Messi e i talebani, l'ultima copertina di Charlie Hebdo fa discutere (e ci vuole un po' per capirla)
dal nostro inviato Marco Cicala , dal nostro inviato Marco CicalaPARIGI - Che c'azzeccano i talebani e le donne in burqa con Lionel Messi? È la prima domanda che ti fai, senza darti risposta, davanti all'ultima copertina di Charlie Hebdo, il settimanale satirico francese del quale gli estremisti islamici sterminarono la redazione nel gennaio 2015. Contrariamente a quanto siamo abituati a credere, la buona satira non colpisce sempre di clava, ma anche di fioretto. Non è sempre diretta, ma qualche volta obliqua, sghemba, impalpabile come la perfidia.
Sulla prima pagina di Charlie ci sono adesso disegnate tre donne intabarrate nel burqa, con la scritta "Messi 30" stampata sul retro della zimarra. D'accordo: "Trenta" è il numero della maglia che l'asso argentino indosserà giocando nel Paris Saint Germain, a cui è stato appena ceduto dal Barcellona per una valanga di euro (lui ne prenderà 41 milioni netti all'anno).
PARIGI - Che c'azzeccano i talebani e le donne in burqa con Lionel Messi? È la prima domanda che ti fai, senza darti risposta, davanti all'ultima copertina di Charlie Hebdo, il settimanale satirico francese del quale gli estremisti islamici sterminarono la redazione nel gennaio 2015. Contrariamente a quanto siamo abituati a credere, la buona satira non colpisce sempre di clava, ma anche di fioretto. Non è sempre diretta, ma qualche volta obliqua, sghemba, impalpabile come la perfidia.
Sulla prima pagina di Charlie ci sono adesso disegnate tre donne intabarrate nel burqa, con la scritta "Messi 30" stampata sul retro della zimarra. D'accordo: "Trenta" è il numero della maglia che l'asso argentino indosserà giocando nel Paris Saint Germain, a cui è stato appena ceduto dal Barcellona per una valanga di euro (lui ne prenderà 41 milioni netti all'anno).
Però che c'entra "Leo" con la riconquista talebana di Kabul? C'entra. Perché il lettore avvertito dovrebbe sapere che il Psg è in mano agli emiri del Qatar. E, seppur ufficiosamente, il Qatar ebbe cordiali relazioni con l'Afghanistan del primo regime talebano (1996-2001). E, guarda tu la coincidenza, il Qatar sarà pure il Paese che ospiterà la prossima coppa del mondo di calcio, dal 22 novembre al 18 dicembre 2022.
Forse, per decifrare queste complicate triangolazioni sulla copertina di un giornale popolare (90 mila copie la tiratura nel 2019) ci vorrebbe un allegorista, uno studioso di esoterismo, di simboli, di geroglifici. Oppure un buon risolutore di rebus e sciarade da Settimana enigmistica.
"I talebani sono peggio di quanto pensassimo" titola Charlie Hebdo. E on line puoi leggere commenti tipo: "Ormai ogni volta che comprate una maglia di Messi date soldi al Qatar". Dopo il ritorno dei talebani, "l'Occidente protesterà o continuerà a nascondere la testa sotto la sabbia?".
Geopolitica del calcio e della satira. Satira che non sarà più quella devastatrice d'una volta, ma qualche mordacchia contro cui sbattere la trova sempre: "Oggi la censura può azzopparti col silenziatore. Ad esempio per via giudiziaria. Che fanno? Ti querelano chiedendo risarcimenti stratosferici. Magari qualche anno dopo perdono il processo, però nel frattempo, se sei un giornale povero, ti ritrovi affondato economicamente. Perché hai dovuto sborsare un botto in spese legali" mi disse Charb, il direttore/disegnatore di Charlie nella redazione dell'Hebdo, cinque anni prima che lo ammazzassero.
"Quando hai davanti un Potere che funziona per eccesso, per effrazione di tutti i codici, dovresti arretrare rispetto al suo linguaggio. Altrimenti si crea un rapporto di familiarità compiacente. Come quei giornalisti, magari brillantissimi, che intervistano i politici a strizzatine d'occhio. No, la satira dovrebbe imboccare un'altra strada, lavorare sulle sfumature. Se insegui il Potere sul suo terreno, finisce che è lui a darti la linea. Certo, questo è un discorso che vale per la scrittura satirica e non per i disegni. Nelle vignette deve prevalere l'immediatezza, la ferocia. Anche a costo di diventare irresponsabili" mi disse lo stesso giorno del 2010, nella stessa redazione, Philippe Lançon. Il quale, oltre ad essere tra i pochi sopravvissuti alla strage, è uno scrittore che lèvati e il più bravo cronista letterario d'Europa.