Dall'Afghanistan la paura arriva in Africa: Shabaab e jihadisti pronti al patto con Kabul
di Giampaolo Cadalanu , di Giampaolo CadalanuIl trucco più efficace per il diavolo, si dice, è convincerci che non esiste. Per la jihad globale è vero il contrario: per far apparire enorme la minaccia dello Stato islamico i teorici dell'Isis avevano avviato una rivendicazione continua, per ogni gesto violento contro obiettivi occidentali, magari legato a fattori locali o follia. Il meccanismo è ripartito con la riconquista dell'Afghanistan da parte dei talebani, quasi senza combattimenti. In tutto il mondo l'Islam radicale gioisce e si sente partecipe. E in Africa, terreno di espansione sia per Al Qaeda che per i reduci del Califfato, la presa di Kabul sta già entrando nella leggenda tra gli integralisti, al di là di profonde differenze tra i contesti geopolitici e storici.
I primi a esultare sono stati i jihadisti somali di Al Shabaab, che in passato hanno giurato fedeltà ad Al Qaeda. "Dio è grande", si leggeva in un sito collegato all'organizza…
Il trucco più efficace per il diavolo, si dice, è convincerci che non esiste. Per la jihad globale è vero il contrario: per far apparire enorme la minaccia dello Stato islamico i teorici dell'Isis avevano avviato una rivendicazione continua, per ogni gesto violento contro obiettivi occidentali, magari legato a fattori locali o follia. Il meccanismo è ripartito con la riconquista dell'Afghanistan da parte dei talebani, quasi senza combattimenti. In tutto il mondo l'Islam radicale gioisce e si sente partecipe. E in Africa, terreno di espansione sia per Al Qaeda che per i reduci del Califfato, la presa di Kabul sta già entrando nella leggenda tra gli integralisti, al di là di profonde differenze tra i contesti geopolitici e storici.
I primi a esultare sono stati i jihadisti somali di Al Shabaab, che in passato hanno giurato fedeltà ad Al Qaeda. "Dio è grande", si leggeva in un sito collegato all'organizzazione integralista alla notizia della caduta di Kabul. Secondo l'analista londinese Ahmed Rajab, intervistato dalla Deutsche Welle, "non è ben chiaro quale sia il legame tra i talebani e gli Shabaab, se ci siano collegamenti organici o solo opportunistici".
Le vicende asiatiche sono seguite con preoccupazione in Kenya: "Potrebbero ispirare altri gruppi terroristici nell'Africa orientale, per continuare a condurre guerre di lungo termine, nella speranza di ottenere vittorie simili in futuro. I jihadisti cercheranno di emulare ciò che è accaduto in Afghanistan. È una minaccia alla sicurezza per la regione. Nairobi dovrebbe tornare al Consiglio di sicurezza dell'Onu, perché Al-Shabaab sia finalmente etichettato come gruppo terroristico", ha detto al quotidiano The Nation Mustafa Y Ali, presidente del centro studi "Horn International Institute for Strategic Studies" di Nairobi.
In Mali Iyad Ag Ghaly, leader di Jamaat Nusrat al-Islam wal-Muslimin, un gruppo radicale anch'esso affiliato ad Al Qaeda, ha fatto la sua prima uscita pubblica da due anni a questa parte per congratularsi con i talebani. "Stiamo vincendo", ha detto il capo fondamentalista, facendo un parallelo fra il ritiro delle truppe straniere in Afghanistan e la decisione francese di ridurre la presenza militare nel Sahel.
Gli entusiasmi dei gruppi radicali per gli eventi afgani vanno di pari passo su media e social network con i moniti per i governi locali, soprattutto per quelli che fanno riferimento a forze straniere per il mantenimento della sicurezza. "In Mali sono molti ad aver paura, perché vedono la stessa situazione dell'Afghanistan", ha detto alla Bbc Bouraima Guindo, caporedattore del quotidiano Le Pays: "La presenza dei soldati stranieri è necessaria, se partiranno la situazione sarà più pericolosa". Sul nigeriano This Day, un commentatore sottolinea che la lezione afgana può servire al governo del presidente Buhari perché non si fidi dei "pentiti" di Boko Haram. E il Centro per studi strategici del Sahel ammonisce a non dimenticare i gruppi jihadisti locali, radicati nell'area fra Mali, Burkina Faso e Niger, così come la Libia, ormai da anni priva di governo.
Insomma, i contesti sono diversi, anche se ci sono alcune somiglianze, ha detto alla Bbc l'esperto di sicurezza Fulan Nasrullah: "I gruppi islamisti dell'Africa occidentale esistono dove lo Stato è debole, ma sono più deboli di esso. Ma se un gruppo islamista dell'Africa occidentale catturasse uno Stato, sarebbe comunque uno choc".