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"Il mio Paese senza più sogni: salviamo le speranze dei bambini"

Ali Ehsani, scrittore afghano, vive da 20 anni in Italia: è fuggito dopo che i talebani uccisero i suoi genitori perchè cristiani
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Le immagini dei talebani scandagliati per Kabul non ha avuto nemmeno il coraggio di guardale in tv. "Conosco bene la loro violenza. È da quella che sono scappato ventidue anni fa quand'ero solo un bambino". Alì Ehsani, scrittore afghano, nato a Kabul, è fuggito dall'Afghanistan insieme al fratello, dopo aver perso i genitori.

Dottore in legge, vive a Roma e nei suoi romanzi editi da Feltrinelli scrive di quei ragazzini afghani pieni di sogni e miseria. "In un Paese senza pace né sicurezza, è impossibile realizzare i propri sogni. Le prime vittime del nuovo regime talebano, oltre alle donne, saranno proprio le giovani generazioni". È preoccupato Ehsani. E da Roma lancia un appello agli org…

Le immagini dei talebani scandagliati per Kabul non ha avuto nemmeno il coraggio di guardale in tv. "Conosco bene la loro violenza. È da quella che sono scappato ventidue anni fa quand'ero solo un bambino". Alì Ehsani, scrittore afghano, nato a Kabul, è fuggito dall'Afghanistan insieme al fratello, dopo aver perso i genitori.

Dottore in legge, vive a Roma e nei suoi romanzi editi da Feltrinelli scrive di quei ragazzini afghani pieni di sogni e miseria. "In un Paese senza pace né sicurezza, è impossibile realizzare i propri sogni. Le prime vittime del nuovo regime talebano, oltre alle donne, saranno proprio le giovani generazioni". È preoccupato Ehsani. E da Roma lancia un appello agli organi non governativi per salvare una famiglia di afghani cristiani come lui, che segue da mesi. Ora sono nascosti, ma nonostante risultino nella lista delle persone da evacuare del ministero degli Esteri, attendono qualcuno che li venga a prendere. Tra loro ci sono cinque giovani ragazze.

Il tempo della paura a Kabul ha cancellato i sogni dei ragazzini?
"I sogni in Afghanistan sono finiti. Ma non bisogna mai smettere di ascoltare i giovani. La famiglia con cui ho contatti mi ha raccontato le tragiche ore passate in aeroporto: anche loro hanno cercato di scappare. Ma non ci sono riusciti. Mentre i talebani sparavano in aria e le pallottole passano sopra la loro testa, la sorella più piccola di appena 16 anni correva piangendo. Non pensava alla morte. Ha detto a voce alta: "Mamma, voglio solo finire il mio esame di maturità". Anche avere la possibilità di continuare a studiare è un sogno dei giovani afghani".

Eppure la propaganda talebana insiste che donne e bambini saranno protetti.
"Mentono. Non hanno ancora iniziato la violenza, ma lo faranno. Non appena i soldati occidentali saranno andati via. I miei genitori sono stati uccisi dai talebani, perché cristiani. Il primo giorno della presa della città, i talebani hanno bussato alle porte delle famiglie: cercavano parrucchieri e cristiani. Toglieranno libertà alle donne e diritto allo studio ai ragazzi, ne sono certo".

"Anche chi è partito indietro, non è scritto da nessuna parte che debba arrivare ultimo". Così scrive nei suoi libri. Dopo i fatti di Kabul, quel riscatto sembra ancora più lontano?
"Sì. Io sono fuggito dall'orrore della guerra e ho realizzato i miei sogni grazie all'Italia. Attraverso la mia scrittura cerco di stare vicino ai sogni dei giovani afghani in cui inevitabilmente mi rivedo. A loro voglio dire: "non mollate". Cambierà però qualcosa nei miei prossimi lavori: voglio raccontare la paura della comunità cristiana nascosta in Afghanistan. Sono tanti i giovani cristiani con cui sono in contatto ogni giorno: mi confessano le loro paure. Prima dei talebani professavano la loro religione di nascosto, adesso temono di essere catturati o peggio di morire. È questa la peggiore perdita della libertà: l'impossibilità di esprimere se stessi".

Una generazione senza libertà. Cosa rischiano i giovani dell'Afghanistan?
"La morte dei desideri e una guerra civile che li vedrà schierati gli uni contro gli altri. Sarà una generazione alle armi e povera. Ma dove c'è la povertà, come scrivo nei miei romanzi, ci sono anche i grandi sogni. In Afghanistan i giovani hanno grandi sogni, ma non hanno nessuna possibilità di realizzarli. La politica non sia cieca dinanzi al loro futuro. Io sarò il primo a battermi per loro: ho già chiesto all'ambasciata italiana di collaborare con i volontari e i soldati impegnati in campo nel mio Paese".