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Parigi, Josephine Baker al Panthéon tra i grandi di Francia

Jospehine Baker decorata nel 1961 con la Legion d'Onore e la Croce di Guerra (afp)
La anticonformista ballerina divenuta famosa per i suoi gonnellini fatti di banane divenne paladina dei diritti dei neri ed ebbe un ruolo attivo nella Resistenza. Le sue spoglie saranno traslate dalla Costa azzurra al monumento parigino il 30 novembre: è la prima donna nera ad avere questo onore
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PARIGI. Durante l’occupazione nazista Georges Simenon faceva il finto tonto, il morto a galla. Mentre lei, che era stata tra le sue amanti, si impegnava nella Resistenza come agente del controspionaggio. 

La regina del music-hall Joséphine Baker (1906-1975) sarà la prima donna nera a entrare tra i grandi di Francia nel Panthéon parigino. Il prossimo 30 novembre le sue spoglie saranno traslate nel monumento accanto a quelle di Voltaire, Rousseau, Alexandre Dumas, Victor Hugo o dei coniugi Curie. Statunitense naturalizzata francese, Baker era nata nel Missouri, ma nei folli anni Venti si affermò a Parigi nel varietà, spopolando in particolare con lo spettacolo musicale “Revue nègre”. Venduta come sex symbol esotico, si esibiva in tenute succinte. Leggendario il suo gonnellino fatto di banane.

Ma Joséphine Baker era una donna anticonformista. E, smarcandosi dai cliché imposti dallo showbiz, nel secondo dopog…

PARIGI. Durante l’occupazione nazista Georges Simenon faceva il finto tonto, il morto a galla. Mentre lei, che era stata tra le sue amanti, si impegnava nella Resistenza come agente del controspionaggio. 

La regina del music-hall Joséphine Baker (1906-1975) sarà la prima donna nera a entrare tra i grandi di Francia nel Panthéon parigino. Il prossimo 30 novembre le sue spoglie saranno traslate nel monumento accanto a quelle di Voltaire, Rousseau, Alexandre Dumas, Victor Hugo o dei coniugi Curie. Statunitense naturalizzata francese, Baker era nata nel Missouri, ma nei folli anni Venti si affermò a Parigi nel varietà, spopolando in particolare con lo spettacolo musicale “Revue nègre”. Venduta come sex symbol esotico, si esibiva in tenute succinte. Leggendario il suo gonnellino fatto di banane.

Ma Joséphine Baker era una donna anticonformista. E, smarcandosi dai cliché imposti dallo showbiz, nel secondo dopoguerra sposò fin dagli Cinquanta le battaglie degli afroamericani per i diritti civili. Nel ’63 partecipò a una marcia organizzata da Martin Luther King. Intanto sul fronte del palco il suo astro declinava. Fu Grace Kelly, principessa di Monaco, ad accorrere in suo aiuto, risollevandola dalla povertà, offrendole la possibilità di tornare sulle scene e i mezzi per acquistare un appartamento in Costa Azzurra che diverrà il rifugio dell’artista.

Baker ai tempi delle sue esibizioni sul palco come ballerina 

La vita sentimentale di Joséphine fu a dir poco movimentata. Quattro matrimoni, dodici figli tutti adottati perché i ripetuti aborti le avevano impedito di averne. Impossibile censire il numero dei suoi amanti e delle sue amanti. Dalla scrittrice Colette alla pittrice messicana Frida Kahlo, da Simenon a Ernest Hemingway all’architetto Le Corbusier. Baker morì a Parigi di un’emorragia cerebrale il 12 aprile del ’75. I funerali vennero celebrati nella grande chiesa della Madeleine e poi ripetuti nel principato di Monaco, dove era sepolta prima che il presidente Emmanuel Macron decidesse di renderle omaggio con una tomba al Panthéon.

Una petizione per la sua “panteonizzazione” aveva raccolto 38 mila firme. In Francia a Josephine Baker erano già state intitolate strade e piazze. Ma l’entrata nel grande tempio laico parigino è tutta un’altra cosa.