione che aveva richiesto una sostituzione lunga e costosa.

Il lancio da Bajkonur

Anche il viaggio nello Spazio era stato accidentato. Poco dopo il lancio del modulo, il 21 luglio scorso, dal Cosmodromo di Bajkonur in Kazakhstan, il modulo Nauka aveva tenuto tutti con il fiato sospeso per la mancata accensione dei suoi propulsori principali. I tecnici da terra erano comunque riusciti ad attivare i motori ausiliari e a far arrivare il modulo alla giusta quota fino a procedere con le manovre di avvicinamento all’Iss. “I primi tre giorni eravamo preoccupati, c’era stata una perdita di telemetria”, ha ammesso Rogozin aggiungendo che una “commissione statale analizzerà tutte le osservazioni”.

L’attracco, infine, sarebbe dovuto avvenire in modalità automatica, ma il cosmonauta Oleg Novitskij ha dovuto prendere il controllo manuale del modulo per guidarlo negli ultimissimi metri. “Cari amici, sto leggendo i vostri numerosi commenti. Non preoccupatevi! Il nostro lavoro all’Iss per integrare il modulo Nauka appena arrivato continua! Stasera apriremo i portelli. Vi terremo aggiornati!", ha poi rassicurato Novitskij su Twitter. “Nuovo modulo, nuove prospettive per la cosmonautica russa”, gli ha fatto eco il suo connazionale Ivan Wagner. Mentre accogliendo le congratulazioni via Twitter dall'imprenditore spaziale Elon Musk, Rogozin aveva salutato l'attracco come "una vittoria molto difficile e importante".

Il futuro della Stazione Spaziale Internazionale

Ora saranno necessari diversi mesi e decine di manovre, comprese almeno 11 passeggiate spaziali a partire da settembre, per rendere Nauka pienamente operativa e integrata nella Iss. Ma il dato positivo, incidente a parte, è che il lancio suggerisce che Mosca è interessata a mantenere in vita l’Iss, uno dei rari esempi di successo della cooperazione internazionale nonostante le tensioni crescenti tra Russia e Occidente.

Solo il mese scorso Rogozin aveva lasciato intendere che la Russia si sarebbe ritirata dalla Stazione nel 2025 se Washington non avesse revocato le sanzioni sul settore spaziale che, a sua detta, stavano ostacolando i lanci di satelliti russi, mentre ieri ha parlato dei piani per il lancio di un altro modulo russo il prossimo novembre. Gli accordi per il mantenimento in orbita della Stazione spaziale internazionale in realtà scadono nel 2028, ma agenzie spaziali e persino privati stanno studiando varie strategie per darle una “seconda vita”.