Afghanistan, scali e campi profughi: le rotte della salvezza finiscono contro i muri
di Gabriella Colarusso , di Gabriella ColarussoLa caduta dell’Afghanistan nelle mani dei talebani sta spingendo migliaia di persone a cercare una via di uscita dal Paese, mentre gli Stati della regione blindano i propri confini. La Grecia ha annunciato ieri di aver completato la costruzione di un muro di 40 chilometri, alto 5 metri, alla frontiera con la Turchia. La decisione di estendere le recinzioni lungo il fiume Evros, al confine orientale, era in realtà già stata presa dal governo di Atene nello scorso ottobre. A gennaio erano iniziati i lavori e nell’ultima settimana l’intera area è stata militarizzata con telecamere, radar e dispositivi acustici.
I muri al confine
La crisi afghana ha messo in allerta anche la Turchia del pres…
La caduta dell’Afghanistan nelle mani dei talebani sta spingendo migliaia di persone a cercare una via di uscita dal Paese, mentre gli Stati della regione blindano i propri confini. La Grecia ha annunciato ieri di aver completato la costruzione di un muro di 40 chilometri, alto 5 metri, alla frontiera con la Turchia. La decisione di estendere le recinzioni lungo il fiume Evros, al confine orientale, era in realtà già stata presa dal governo di Atene nello scorso ottobre. A gennaio erano iniziati i lavori e nell’ultima settimana l’intera area è stata militarizzata con telecamere, radar e dispositivi acustici.
I muri al confine
La crisi afghana ha messo in allerta anche la Turchia del presidente Erdogan. A metà luglio Ankara aveva autorizzato la costruzione di un nuovo muro in cemento nella provincia orientale di Van, alla frontiera con l’Iran, che si estenderà per circa 64 chilometri e va ad aggiungersi ai 149 chilometri di recinzioni già costruite in diversi punti del confine lungo le province di Agru, Hakkari, Igdir.
Il Pakistan, che con l’Afghanistan condivide 2.670 chilometri di confine, ospita già 1,4 milioni di afghani legalmente registrati, ma un totale di circa 3 milioni tenendo conto anche degli irregolari. Aveva chiuso i valichi di frontiera prima della presa del potere da parte dei talebani, ma ha dovuto riaprirli per non bloccare il trasporto di merci e il passaggio di persone che lavorano tra i due Paesi. La circolazione è comunque limitata da controlli rigidi, soprattutto al valico di Torkham che è stato per decenni il principale punto di arrivo dei rifugiati in Pakistan.
L’Iran ha rafforzato i controlli in tre province di confine e sta allestendo campi di accoglienza temporanea. In Iran ci sono 780mila afghani secondo l’Unhcr, l’alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ma la cifra arriva a oltre 2 milioni con gli irregolari.
Le evacuazioni da Kabul
All’interno dell’Afghanistan la situazione è sempre più difficile per le migliaia di persone che tentano di lasciare il Paese. I talebani hanno piazzato diversi checkpoint lungo le strade che portano all’aeroporto di Kabul, controllano chi vuole entrare nello scalo e impediscono a molti di raggiungerlo, rendendo ancora più difficile le già caotiche operazioni di evacuazione degli americani e degli alleati Nato. Il presidente americano Joe Biden ha detto che con il ponte aereo delle forze armate Usa sono state evacuate 13mila persone dal 14 agosto e 18mila da luglio.
Il Regno Unito ha portato via dall’Afghanistan 1.200 persone. L’Italia, dal giugno scorso, quando ha avviato l’operazione Aquila, ha fatto uscire 1.000 persone, 500 sono in attesa all’aeroporto di Kabul per essere imbarcate su voli militari. La Germania ha evacuato finora 1.700 persone, la Turchia 500, la Spagna circa 160.
Si tratta di cittadini statunitensi ed europei e dei Paesi Nato, personale delle ambasciate, molti afghani che hanno collaborato con i governi e le organizzazioni occidentali o che sono particolarmente a rischio come attivisti, giornalisti, oppositori.
Le rotte del salvataggio
Gli aerei che partono da Kabul fanno scalo a Doha, in Qatar, a Tashkent, in Uzbekistan, a Islamabad, in Pakistan. Da lì gli afghani vengono caricati su voli di linea per raggiungere i Paesi in cui verranno accolti dopo le procedure di riconoscimento e per il visto. Lo scalo di Doha ha raggiunto però la sua capacità massima di accoglienza e questo ha rallentato nelle ultime ore le operazioni di evacuazione. Albania, Kosovo e Macedonia hanno chiuso un accordo con gli Stati Uniti: accoglieranno temporaneamente gli afghani diretti negli Usa.
La base aerea di Torrejón de Ardoz, vicino a Madrid, sarà invece l’hub logistico dove verranno ospitati i cittadini afghani evacuati dai Paesi europei, ma per non più di 72 ore, in attesa delle procedure per ricevere un permesso temporaneo di ingresso in Europa o l’asilo, in base alle scelte politiche dei singoli Stati.
Dove verranno accolti i profughi
La crisi afghana ha spaccato l’Europa, con Paesi come l’Austria che non solo si sono rifiutati di accogliere afghani, ma hanno promesso anche che continueranno con i rimpatri forzati, e Stati come la Germania di Angela Merkel che invece hanno annunciato di voler aprire le porte a circa 10mila afghani considerati a rischio. La Grecia ha minacciato di rimandare indietro gli afghani che arriveranno dalla Turchia.
Gli Stati Uniti si sono impegnati ad accogliere 10mila profughi, il Canada 20mila dando precedenza a donne, bambini, attivisti per i diritti umani e tutte le persone più esposte, lo stesso criterio che il Regno Unito ha annunciato di voler seguire per accogliere 20mila afghani con un programma di ricollocamento che verrà realizzato però nei prossimi mesi, se non anni.