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Diario da Kabul di Alberto Cairo: il triste destino degli hazara

Una statuta del leader degli hazara Abdul Ali Mazari prima di essere distrutta dai talebani  (ansa)

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Quest'anno la ricorrenza sciita dell'Ashura e quella dell'indipendenza cadono lo stesso giorno. La prima ricorda il martirio di Hussain Ali, nipote del Profeta, a Karbala; la seconda la nascita ufficiale del Paese nel 1919. "Indipendenza da chi?" ridono amari gli afghani, alludendo ai Paesi vicini che dettano legge. "Meglio sarebbe stato restare sotto gli inglesi o i russi". Un rimpianto doloroso per un popolo che si definisce libero. L'Ashura invece è per la comunità hazara (l'etnia con tratti orientali) una celebrazione molto sentita.

 

Ogni anno, per dieci giorni, cortei di auto con bandiere attraversano la città, nelle strade vengono eretti archi coperti di stoffa nera e nelle moschee o…

Quest'anno la ricorrenza sciita dell'Ashura e quella dell'indipendenza cadono lo stesso giorno. La prima ricorda il martirio di Hussain Ali, nipote del Profeta, a Karbala; la seconda la nascita ufficiale del Paese nel 1919. "Indipendenza da chi?" ridono amari gli afghani, alludendo ai Paesi vicini che dettano legge. "Meglio sarebbe stato restare sotto gli inglesi o i russi". Un rimpianto doloroso per un popolo che si definisce libero. L'Ashura invece è per la comunità hazara (l'etnia con tratti orientali) una celebrazione molto sentita.

 

Ogni anno, per dieci giorni, cortei di auto con bandiere attraversano la città, nelle strade vengono eretti archi coperti di stoffa nera e nelle moschee offerte preghiere speciali. Che quest'anno, per la prima volta da tempo, l'Ashura non veda sanguinosi attentati, è fonte di sollievo. Eppure cortei e celebrazioni sono più modeste del solito. Stavolta la paura non è per le bombe ma per gli arresti. Poiché molti maschi hazara erano militari nell'esercito e parecchie le donne in politica o visibili sui social, temono rappresaglie maggiori e più severe. Possibile, visto che per molti pashtun sunniti (la maggioranza talebana), gli sciiti sono dei quasi eretici da punire.

Discriminati, gli hazara hanno sofferto per secoli. Relegati a gruppo cui attingere bassa manovalanza, è stato il comunismo degli anni Ottanta a dare loro le prime opportunità. Straordinari lavoratori, disciplinati e veloci ad imparare, non stupisce che parecchi abbiano fatto carriera. Cosa imperdonabile per le altre etnie. Ricordo la reazione tra gli impiegati quando nominai capo fisioterapista R., donna hazara. Sacrilegio! Chiesi a chi avrebbero affidato la loro madre se avesse avuto bisogno di trattamento. Ammisero che R. era la migliore, d'accordo, ma l'etnia! Non cedetti.

 

"Ogni società vuole dei paria - dice amaro Chaman Ali - in Afghanistan è toccato a noi". Nei giorni scorsi, sulle foto dei passeggeri degli aerei-evacuazione, ho notato non pochi hazara: saranno un regalo per il Paese che li accoglierà, non ho dubbio. A proposito di evacuazioni, all'aeroporto migliaia di persone cercano di partire. Tutti gli ingressi sono bloccati, il caos indicibile. A chi è veramente a rischio a causa del passato lavorativo si aggiunge un mare di gente che tenta la fortuna, rendendo controlli e partenze impossibili. "Il Paese non ha futuro", mi ripetono in tanti. Al posto loro io che farei?

Alberto Cairo è il responsabile del Programma di Riabilitazione Fisica del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Afghanistan