Russia, troppi ritardi nelle consegne: la diplomazia del vaccino Sputnik arranca
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – Il profilo Twitter del vaccino russo Sputnik V da quasi 706mila follower è sempre iperattivo. “Con la registrazione in Cile – segnalava solo qualche giorno fa – Sputnik V è ora autorizzato in 69 Paesi”. Da quando lo scorso 11 agosto il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che la Russia aveva registrato il primo vaccino contro il Covid-19 al mondo e lo aveva battezzato come il primo satellite lanciato nello spazio dall’allora Urss, l’obiettivo è rimasto sempre lo stesso: usare il vaccino come strumento di diplomazia per rivendicare il ruolo di potenza mondiale come ai tempi della Guerra fredda e conquistare nuovi spazi d’influenza geopolitica.
Stessa politic…
MOSCA – Il profilo Twitter del vaccino russo Sputnik V da quasi 706mila follower è sempre iperattivo. “Con la registrazione in Cile – segnalava solo qualche giorno fa – Sputnik V è ora autorizzato in 69 Paesi”. Da quando lo scorso 11 agosto il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che la Russia aveva registrato il primo vaccino contro il Covid-19 al mondo e lo aveva battezzato come il primo satellite lanciato nello spazio dall’allora Urss, l’obiettivo è rimasto sempre lo stesso: usare il vaccino come strumento di diplomazia per rivendicare il ruolo di potenza mondiale come ai tempi della Guerra fredda e conquistare nuovi spazi d’influenza geopolitica.
Stessa politica, tutta sbilanciata verso l’export, della Cina che però ora sconta lo scetticismo per la scarsa efficacia dei suoi prodotti, Sinovac e Sinopharm. Sputnik invece può contare su una percentuale di successo del 91,6% convalidata da scienziati indipendenti della rivista The Lancet. Peccato però che Mosca fatichi a soddisfare la domanda.
All’inizio dell’anno il direttore del Fondo russo per gli investimenti diretti (Rfid), responsabile della produzione e distribuzione del vaccino, aveva detto che la Russia aveva la “capacità di immunizzare 700 milioni di persone fuori dalla Russia” nel 2021. Ma a metà luglio sempre più Paesi lamentano di aver ricevuto solo minime frazioni dei lotti per cui hanno pagato.
Il Guatemala annulla il contratto
L’ultima denuncia è arrivata dal Guatemala. Il Paese centroamericano aveva siglato un contratto per la fornitura di 16 milioni di dosi in due lotti e aveva versato 79,6 milioni di dollari per la prima quota, ma finora ha ricevuto solo 550mila dosi, tanto che alla fine ha annullato l’acquisto della seconda metà e iniziato a negoziare con le case farmaceutiche statunitensi.
Non solo. Da due giorni la popolazione scende in piazza chiedendo le dimissioni del presidente Alejandro Giammattei per il licenziamento del procuratore speciale contro l’impunità Francisco Sandoval che, guarda caso, stava indagando sulle accuse di vagonate di denaro recapitate al presidente da un uomo d’affari russo legate in qualche modo al contratto con Sputnik V.
I ritardi in Sudamerica
Più a Sud, invece, il Brasile vuole cancellare il contratto per la fornitura di 10 milioni di dosi perché l’azienda che avrebbe dovuto produrre Sputnik V localmente non ha fornito tutti i dati necessari per l’approvazione all’autorità nazionale Anvisa.
Storie simili in Honduras, Bolivia e Messico. Mentre l’Argentina, tra i primi Paesi ad aver usato il vaccino russo, preme da settimane per l’invio delle secondi dosi i cui componenti differiscono dalla prima. “A questo punto, l’intero contratto è a rischio cancellazione”, ha scritto il presidente Alberto Fernandez in una lettera indirizzata a Rdif lo scorso 7 luglio.
E non è sembrato casuale che la scorsa settimana Rdif, citando l’Istituto Gamaleja che ha sviluppato il vaccino Sputnik V, abbia detto che l’intervallo tra le due dosi possa essere esteso fino a 180 giorni. Tanto che, in un comunicato a Reuters, ha poi dovuto precisare che l’allungamento del periodo non avrebbe nulla a che fare con le vendite all’estero, ma servirebbe solo a garantire una migliore risposta immunitaria.
Le lamentale in Africa e Iran
Ma i problemi di fornitura non riguardano solo il Sudamerica. Lo scorso febbraio Mosca aveva offerto 300 milioni di dosi con programmi di finanziamento all’Unione africana promettendo le prime consegne a giugno.
Undici Paesi dell’Africa subsahariana si erano perciò affrettati ad approvare l’uso di Sputnik V, ma a oggi solo poche dosi sono arrivate. Su 3,4 milioni di dosi ordinate, agli inizi del mese il Ghana ne aveva ricevute solo 20mile. L’Angola 40mila su 12 milioni.
Mentre, spostandosi nella Mezzaluna, l’Iran che aveva ordinato 60 milioni di dosi, alla fine di giugno ne aveva ricevute solo 920mila. E solo grazie a una joint-venture per produrre il vaccino russo localmente, ora è a quota 2 milioni.
Il rischio è che, come il Guatemala, i Paesi finiscano con lo scindere i contratti e rivolgersi all’Occidente. Vanificando lo sprint iniziale moscovita.