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Stati Uniti, meno bianchi e più ispanici, asiatici e afroamericani: il censimento fotografa la nuova America

(ansa)
Il rapporto del Census Bureau mostra i cambiamenti demografici avvenuti tra il 2010 e il 2020. Rispetto al decennio precedente ci sono 23 milioni di residenti in più. I bianchi sono diminuti del 2,6 per cento e tra venti anni saranno probabilmente minoranza
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NEW YORK - Sempre più ispanici, asiatici e afroamericani. E sempre meno bianchi. Questa storia non piacerà ai suprematisti. L’America sta cambiando: piccole Chinatown nel cuore del Texas, popolose enclave ispaniche a Phoenix e New Orleans. Periferie black, metropoli con latinos e asiatici, villaggi del buen retiro in Florida per ricchi pensionati white. La più grande nazione multirazziale sta procedendo a grandi passi verso quello che, tra una ventina d'anni, potrebbe essere realtà: i bianchi saranno minoranza negli Stati Uniti.

Il quadro emerge da uno studio addizionale al rapporto del Census Bureau pubblicato giovedì, e che fotografa i cambiamenti demografici tra il 2010 e il 2020. Rispetto al decennio precedente ci sono 23 milioni di residenti in più, soprattutto ispanici, asiatici e afroamericani. I bianchi sono diminuti del 2,6 per cento, un dato spinto dall’invecchiamento della popolazione - che ha un’età me…

NEW YORK - Sempre più ispanici, asiatici e afroamericani. E sempre meno bianchi. Questa storia non piacerà ai suprematisti. L’America sta cambiando: piccole Chinatown nel cuore del Texas, popolose enclave ispaniche a Phoenix e New Orleans. Periferie black, metropoli con latinos e asiatici, villaggi del buen retiro in Florida per ricchi pensionati white. La più grande nazione multirazziale sta procedendo a grandi passi verso quello che, tra una ventina d'anni, potrebbe essere realtà: i bianchi saranno minoranza negli Stati Uniti.

Il quadro emerge da uno studio addizionale al rapporto del Census Bureau pubblicato giovedì, e che fotografa i cambiamenti demografici tra il 2010 e il 2020. Rispetto al decennio precedente ci sono 23 milioni di residenti in più, soprattutto ispanici, asiatici e afroamericani. I bianchi sono diminuti del 2,6 per cento, un dato spinto dall’invecchiamento della popolazione - che ha un’età media di 44 anni contro i 30 dei latinos - e dal crollo delle nascite. Quasi una trentina di Stati ha meno bianchi rispetto a un decennio fa.

La comunità white è cresciuta solo in alcune zone di Florida, Georgia, Louisiana, North Carolina e lungo la costa sud del Texas. Quasi ogni contea è cambiata, diventando multirazziale, spesso nell’America rurale. E anche lì, icome nelle città industriali in Ohio, Indiana e Michigan, i bianchi sono in calo. Declino in linea con un trend cominciato dagli anni ’80: ispanici e asiatici si sono quadruplicati. Un nuovo americano su quattro appartiene a queste comunità. Rispetto al 2010 ci sono cinque milioni di bianchi in meno.

Nel 2018 il Census ha previsto che nel 2044 i bianchi americani saranno meno della metà della popolazione, e perderanno lo status storico di maggioranza. Ma non è solo una questione di colore della pelle. Secondo i ricercatori citati in un articolo del New York Times, alla base di questo declino demografico potrebbe esserci anche un fatto culturale: molti ispanici, ma anche figli di genitori di razza o etnia diversa, non si considerano più bianchi, o almeno non solo, ma appartenenti a un’altra razza.

C’è una lezione che gli americani si sentono dire fin da quando vanno a scuola: non devi essere solo ciò che sei, ma ciò che vuoi essere, perché questa è l'America. Bene, sempre più persone non sognano più di essere il leoncino bianco del branco, per sentirsi integrati. Molti nuovi americani si sentono "altro". La crescita demografica maggiore si registra tra chi si definisce birazziale, e questa parte del Paese si sta ingrandendo al ritmo più veloce. A guidarla, secondo il Census, sono i giovani sotto i 18 anni, che si identificano sempre di più non solo con la razza bianca, ma ispanica, asiatica, afroamericana. Dieci anni prima il 65 per cento si definiva solo bianca.

È la nuova società che dai romanzi di Celeste Ng, Matt de la Pena e Ibi Zoboi si è fatta reale, quella della “miscegenation” raccontata da Danzy Senna in cui le nuove relazioni sessuali si sviluppano tra gruppi razziali diversi. Non più solo bianchi. Ma altro. Il colore dell’acqua. Così la comunità bianca adesso è diventata minoranza in sei grande aree: Dallas-Fort Worth, Orlando, Atlanta, Sacramento, New Orleans e Austin. A Dallas, Texas, in dieci anni gli asiatici sono cresciuti di oltre il 75 per cento.

Plano, nella contea texana di Collin, ha la più alta concentrazione di residenti di origine cinese. Ad Atlanta vivono 10 mila bianchi in meno rispetto al 2020 e vivono soprattutto nel centro della città, dove le case costano di più, mentre nei sobborghi sono cresciuti gli afroamericani. A New Orleans i bianchi sono 25 mila in meno, mentre i black sono cresciuti di 15 mila, gli ispanici di 55mila. Il 98 per cento degli americani vive in un’area che ha registrato l’aumento dei latinos, il 95 per cento in una contea dove sono aumentati anche gli asiatici. L’America, soprattutto tra i giovani, non è mai stata così multirazziale come ora. E se deve proprio identificarsi con una razza, non indica più solo quella bianca.