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Afghanistan, la donna che voleva essere presidente “scampata all’esecuzione"

Shukria Barakzai, 51 anni, è stata candidata alle elezioni presidenziali  

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L’attivista Shukria Barakzai è una delle donne più conosciute del Paese. Ha tentato la fuga, ma è stata fermata e picchiata dai talebani. Adesso si nasconde: "Noi che rimaniamo pagheremo con le nostre vite il desiderio di essere libere a Kabul"
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"Domenica 15 ero in aeroporto con mio marito per prendere un aereo commerciale. I talebani mi hanno riconosciuta, ci hanno presi e picchiati e stavano per spararci quando la folla è intervenuta e ci ha permesso di fuggire. A 20 metri i soldati americani ci guardavano. Ora mi nascondo. Sono sotto shock, non so come tutto sia potuto cambiare così in fretta", mormora Shukria Barakzai, 51 anni, giornalista, politica e femminista musulmana.

Rappresenta tutto quello che i talebani non amano. Non è la prima volta che tentano di ucciderla, ma fino a 15 giorni fa erano militanti, ora sono lo Stato. La sua casa è un bunker, ed essendo stata candidata alle elezioni presidenziali, è una delle donne più conosciute del Paese.

 

"Domenica 15 ero in aeroporto con mio marito per prendere un aereo commerciale. I talebani mi hanno riconosciuta, ci hanno presi e picchiati e stavano per spararci quando la folla è intervenuta e ci ha permesso di fuggire. A 20 metri i soldati americani ci guardavano. Ora mi nascondo. Sono sotto shock, non so come tutto sia potuto cambiare così in fretta", mormora Shukria Barakzai, 51 anni, giornalista, politica e femminista musulmana.

Rappresenta tutto quello che i talebani non amano. Non è la prima volta che tentano di ucciderla, ma fino a 15 giorni fa erano militanti, ora sono lo Stato. La sua casa è un bunker, ed essendo stata candidata alle elezioni presidenziali, è una delle donne più conosciute del Paese.

 

"Il tempo mi sembra sospeso, tutto quello che so è che un pessimo momento. Arrivano solo notizie terribili, tristi, sto cercando di sopravvivere, di nascondermi con mio marito e i suoi familiari. Per anni, la mia voce, le mie parole, la mia faccia, la mia identità come donna, è stata qualcosa di cui sono stata orgogliosa. Ma da quando i talebani sono entrati a Kabul, ho capito il male di essere Shukria Barakzai, di essere conosciuta, essere una voce famosa. Lottiamo tra la vita e la morte e non è facile da capire. Mi nascondo da un posto all'altro e questo scandisce il mio tempo, questa è la mia vita ora, come quella delle altre donne attiviste. Questo è uno dei momenti più difficili della nostra storia e delle nostre vite. Ero qui quando sono arrivati i talebani nel '96. E i talebani di oggi sono diversi, sono più brutali, ma hanno imparato a mostrare una doppia faccia. Dicono cose carine ai giornalisti e poi si comportano diversamente".

 

C'è delusione nella sua voce morbida, ha lottato tutta la vita per dar voce alle donne e tutto sembra ora andato perduto: "Non ho paura di morire, mi hanno lanciato un kamikaze contro nel 2014, so che mi uccideranno. Non sono una criminale, mi vogliono morta solo perché sono una donna, perché ho lavorato per le donne, perché parlo di uguaglianza, di giustizia e partecipazione. Non mi lascio spaventare, ma non credete per un solo attimo che accetteranno le donne che sfidano le loro piccole idee".

Barakzai è conosciuta per le sue parole taglienti che non lasciano scampo a nessuno: "Gli Stati Uniti e l'Europa stanno regalando ai talebani e ai loro alleati Al Qaeda e all'Isis un posto nel mondo, dandogli legittimità e un'identità. Potranno anche ipnotizzare il mondo davanti alle telecamere, ma non sono così stupida da credere ai talebani, non gli credevo ieri e non gli credo oggi, sono mostri peggiori di quello che erano e sono fuori controllo. Non vedete la gente che muore all'aeroporto? Qualcuno si è chiesto perché uno rischierebbe tanto la vita se non ci fosse qualcosa alle spalle di peggio?".

 

Si calma, tira un sospiro e ricomincia: "La comunità internazionale deve provare a incanalare il loro comportamento, devono fargli sapere che sono responsabili delle loro azioni e che non resteranno impuniti".

Shukria sembra provata, si sente come un comandante sconfitto, aveva creduto di poter fare la differenza per le donne, di cambiare il paese. "Pagheremo con le nostre vite il desiderio di essere libere, c'è qualcuno che sente il nostro grido? Voi che ci guardate attraverso le immagini di un televisore, non potete capire cosa significhi essere una donna afghana sotto il controllo dei talebani, ma potete immaginarlo e quindi vi prego, sosteneteci, parlate per tutte quelle a cui stanno togliendo la voce, impedite a un gruppo terroristico di decidere per le nostre vite".