Afghanistan, i talebani a 50 chilometri da Kabul: "La Nato manterrà la sua presenza diplomatica nella capitale"
KABUL - Dopo Kandahar ed Herat, i talebani rivendicano di avere conquistato le città di Lashkar-Gah, Zabul, Uruzgan, Logar, Terenkot, Pul-e Alam, Feruz Koh e Qala-e Naw portando il numero dei capoluoghi provinciali sotto il loro controllo a 18 su 34. La situazione alimenta i timori che il governo sostenuto dagli Stati Uniti possa soccombere all'offensiva degli insorti mentre le forze internazionali completano il loro ritiro dopo 20 anni di guerra.
Nato: “Manterremo presenza diplomatica a Kabul”
"La Nato manterrà la sua presenza diplomatica a Kabul e continuerà ad adeguarsi secondo necessità", ritenendo fondamentale anche la sicu…
KABUL - Dopo Kandahar ed Herat, i talebani rivendicano di avere conquistato le città di Lashkar-Gah, Zabul, Uruzgan, Logar, Terenkot, Pul-e Alam, Feruz Koh e Qala-e Naw portando il numero dei capoluoghi provinciali sotto il loro controllo a 18 su 34. La situazione alimenta i timori che il governo sostenuto dagli Stati Uniti possa soccombere all'offensiva degli insorti mentre le forze internazionali completano il loro ritiro dopo 20 anni di guerra.
Nato: “Manterremo presenza diplomatica a Kabul”
"La Nato manterrà la sua presenza diplomatica a Kabul e continuerà ad adeguarsi secondo necessità", ritenendo fondamentale anche la sicurezza del suo personale. Lo ha annunciato il segretario generale dell'Alleanza, Jens Stoltenberg ,dopo una riunione del Consiglio atlantico. L’obiettivo della Nato resta il massimo sostegno possibile al governo e alle forze di sicurezza afgane: "Continuiamo a valutare gli sviluppi sul terreno e siamo in contatto costante con le autorità afgane e con il resto della comunità internazionale", ha continuato Stoltenberg.
L’Italia rafforza il coordinamento con gli Stati Uniti
"Alla luce dell'avanzata dei talebani in Afghanistan, la Farnesina mantiene il più stretto contatto con il Dipartimento di Stato Usa", lo riferisce una nota del ministero degli esteri. Il segretario generale Ettore Sequi ha sentito il vice segretario di Stato, Wendy Sherman, con la quale ha convenuto l'ulteriore rafforzamento del coordinamento fra le ambasciate dei Paesi alleati a Kabul, oltre che a livello bilaterale, e ha discusso delle iniziative in essere e di quelle che potranno essere intraprese in considerazione del peggioramento del quadro di sicurezza sul terreno.
Talebani, amnistia per chi ha collaborato
In un comunicato ufficiale i talebani promettono una "amnistia generale" per chi ha collaborato con il governo di Kabul e le "forze occupanti". Nel testo dell'Emirato islamico si assicura che i diplomatici stranieri "non verranno toccati", così come le proprietà private e imprenditoriali. I talebani assicurano "che tutti che i diplomatici e al personale delle ambasciate, dei consolati e delle istituzioni, sia straniere che nazionali, non solo saranno al sicuro, ma godranno anche di un'atmosfera di sicurezza e fiducia”.
Stati Uniti e Regno Unito si preparano per l’evacuazione
Gli Stati Uniti invieranno 8mila soldati tra l'Afghanistan e la regione del Golfo Persico per permettere l'evacuazione dell'ambasciata americana a Kabul. Il Pentagono ha già avviato l'invio di 3.000 marines verso la capitale afgana, dove già si trovano 1.000 soldati, mentre altri quattromila militari saranno temporaneamente dispiegati nell'area del Golfo. Anche il governo britannico ha deciso d'inviare 600 militari nel Paese asiatico per evacuare circa 3000 britannici tuttora residenti a Kabul o in altre città e alcuni cittadini di Paesi alleati di fronte alla travolgente avanzata dei talebani. Il primo ministro britannico Boris Johnson ha convocato una riunione straordinaria del comitato di emergenza Cobra, organismo che si occupa di dossier urgenti relativi alla sicurezza nazionale, per "discutere dell'attuale situazione" in Afghanistan.
La bozza della condanna dell’Onu
Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu sta discutendo una bozza di dichiarazione che "condanna con la massima fermezza gli attacchi dei talebani che hanno provocato un elevato numero di vittime civili” e minaccia sanzioni per abusi e atti che mettono a rischio la pace e la stabilità del Paese. Nella dichiarazione, che per passare deve essere concordata all'unanimità dai Quindici, si afferma che "l'Emirato islamico dell'Afghanistan non è riconosciuto dalle Nazioni Unite", e si ribadisce che il Consiglio "non sostiene e non sosterrà l'istituzione di alcun governo imposto attraverso la forza militare o il ripristino dell'Emirato islamico dell'Afghanistan".
Arrestato Ismail Khan, il "leone di Herat"
Ismail Khan, il veterano comandante locale che guida la resistenza della milizia locale, ex governatore di Herat, è stato arrestato dai talebani. Khan, insieme al governatore provinciale e ai funzionari della sicurezza, sono stati consegnati ai talebani in base ad un accordo, ha detto il governatore locale Hashimi a Reuters. La cattura di Khan, confermata dal portavoce talebano Zabiullah Mujahid, rappresenta la fine della resistenza in città. Conosciuto come il 'Leone di Herat', ha partecipato alla rivolta antigovernativa che ha contribuito a innescare l'intervento sovietico del 1979.
Kandahar, la roccaforte dei talebani
Kandahar è la roccaforte dei talebani, combattenti di etnia pashtun emersi nella provincia nel 1994 nel caos della guerra civile per poi spazzare via la maggior parte del resto del Paese nell'arco di due anni. "Dopo i pesanti scontri della scorsa notte, i talebani hanno preso il controllo della città di Kandahar", ha detto a Reuters un funzionario del governo. Le forze governative avevano ancora il controllo dell'aeroporto di Kandahar, che era la seconda base più grande dell'esercito americano in Afghanistan durante la loro missione di 20 anni.
Afghanistan, sostenitori dei Talebani festeggiano in piazza a Kandahar la presa della città
Helmand, la provincia dell'oppio
Lashkar Gah invece è il capoluogo della provincia meridionale di Helmand, dove si coltiva l'oppio, dove britannici, statunitensi e altre forze straniere hanno combattuto per anni gli insorti. Un ufficiale di polizia ha detto che ufficiali e comandanti avevano lasciato in elicottero l'ultima roccaforte del governo intorno.
Telefonata Draghi-Di Maio
Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha sentito telefonicamente il presidente del Consiglio Mario Draghi, nella tarda serata di ieri, per fare il punto sulla situazione in Afghanistan alla luce degli ultimi sviluppi dopo l'avanzata dei talebani. A quanto si apprende, durante il colloquio è stata ribadita la necessità di procedere con la massima attenzione per mettere in sicurezza anche il personale dell'ambasciata italiana a Kabul.
Evacuazione stranieri: si riunisce la Nato
Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, presiederà una riunione degli ambasciatori dei Paesi dell'Alleanza in programma oggi, dopo la decisione degli Stati Uniti di evacuare dall'Afghanistan diplomatici e cittadini. Lo hanno riferito due fonti diplomatiche.
"L'evacuazione" del Paese sarà al centro delle discussioni, con le opzioni militari e gli adattamenti necessari, ha affermato una fonte. Washington e Londra hanno annunciato giovedì l'invio di migliaia di soldati a Kabul per evacuare diplomatici o cittadini di fronte alla rapida avanzata dei talebani verso la capitale afghana.
L'offensiva talebana e il ritiro Usa
La caduta delle principali città è un segno che gli afgani accolgono i talebani, ha detto un portavoce del gruppo, secondo AlJazeera. La velocità dell'offensiva ha suscitato recriminazioni tra molti afgani per la decisione del presidente Joe Biden di ritirare le truppe degli Stati Uniti 20 anni dopo aver cacciato i talebani sulla scia degli attacchi dell'11 settembre. Biden ha detto questa settimana di non essersi pentito della sua decisione, notando che Washington ha speso più di mille miliardi di dollari nella guerra più lunga dell'America e ha perso migliaia di truppe. Mercoledì, un funzionario della Difesa degli Stati Uniti ha citato l'intelligence degli Stati Uniti secondo cui i talebani potrebbero isolare Kabul in 30 giorni e possibilmente prenderla entro 90.
L'appello di Unhcr ai Paesi vicini: "Tenete le frontiere aperte"
L'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha chiesto "ai Paesi confinanti con l'Afghanistan di mantenere aperti i propri confini alla luce dell'intensificarsi della crisi" nel Paese. E ha espresso apprezzamento, "data la drammatica escalation del conflitto", per "le azioni intraprese da diversi Stati per fermare temporaneamente i rimpatri dei richiedenti asilo che sono stati respinti". Lo ha detto in conferenza stampa a Ginevra la portavoce dell'Unhcr, Shabia Mantoo, affermando che "il bilancio umano delle ostilità è immenso".
Emergenza umanitaria
La portavoce dell'Unhcr ha sottolineato che "in 33 delle 34 province afghane sono in corso combattimenti. Quasi 400mila sono stati costretti a lasciare le loro case dall'inizio dell'anno, unendosi ai 2,9 milioni di afgani già sfollati interni in tutto il Paese alla fine del 2020". Inoltre "dall'inizio di quest'anno, quasi 120mila afghani sono fuggiti dalle aree rurali e dalle città di provincia verso la provincia di Kabul".