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Turchia, Erdogan parla con Kabul e detta le condizioni alla Ue

Il presidente turco Erdogan  (ansa)
Il rischio di una nuova ondata migratoria offre al presidente turco la possibilità per rafforzare la sua influenza sull'Asia centrale e accrescere il peso del Paese nei rapporti tra Europa e Stati Uniti
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Nei giorni in cui la comunità internazionale cerca un difficile compromesso per dialogare con i talebani, c'è un attore che torna protagonista sulla scena diplomatica come lo fu nel 2015 con la crisi siriana: il presidente turco Erdogan. La Turchia, che ospita già quasi 5 milioni di rifugiati in gran parte siriani, è preoccupata per il rischio di una nuova ondata migratoria al confine con l'Iran, ma la crisi offre a Erdogan una leva per rafforzare la sua influenza in Asia centrale, e i rapporti già buoni con Cina, Russia, Pakistan, e accrescere il peso della Turchia nei rapporti con l'Europa e gli Stati Uniti.

Nel fine settimana il presidente turco ha avuto contatti con diversi leader europei: la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente del consiglio Charles Michel, persino con l'avversario greco, il premier Mitsotakis con un unico messaggio: Ankara non si farà carico di ospitare altri profughi, l'Europa deve fare …

Nei giorni in cui la comunità internazionale cerca un difficile compromesso per dialogare con i talebani, c'è un attore che torna protagonista sulla scena diplomatica come lo fu nel 2015 con la crisi siriana: il presidente turco Erdogan. La Turchia, che ospita già quasi 5 milioni di rifugiati in gran parte siriani, è preoccupata per il rischio di una nuova ondata migratoria al confine con l'Iran, ma la crisi offre a Erdogan una leva per rafforzare la sua influenza in Asia centrale, e i rapporti già buoni con Cina, Russia, Pakistan, e accrescere il peso della Turchia nei rapporti con l'Europa e gli Stati Uniti.

Nel fine settimana il presidente turco ha avuto contatti con diversi leader europei: la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente del consiglio Charles Michel, persino con l'avversario greco, il premier Mitsotakis con un unico messaggio: Ankara non si farà carico di ospitare altri profughi, l'Europa deve fare la sua parte.

 

Sul tavolo ci sono due questioni strategiche per Erdogan. La prima è l'accordo con Bruxelles sui migranti. A giugno, l'Unione Europea ha deciso di dare alla Turchia altri 3,5 miliardi di euro fino al 2024 perché trattenga i profughi sul suo territorio, che si vanno ad aggiungere ai 6 miliardi stanziati nel 2016 ma pagati solo in parte secondo Ankara, che vorrebbe anche una ripresa dei negoziati per l'ingresso nella Ue e lo sblocco dei visti.

L'altra è l'inclusione nel "Pesco mobilità militare", una piattaforma strategica che consente la circolazione di personale e mezzi militari in tutta l'Ue, il primo vero e consistente progetto verso una difesa comune europea. Erdogan ha colto l'occasione della crisi in Afghanistan per parlarne con Michel nella telefonata di domenica.

Pochi mesi fa la Turchia aveva chiesto formalmente di poter partecipare a Pesco (oltre il military mobility ci sono progetti per più di 4 miliardi), ma le resistenze europee sono diffuse, per l'atteggiamento giudicato aggressivo della Turchia nel Mediterraneo, ma anche perché l'adesione si basa su criteri politici che hanno a che fare con la difesa della democrazia e dello stato di diritto.

L'Europa però ora ha di nuovo bisogno del presidente turco non solo sul dossier migranti ma anche per parlare con i talebani, che minacciano "conseguenze" se tutte le truppe straniere non usciranno dal Paese entro il 31 agosto. "Ci sono colloqui in corso con gli Usa, la Turchia e altri partner con l'obiettivo di permettere allo scalo di continuare a operare per portare le persone fuori", ha confermato il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas.La Turchia ha oltre 500 soldati in Afghanistan che non partecipano a operazioni di combattimento ma si occupano della sicurezza dell'aeroporto di Kabul. Sta negoziando con i talebani per mantenerle, cosa che le darebbe un ruolo importante nell'Afghanistan post-americano.