Esteri

Pakistan, prosciolto il bambino accusato di blasfemia

Proteste della comunità induista in Pakistan dopo l'attacco al tempio indù (ansa)
La polizia ha annullato le accuse contro il minore indù che rischiava la pena di morte per aver "intenzionalmente urinato" in una scuola islamica
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In Pakistan, le autorità hanno prosciolto il bambino di otto anni accusato di blasfemia per aver "intenzionalmente urinato” sul tappeto della biblioteca di una scuola islamica. "La polizia ha annullato le accuse contro il minore indù", ha detto all' Ansa l'attivista per i diritti umani Kapil Dev.

Vista la sua giovane età il giudice aveva deciso che, in attesa del processo, poteva tornare a casa dai genitori in cambio di una cauzione. Ma la decisione aveva scatenato l’ira dei fanatici che, per convincere le autorità ad arrestarlo nuovamente, avevano preso d’assalto il tempio induista. Molti fedeli della minoranza religiosa sono stati costretti a lasciare il villaggio nello Stato del Punjab, compresa la famiglia del bambino.

 

 

La legge sulla blasfemia disciplinata dall’articolo 295.C del codice penale, che prevede la sanzione obbligatoria della pena di morte, è stata utilizzata in modo sproporzionato per perseguitare i fedeli di credi religiosi minoritari nel Paese. “Vi sono prove schiaccianti che le leggi sulla blasfemia violano i diritti umani e incoraggiano le persone ad applicarle per loro tornaconto. Una volta che una persona viene accusata entra in un sistema che le offre ben poca protezione, la presume colpevole e non la tutela da coloro che vogliono usarle violenza”, aveva dichiarato Audrey Gaughram, direttrice del programma Temi globali di Amnesty International, in un rapporto del 2016.

Il dossier spiega che la persona accusata può essere arrestata, anche senza che la polizia verifichi se la denuncia è fondata. Una volta formalizzata, il rilascio su cauzione può essere negato e si prospetta un processo dai tempi lunghi e iniquo. Ma nessun bambino, fino a ora, era stato detenuto per questo reato. Amnesty International aveva sollecitato le autorità giudiziarie ad annullare l’accusa e a garantire protezione a lui e alla sua famiglia.

 

 

Secondo il rappresentante del primo ministro per l’Armonia e le Minoranze religiose, Tahir Mehmood Ashrafi, i due poliziotti che hanno accusato il bambino e decine di persone responsabili degli attacchi al tempio indù sono stati arrestati. Il ragazzo e la sua famiglia sono ancora nascosti e sotto custodia protettiva della polizia per paura di possibili rivolte.