Afghanistan, la comunità Lgbtq+ è nel terrore: "Minacciati di sterminio"
di Pasquale Quaranta , di Pasquale QuarantaMorire schiacciati da un muro alto più di 2 metri o lapidati. È la pena di morte prevista per le persone omosessuali e transessuali con il ritorno dei talebani al potere e la reintroduzione, dopo 20 anni, della sharia come fonte primaria del diritto in Afghanistan. Almeno secondo l'interpretazione estremista del giudice talebano Gul Rahim riferita al quotidiano tedesco Bild. Tra le persone che gli estremisti islamici stanno cercando casa per casa ci sono quindi anche le persone Lgbtq+ considerate gravemente "infedeli".
"Noi Lgbtq+ afghani siamo minacciati di sterminio per quello che siamo. Chiediamo di concedere l'asilo a tutte le persone Lgbtq+ dell'Afghanistan", si legge sul profilo Instagram @afghanlgbt, uno dei pochi account rimasti attivi. In queste ore infatti i giovani Lgbtq+, come tanti altri attivisti afghani, stanno cancellando i propri profili social e spezzando le proprie carte Sim per non farsi individuare: ma il risulta…
Morire schiacciati da un muro alto più di 2 metri o lapidati. È la pena di morte prevista per le persone omosessuali e transessuali con il ritorno dei talebani al potere e la reintroduzione, dopo 20 anni, della sharia come fonte primaria del diritto in Afghanistan. Almeno secondo l'interpretazione estremista del giudice talebano Gul Rahim riferita al quotidiano tedesco Bild. Tra le persone che gli estremisti islamici stanno cercando casa per casa ci sono quindi anche le persone Lgbtq+ considerate gravemente "infedeli".
"Noi Lgbtq+ afghani siamo minacciati di sterminio per quello che siamo. Chiediamo di concedere l'asilo a tutte le persone Lgbtq+ dell'Afghanistan", si legge sul profilo Instagram @afghanlgbt, uno dei pochi account rimasti attivi. In queste ore infatti i giovani Lgbtq+, come tanti altri attivisti afghani, stanno cancellando i propri profili social e spezzando le proprie carte Sim per non farsi individuare: ma il risultato è che restano totalmente isolati. Oltre 130 organizzazioni hanno chiesto di inserire tra le persone vulnerabili meritevoli di protezione, insieme a donne e bambini, anche le persone Lgbtq+. Tra i Paesi che hanno risposto all'appello c'è il Canada, che accoglierà 20mila afghani, dando priorità alle persone Lgbtq+ e alle donne.
Non è che le cose andassero poi così bene prima, in Afghanistan, perché l'omosessualità era illegale come in tutti i Paesi musulmani e le pene prevedano anche la detenzione, ma le associazioni temono che ora le persone Lgbtq+ saranno ulteriormente criminalizzate e perseguitate "poiché - si legge nel documento promosso dall'associazione Ilga Asia - le autorità talebane hanno recentemente rilasciato dichiarazioni secondo cui le condanne a morte saranno ripristinate per gli uomini gay".
"La situazione è disastrosa per le persone Lgbtq+ ora che i talebani sono tornati al potere", spiega a Piknews Mehrshad (nome di fantasia), un uomo bisessuale recentemente fuggito dal Paese. "Potrebbero venire giustiziate intere fasce di popolazione, tra cui donne e persone Lgbtq+", afferma l'uomo, che ora risiede in Europa come immigrato senza documenti. La madre voleva che uscisse dall'Afghanistan in modo legale, con una borsa di studio o un invito di un qualsiasi Paese, ma lui se n'è andato proprio quando gli americani negoziavano la resa con i talebani.
Qual è la condizione delle persone Lgbtq+ oggi in Afghanistan? "Tutti si nascondono - spiega Mehrshad - non esiste una comunità Lgbtq+ perché nessuno rivela il suo orientamento sessuale". L'orrore dell'avanzata talebana? "È come guardare The Walking Dead, come se gli zombi stessero conquistando il Paese. Non esiste un posto sicuro". Secondo il giornalista e scrittore Nemat Sadat, impegnato a sensibilizzare le comunità musulmane sulla condizione Lgbtq+, è in atto "l'eliminazione e lo sterminio" delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali, secondo una tecnica ben precisa: "Esca, uccidi, scarica". Cosa vuol dire? Che i talebani sceglieranno degli informatori per adescare online soprattutto uomini gay o bisessuali dandogli appuntamento in luoghi pubblici, per poi portarli in un luogo appartato con la promessa di un rapporto sessuale ma l'obiettivo reale è di ucciderli e sbarazzarsi dei loro corpi. "Lo so - spiega Sadat - perché è quello che hanno fatto dei talebani sotto copertura all'interno del governo afghano durante l'era Karzai e Ghani e coloro che sono fuggiti hanno condiviso la loro storia con me".
In Italia alcuni attivisti Lgbtq+ si stanno mobilitando sui social per sensibilizzare i media su queste realtà. Tra i primi a muoversi Matteo Rastelli, creator digitale, che nelle sue Stories su Instagram spiega come molti giovani Lgbtq+ siano in strada senza cibo né denaro: "Lasciano le case per la paura dei talebani e cercano rifugio in Turchia - spiega a Repubblica Rastelli - ma non riescono ad attraversare il confine oppure la polizia li riporta indietro in Afghanistan".
"La società afghana del 2021 è inoltre molto diversa da quella di 20 anni fa - scrive su Instagram Pietro Turano, portavoce del Gay Center - soprattutto per quanto riguarda le generazioni più giovani che in larga parte non sono cresciute sotto regime. Chiediamo corridoi umanitari immediati per la popolazione afghana in pericolo e l'impegno dei governi occidentali nell'accoglienza e nella protezione delle fasce attualmente più esposte".
"Va riconosciuto lo status di rifugiato a chi vorrà fuggire dalle forche caudine dei talebani in Afghanistan - scrive su Twitter Vladimir Luxuria - in particolare alle donne e alla comunità Lgbtq+ che rischiano di essere lapidati senza possibilità di difesa. I talebani non diventeranno mai 'talebuoni' - conclude l'attivista transgender - non credeteci".