Esteri

Afghanistan, la promessa di Biden: “Nessun americano resterà indietro”

(ansa)
Il presidente conferma le sue scelte. Già settemila rimpatriati, seimila pronti. Scende il numero degli afghani a cui sarà garantito asilo
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NEW YORK - "Nessun americano sarà lasciato indietro: a costo di restare oltre il 31 Agosto". Joe Biden lo ha promesso ieri davanti alle telecamere di Abc, incalzato dal giornalista George Stephanopoulos sui circa 15mila cittadini statunitensi ancora bloccati nel Paese riconquistato dai talebani, insieme a 80mila afghani, collaboratori e attivisti con le loro famiglie. "Non c'era modo di lasciare l'Afghanistan senza caos. Lo avrei fatto anche senza l'accordo di Trump" ha affermato il presidente, citando il documento firmato a febbraio 2020 dal suo predecessore e da rappresentanti dei talebani.

Biden è rimasto saldo nella sua decisione, sminuendo però rispetto alle stime precedenti il numero di afghani "amici" che troveranno rifugio negli Stati Uniti: "Ne accoglieremo 50-65 mila. È lo sforzo su cui siamo concentrati, il motivo per cui ho mandato aerei e soldati. Ci riusciremo, spero, entro fine mese". Anche perché prolungare la presenza, ha detto subito dopo il portavoce del Pentagono, John Kirby, significherebbe nuovi colloqui coi talebani: "Per ora la deadline resta".

Peccato che sul campo le cose siano più complesse. Con i fondamentalisti a bloccare le strade per l'aeroporto, come denuncia pure la numero due del Dipartimento di Stato, Wendy Sherman: "Contrariamente a quanto dichiarano, i talebani stanno tradendo la promessa di dare libero accesso al Karzai Airport di Kabul". Lo dimostra l'odissea di una coppia afghano- americana che ha ripreso col cellulare il viaggio verso lo scalo. Dopo ore passate a convincere gli studenti coranici a farli passare, hanno trovato l'area circondata da un muro di disperati senza documenti: "Ci siamo fatti largo e spintoni, urlando fra la folla il nome dell'ufficiale da contattare ai cancelli". Ora sono finalmente in attesa d'imbarcarsi su un cargo.

Dopo aver chiesto ai connazionali di restare in casa fino a nuovo ordine, gli americani ora li sollecitano a raggiungere l'aeroporto, chiedendo di fare il percorso con mezzi autonomi e a proprio rischio. Un'impresa impossibile per chi è lontano da Kabul, denunciano molti via Twitter. E comunque pericolosa, come ammesso dal capo del Pentagono Lloyd Austin e dal capo del comando congiunto Mark Milley, tanto più che da domenica in quell'area ci sono stati almeno 12 morti: "I militari non hanno la capacità di uscire e proteggere chi è rimasto indietro". I canali di comunicazione coi talebani sono però aperti: "Finora non ci sono state interazioni ostili. Lasciano passare chi ha i documenti in ordine". Semmai, è difficile "capire se chi si presenta allo scalo ha le credenziali giuste".

Un bel pasticcio quello dei visti. Ereditato, secondo il sito d'informazione Axios, dell'amministrazione Trump. Quando fu scelta la data del 1° Maggio 2021 come deadline del ritiro, l'ambasciata era chiusa a causa del Covid e non venne elaborato alcun piano. Le procedure sono riprese a gennaio 2021, una settimana dopo l'insediamento di Biden. Ma nonostante le migliaia di arretrati, non è stata messo in campo nessun sistema per velocizzare i tempi. Solo a luglio si è arrivati a rilasciare cento permessi al giorno. Ieri il portavoce del dipartimento di Stato ha affrontato la questione: 7mila gli americani e gli afghani partiti finora, altri 6mila quelli che partiranno nelle prossime ore. Un aumento sensibile, ha detto Ned Price. Ma questo non è bastato a salvarlo dalle accuse dei giornalisti. A meno di cambi last minute, i richiedenti asilo in attesa di colloquio (obbligatorio) che riusciranno a salire su un volo, completeranno la procedura in Paesi terzi: Qatar e Albania. Mentre tramonta l'ipotesi di portarli sull'isola di Guam, in Micronesia. Intanto, la questione rifugiati spacca i repubblicani: uniti nell'attaccare Biden sulla débâcle , divisi sull'accoglienza. I nemici dell'immigrazione si contrappongono a chi considera l'accettazione degli ex collaboratori un dovere.