Slimane Asselah e gli altri spettri della guerra d'Algeria cui ancora Macron non ha dato pace
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI. Un cammino ancora lungo verso la verità. La decisione di Emmanuel Macron di riconoscere le responsabilità dello Stato francese nella guerra d'Algeria ha sollevato immense speranze dall'altra parte del Mediterraneo. Ma ora potrebbe anche provocare forti delusioni. E' quello che teme la famiglia di Slimane Asselah, uno dei tanti “desaparecidos” algerini, scomparso dopo essere stato fermato dai gendarmi francesi.
Rachid e Samia Asselah avevano appena due anni quando nel 1957 il padre, medico psichiatra, non è più tornato a casa. A trentatre anni, la sua colpa era essere militante indipendentista del Front National de la Libération (Fln), di cui curava discretamente i feriti.
Le ricerche su Asselah sono cadute nel vuoto per decenni come per tanti altri oppositori che le autorità francesi hanno fermato e ucciso senza mai renderne conto. La famiglia ha potuto riavere solo una valigia di cartone che l'uomo …
PARIGI. Un cammino ancora lungo verso la verità. La decisione di Emmanuel Macron di riconoscere le responsabilità dello Stato francese nella guerra d'Algeria ha sollevato immense speranze dall'altra parte del Mediterraneo. Ma ora potrebbe anche provocare forti delusioni. E' quello che teme la famiglia di Slimane Asselah, uno dei tanti “desaparecidos” algerini, scomparso dopo essere stato fermato dai gendarmi francesi.
Rachid e Samia Asselah avevano appena due anni quando nel 1957 il padre, medico psichiatra, non è più tornato a casa. A trentatre anni, la sua colpa era essere militante indipendentista del Front National de la Libération (Fln), di cui curava discretamente i feriti.
Le ricerche su Asselah sono cadute nel vuoto per decenni come per tanti altri oppositori che le autorità francesi hanno fermato e ucciso senza mai renderne conto. La famiglia ha potuto riavere solo una valigia di cartone che l'uomo aveva con sé quando era stato arrestato e che un'infermiera ha custodito preziosamente. Nella borsa c'erano vari documenti, una giacca e due spazzole che i figli, Rachid e Samia, continuano a usare come per ritrovare un contatto fisico con quel fantasma. "Vogliamo sapere: L'hanno assassinato? Cosa hanno fatto del suo corpo? L'hanno gettato in mare?" dice il figlio Rachid al Washington Post. "Il problema è che non l'abbiamo mai sepolto" continua. "Non abbiamo potuto piangere la sua morte".
L'uomo, diventato medico come suo padre, ora spera che l'apertura degli archivi di Stato promessa da Macron servirà a mettere insieme tasselli di verità. Il leader francese non ha voluto presentare scuse ufficiali per le responsabilità della Francia ma ha immaginato un percorso a tappe per la riconciliazione, tra cui la proposta di organizzare delle commissioni miste di esperti dei due paesi che potranno indagare sui documenti storici. Dopo sessant’anni, sulla guerra d'Algeria non c'è ancora una lettura consensuale, anzi. Il lungo e cruento conflitto tra l'esercito francese e gli indipendentisti del Fln resta una ferita che non si è mai rimarginata, una delle pagine più buie della storia francese. Emmanuel Macron, che non era nato ai tempi della conflitto avvenuto tra il 1954 e il 1962, aveva parlato durante la campagna per le presidenziali di “crimini di guerra” nel conflitto in Algeria.
A gennaio l'Eliseo ha ricevuto il rapporto dello storico Benjamin Stora, che da quarantcinque anni studia la colonizzazione e di cui Macron vuole seguire una serie di raccomandazioni. Il rapporto Stora è stato criticato dalla destra ed estrema destra francese, e non ha avuto neppure una calorosa accoglienza in Algeria, dove è stato bollato come visione “colonialista”. “Una reazione convenzionale” osserva Stora. “Le autorità non vogliono aprire un dibattito interno su ciò che è successo durante la guerra d'Algeria, ovvero le battaglie tra organizzazioni nazionaliste, l'emarginazione dei leader storici, alcuni dei quali assassinati. Hanno paura di aprire il vaso di Pandora della memoria algerina”. Stora è convinto che bisogna superare la disputa ideologica. “Penso che ci sono stati crimini di guerra e crimini contro l'umanità, in particolare durante la conquista coloniale nell'Ottocento, ma non ci sono stati 132 anni di massacri in Algeria” racconta lo storico, ricordando il legame amministrativo, la mescolanza tra popolazioni, il fatto che i nazionalisti algerini sedevano sui banchi della scuola repubblicana e usavano i principi della rivoluzione francese per guidare la propria rivoluzione. “Non dobbiamo schierarci con chi difende la colonizzazione, ma dobbiamo riconoscere una realtà complessa”.
Nonostante le polemiche in Francia e in Algeria, Macron vuole andare avanti. Ha incontrato all'Eliseo i nipoti di Ali Boumendjel, riconoscendo per la prima volta che l'avvocato e combattente per l'indipendendenza era stato torturato e poi ucciso dalle truppe francesi nel 1957 mentre le autorità avevano a lungo sostenuto che si era ucciso. Nel 2018 il leader francese aveva già fatto la stessa ammissione di colpa per il matematico Maurice Audin. Ma per casi famosi come quelli di Audin e Boumendjel, ce ne sono centinaia di altri molto meno conosciuti tra cui il medico Asselah, il capo della zona autonoma di Algeri, Larbi Ben M’hidi, o Nadji Abbas Turki, un commerciante che sarebbe stato torturato da Jean-Marie Le Pen, il fondatore del Front Nationale inviato allora nell'esercito.
Il governo di Parigi vuole lanciare una guida digitale in francese, inglese e arabo, per facilitare la ricerca delle famiglie. In teoria basterà una semplice lettera scritta per chiedere copie dei documenti ma di fatto le procedure sono complicate e navigare negli immensi archivi diventa impossibile per i non addetti ai lavori. E' quello che sostiene la storica Malika Rahal tra i fondatori di 1000autres.org, un progetto online che ha indagato sugli scomparsi dell'Algeria, tra cui Asselah, e ha lanciato appelli a testimoniare tra le famiglie. “Non siamo affatto sicuri di cosa potremmo trovare negli archivi” aggiunge Rahal. “Perché sappiamo che i militari, se hanno prodotto molti documenti, ne hanno anche distrutti molti”. Su un migliaio di algerini scomparsi durante la guerra, l'associazione 1000autres.org è riuscita a identificare quasi 400 nomi, tra cui 322 persone assassinate. “Ma - avverte la storica - è solo una piccola parte rispetto al quadro generale”.