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L'Ungheria minaccia di lasciare la Ue quando dovrà contribuire al budget

Budapest, proteste antigovernative (reuters)
Il ministro delle Finanze ungherese ha ventilato l'ipotesi di una Huxit "entro la fine del decennio" in risposta alla condanna Ue contro le leggi illiberali di Orban
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BERLINO – Nel suo quotidiano scontro e scambio di accuse con l'Unione europea, la maggioranza autodefinitasi "illiberale" eletta a Budapest, cioè insomma il regime di Viktor Orbán, per la prima volta ha evocato con chiarezza la possibilità della Huxit, un'uscita dell'Ungheria dall'Unione europea, poiché le attuali posizioni di pressioni e condanna della Ue contro la "legge per la difesa dei minori" (il durissimo pacchetto di leggi omofobe, ndr) "sono giunte fino al punto di bloccarci i fondi, e questo atteggiamento è intollerabile".

Ne ha parlato oggi, in una lunga intervista con la tv privata magiara Atv, il ministro delle Finanze Mih&aac…

BERLINO – Nel suo quotidiano scontro e scambio di accuse con l'Unione europea, la maggioranza autodefinitasi "illiberale" eletta a Budapest, cioè insomma il regime di Viktor Orbán, per la prima volta ha evocato con chiarezza la possibilità della Huxit, un'uscita dell'Ungheria dall'Unione europea, poiché le attuali posizioni di pressioni e condanna della Ue contro la "legge per la difesa dei minori" (il durissimo pacchetto di leggi omofobe, ndr) "sono giunte fino al punto di bloccarci i fondi, e questo atteggiamento è intollerabile".

Ne ha parlato oggi, in una lunga intervista con la tv privata magiara Atv, il ministro delle Finanze Mihály Varga. Secondo cui la questione di un Huxit si potrebbe porre nel 2030, quando l'Ungheria da Paese ricevente come è oggi che la crescita del suo prodotto interno lordo dipende in buona parte dai fondi Ue – spesso usati irregolarmente, secondo sospetti e indagini dell'Olaf e dell'Eppo, la superprocura anticorruzione della Ue - diverebbe Paese donatore. "Quando insomma entreremo nel club dei Paesi che versano alle casse della Ue piú di quanto non ricevono", ha spiegato il ministro Verga secondo cui "la questione diverrebbe ancor piú concreta e plausibile se gli attacchi antiungheresi di Bruxelles continueranno su temi legati ai valori”.

La ministra della Giustizia Judit Várga, virtuale numero due del regime e "suo volto fotogenico”, ha poi aggiunto su Twitter: "L'Ungheria è stata attaccata in modo inaudito e inaccettabile solo perché ritiene che la difesa dei suoi bambini e minorenni sia prioritaria rispetto a ogni obiezione della sempre attiva lobby Lgbtq+”.

 La ministra ha ricordato che il premier-autocrate Orbán ha energeticamente reagito, anche con un nuovo documento del governo intero, il quale afferma che "le richieste politiche della Commisione europea sono al di fuori delle competenze dell´Unione”. Il documento è intitolato "Rapporto sullo Stato di diritto”, proprio quello che la Ue, l´amministrazione Biden, ong come Amnesty international e Reporters sans frontières, accusano l'Ungheria di violare.

Secondo Budapest sarebbero tutte "accuse assurde fondate su fonti false e tendenziose” e ritiene inaccettabile "usare in materia di stato di diritto due pesi e due misure, duri contro l´Ungheria e non contro altri Stati sul tema dello Stato di diritto". E sottolinea di "ritenere inaccettabile e illegale dal punto di vista del diritto internazionale che gli organi della Giustizia ed esecutivi europei pretendano che l´Ungheria adotti loro decisioni, incompatibili con Costituzione e leggi nazionali magiare”.

Il governo, che tramite gli oligarchi controlla 490 media in un Paese di 10 milioni di abitanti, ha chiuso ogni testata scomoda, ha appena fatto acquistare altre dieci università pubbliche dagli oligarchi alleati-vassalli di Orbán usando allo scopo fondi europei, giunge a sostenere che "la vera, bilanciata libertà di stampa esiste in Ungheria, non nei Paesi dove imperano dogmatismi dittatoriali del liberalismo”.

Come è noto, Commissione europea, esecutivo e Parlamento europeo, corte europea di giustizia e molti governi democratici di ogni colore, ritengono vergognosa e inaccettabile l'ultima legge omofoba passata con la consueta "procedura fast-food” senza dibattito del parlamento dominato dalla maggioranza, cosí come i danni alla libertà dei media, alla separazione tra poteri di fatto cancellata dalla situazione orbánista, il pieno controllo sulla politica culturale, la censura di fatto anche in letteratura e anche l´attentato alla vera economia di mercato perchè le fondazioni degli oligarchi orbanisti controllano le principali 400 aziende nazionali e vincono sostanzialmente senza vera gara ogni appalto.

E la crescente vicinanza economica e strategica con Russia, Cina, Iran, dittature mediorientali ed ex sovietiche allarma anche l´Occidente.