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Gettr, il social pro-Trump, finisce inondato dal porno e dall'Isis

(afp)
La piattaforma dei sostenitori dell'ex presidente americano riempito da post di propaganda jihadista: decapitazioni, proclami, un meme con un finto Trump in tuta arancione. Poche settimane fa l'attacco con contenuti hard. Il fondatore Miller: "Ci temono"
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L'Isis torna sui social e va all'attacco degli eredi di Donald Trump. Un'ondata di post con contenuti di odio, immagini e meme violenti - decapitazioni, esecuzioni sommarie - ha travolto Gettr, la nuova piattaforma della destra conservatrice americana fondata un mese fa da Jason Miller, ex portavoce e capo della campagna dell'ex presidente Usa.

Gettr si candida a dare voce agli orfani social di Trump, e forse in futuro allo stesso ex presidente americano, bandito sia da Facebook (temporaneamente) che da Twitter (permanentemente) per gli appelli alla violenza e all'insurrezione che hanno contribuito al drammatico assalto al Congresso Usa del 6 gennaio scorso. Il nuovo social somiglia in tutto e per tutto a Twitter e - a differenza di altri tentativi simili, come Parler - sembra aver messo in campo un buon sistema di moderazione dei contenuti. Ma questo non ha impedito che account simpatizzanti con il movimento terroristico islamista abbiano per alcune ore preso il …

L'Isis torna sui social e va all'attacco degli eredi di Donald Trump. Un'ondata di post con contenuti di odio, immagini e meme violenti - decapitazioni, esecuzioni sommarie - ha travolto Gettr, la nuova piattaforma della destra conservatrice americana fondata un mese fa da Jason Miller, ex portavoce e capo della campagna dell'ex presidente Usa.

Gettr si candida a dare voce agli orfani social di Trump, e forse in futuro allo stesso ex presidente americano, bandito sia da Facebook (temporaneamente) che da Twitter (permanentemente) per gli appelli alla violenza e all'insurrezione che hanno contribuito al drammatico assalto al Congresso Usa del 6 gennaio scorso. Il nuovo social somiglia in tutto e per tutto a Twitter e - a differenza di altri tentativi simili, come Parler - sembra aver messo in campo un buon sistema di moderazione dei contenuti. Ma questo non ha impedito che account simpatizzanti con il movimento terroristico islamista abbiano per alcune ore preso il sopravvento.

A segnalare il fenomeno al sito Politico, che ne ha dato per primo notizia, è stato un analista, il direttore dell'Istituto per il dialogo strategico Moustafa Ayad, che monitora con regolarità i social proprio in relazione alla presenza di contenuti di propaganda jihadista. Ayad ha notato che lo Stato islamico è stato "molto rapido" nell'operazione di disturbo su Gettr. "Uno di questi account che seguo ha scritto su Facebook: 'Oh Trump ha annunciato la sua nuova piattaforma. Inshallah, i mujaheddin sfrutteranno la piattaforma'. Il giorno dopo, su Gettr c'erano almeno 15 account appartenenti allo Stato islamico". Tra i post violenti, un meme in cui Trump appariva con indosso una tuta arancione simile a quella dei prigionieri di Guantanamo (e degli ostaggi occidentali uccisi dall'Isis) e subiva l'esecuzione capitale.

Una ricerca condotta da Politico ha individuato almeno 250 account che postavano contenuti di questo tipo, molti che si seguivano a vicenda e usavano hashtag per diffondere la propaganda jihadista. Non è chiaro quanto sia durato questo attacco e quanto rapidamente Gettr, che non permette l'accesso ai dati della piattaforma, sia riuscita ad eliminare i contenuti. 

Jason Miller non ha negato l'accaduto ma l'ha usato per sottolineare l'importanza della nuova piattaforma, vista dall'Isis come un avversario. "L'Isis sta cercando di attaccare il movimento MAGA" (Make America Great Again, lo slogan di Trump) "perché il presidente Trump li ha spazzati via dalla faccia della terra, distruggendo il Califfato in meno di 18 mesi, e gli unici membri dell'Isis ancora in vita sono guerrieri da tastiera che si nascondono nelle caverne e mangiano biscotti di fango", ha detto Miller. Quanto alla capacità della piattaforma di difendersi dagli attacchi, Miller ridicolizza l'allarme dei media: "Sotto un titolo fuorviante e incendiario, persino Politico ammette che Gettr ha un sistema di moderazione forte e proattivo, che rimuove contenuti vietati, massimizzando sia una tecnologia di AI di alto livello che la moderazione umana".

Gettr sembra finora l'esperimento social più solido che i seguaci di Trump siano riusciti a mettere in campo dopo il bando dalle grandi piattaforme. Il tentativo del blog "dalla scrivania di Donald Trump" - da cui l'ex presidente ha per un po' cercato di propagare messaggi che i suoi sostenitori avrebbero potuto copiare/incollare sui social da cui lui era bandito - è durato poco ed è stato abbandonato per mancanza di interazioni. Parler, totalmente privo di infrastrutture per la moderazione, è stato eliminato dal mercato delle app per decisione di Apple e Google. Come Parler, anche Gettr è stata immediatamente oggetto di attacchi, inizialmente apparentemente scherzosi o a contenuto pornografico, hentai violenti, gif di personaggi famosi (come Hillary Clinton) montati su corpi nudi.

Nata all'insegna proprio della lotta alla censura dei social "mainstream" (con l'ormai consolidata narrazione della Silicon Valley politicizzata), della "libertà di parola" e del diritto a postare liberamente contenuti altrove banditi (almeno finché non riguardano il terrorismo), Gettr è diventata il porto di approdo per tutti i pesi massimi del circolo dei trumpiani duri e puri, da Mike Pompeo a Steve Bannon, a Marjorie Taylor-Greene, ai media che stanno tentando di scalzare Fox News nello spazio della propaganda di destra come Newsmax o Ripple. Miller è la mente, i soldi arrivano in parte da Miles Guo - già socio in affari dell'ex consigliere di Trump Steve Bannon.

In realtà era nato come sito cinese per dare spazio ai dissidenti e agli oppositori del partito comunista, finché proprio a gennaio (all'indomani dell'assalto al Congresso) Guo e Miller ne hanno annunciato la "rinascita" come piattaforma di libera espressione del pensiero "pro MAGA": giorno di lancio, altamente simbolico, il 4 luglio, festa dell'indipendenza. Donald Trump non ha ancora un suo account, ma gli username da lui usati sui social sono inaccessibili a chiunque altro (se si tenta di iscriversi a Gettr con @realdonaldtrump, ad esempio, si viene respinti) e attendono solo il "legittimo" proprietario.