NEW YORK - "La volontà americana di promuovere una politica estera basata sui diritti umani non è più da tempo quella del dopoguerra. Joe Biden lo disse chiaro già nel 1975 quando, giovane sanatore, si schierò contro l'intervento umanitario in Vietnam dopo la caduta di Saigon: "C'è un punto in cui non si possono soddisfare oltre gli obblighi morali mondiali. Non abbiamo nessun dovere di evacuare stranieri, che sia uno o 100mila sudvietnamiti".
Oggi è coerente con quanto detto allora. E quella frase, d'altronde, riassume le posizioni di tutti i presidente approdati alla Casa Bianca dopo Jimmy Carter. Non è un caso che gli Stati Uniti, la più grande potenza del mondo, accoglie un numero di rifugiati percentualmente più basso di tanti paesi più piccoli". Ian Bremmer, considerato uno dei maggiori conoscitori americani della regione mediorientale, è l'analista politico f…
NEW YORK - "La volontà americana di promuovere una politica estera basata sui diritti umani non è più da tempo quella del dopoguerra. Joe Biden lo disse chiaro già nel 1975 quando, giovane sanatore, si schierò contro l'intervento umanitario in Vietnam dopo la caduta di Saigon: "C'è un punto in cui non si possono soddisfare oltre gli obblighi morali mondiali. Non abbiamo nessun dovere di evacuare stranieri, che sia uno o 100mila sudvietnamiti".
Oggi è coerente con quanto detto allora. E quella frase, d'altronde, riassume le posizioni di tutti i presidente approdati alla Casa Bianca dopo Jimmy Carter. Non è un caso che gli Stati Uniti, la più grande potenza del mondo, accoglie un numero di rifugiati percentualmente più basso di tanti paesi più piccoli". Ian Bremmer, considerato uno dei maggiori conoscitori americani della regione mediorientale, è l'analista politico fondatore di Eurasia Group: la società di consulenza sui rischi politici globali che influenza fortemente gli ambienti dem di Washington.
Perché Biden ha respinto le pressioni degli alleati, mantenendo la deadline del 31 agosto?
"Non coinvolgerli nella decisione del ritiro è stato un errore. E se dovessi dargli un consiglio, gli direi di prestare più attenzione agli alleati francesi, tedeschi e pure italiani. Gli europei stanno ormai articolando una loro strategia autonoma rispetto agli Stati Uniti, perché vedono quanto gli interessi americani sono ormai unilaterali. Focalizzati sulla partita asiatica, non convergono più con quelli del Vecchio Continente. Sì, la sua posizione sul ritiro ha infastidito molto i leader del G7. A torto, si aspettavano certe posizioni da Trump, ma non da Biden. Certo, il presidente è più interessato del predecessore alle relazioni atlantiche. E, diversamente da Trump, crede in un'Europa forte. Ma vede l'America come priorità proprio come The Donald. Il concetto di America First, insomma, non è cambiato".
Gli interessi degli americani prima di tutto...
"Per gli Stati Uniti, in questo momento, i bisogni domestici sono prioritari. E pure la proverbiale empatia di Biden: è riservata agli americani. La sua dottrina è stata sintetizzata molto bene dal consigliere alla sicurezza nazionale Jack Sullivan: "Politica estera per la classe media statunitense". D'altronde, pure il Green New Deal, così sostenuto dalla sinistra è focalizzato su lavoratori ed energia americani, non è un piano Marshall verde. Stessa cosa i vaccini: prima agli americani, poi, forse, al mondo. Insomma l'interesse nazionale statunitense è sempre meno allineato con le sfide globali".
Come ci si è arrivati?
"È sempre stato lì. Lo slogan "America First" amato da Trump era quello di chi voleva star fuori dalla seconda guerra mondiale. I nazisti minacciavano l'Europa e la democrazia, ma solo l'attacco di Pearl Harbour spinse gli Stati Uniti ad entrare in guerra. Poi la Guerra Fredda ha provocato una convergenza di interessi con gli europei. Ma quando l'Unione Sovietica è crollata, tutto è cambiato. E oggi ineguaglianza economica, cambiamenti demografici, politica polarizzata, spingono ancor più gli americani a guardare solo il loro ombelico".
Appoggeranno il ritiro anche dopo l'attentato di ieri a Kabul? Ci sono molti morti americani...
"Di sicuro gli avversari lo useranno contro di lui. Ma Biden sta scommettendo sulla memoria corta degli elettori. Fa infuriare gli alleati e nella regione sarà un disastro. Ma alle urne potrebbe pagare. D'altronde proprio l'incapacità di garantire la sicurezza dei suoi ha pesato sulla scelta del ritiro. Sì, abbiamo assistito a un attacco terroristico drammatico, benché ampiamente annunciato. Ma non cambierà la decisione di lasciare il paese, anzi, la rafforza. Semmai la dice lunga sull'effettivo controllo che i talebani hanno sul territorio. Possono dire quel che vogliono su come governeranno, ma non sono in grado di gestire il paese. Di sicuro adesso riceveranno meno aiuti e riconoscimento di quanto speravano".