Di Serajuddin Haqqani si è detto molto, soprattutto riguardo ai suoi stretti rapporti con i gruppi della jihad globale (Al Qaeda e Stato Islamico) e a quelli con i servizi pachistani, nonostante l’apparente contraddittorietà di queste relazioni incrociate. Di certo, Serajuddin ha controllato per 15 anni la campagna di attacchi terroristici a Kabul. Il 15 agosto, i suoi uomini hanno preso Kabul e tutti si aspettano che dopo questo exploit il suo network venga ricompensato nella divisione delle spoglie che sta per cominciare.
Il “network” degli Haqqani dominava la regione di Loya Paktia nel sud-est dell’Afghanistan già nei tardi anni ’80, sotto la guida di Jalaluddin Haqqani. Gli Haqqani aderirono al movimento di Mullah Omar nel 1995. Jalaluddin ed i suoi si riorganizzarono dopo la sconfitta del 2001 anche più rapidamente dei Taliban meridionali guidati da Mullah Ba…!-->!-->
Di Serajuddin Haqqani si è detto molto, soprattutto riguardo ai suoi stretti rapporti con i gruppi della jihad globale (Al Qaeda e Stato Islamico) e a quelli con i servizi pachistani, nonostante l’apparente contraddittorietà di queste relazioni incrociate. Di certo, Serajuddin ha controllato per 15 anni la campagna di attacchi terroristici a Kabul. Il 15 agosto, i suoi uomini hanno preso Kabul e tutti si aspettano che dopo questo exploit il suo network venga ricompensato nella divisione delle spoglie che sta per cominciare.
Il “network” degli Haqqani dominava la regione di Loya Paktia nel sud-est dell’Afghanistan già nei tardi anni ’80, sotto la guida di Jalaluddin Haqqani. Gli Haqqani aderirono al movimento di Mullah Omar nel 1995. Jalaluddin ed i suoi si riorganizzarono dopo la sconfitta del 2001 anche più rapidamente dei Taliban meridionali guidati da Mullah Baradar ed erano pienamente operativi nel 2003, un buon anno prima della cosiddetta Shura di Quetta. Nondimeno, nel 2004 gli Haqqani accettarono di porsi formalmente agli ordini di Quetta.
Una svolta importante per gli Haqqani fu nel 2006, quando si assunsero la responsabilità per il fronte di Kabul, ovvero per la campagna di attacchi terroristici che i Taliban decisero di lanciare nella capitale e che è continuata senza interruzione fino alla vittoria finale di agosto. All’epoca gli Haqqani erano l’unico gruppo di talebani con una significativa presenza organizzata nelle vicinanze della capitale, nella provincia di Logar. Da allora, hanno fatto il grosso del “lavoro sporco” per la leadership di Quetta.
Gli Haqqani sotto Serajuddin si sono sempre considerati come una forza più professionale rispetto ai talebani del sud. Le tattiche degli Haqqani sono sempre state strettamente “asimmetriche”: attacchi di guerriglia, mine e attacchi terroristici. Gli Haqqani si sono anche distinti per la loro “professionalizzazione” degli attacchi suicidi e nel corso del tempo hanno conquistato un quasi monopolio di questa tattica all’interno dei talebani. Hanno investito nella formazione sistematica di terroristi suicidi, che i loro addestratori preselezionavano ancora in età scolare nei seminari gestiti dal gruppo, e poi preparavano al sacrificio supremo nel corso di lunghi anni di indottrinamento.
Vale la pena di chiedersi in che misura il jihadismo filo-globalista di Serajuddin sia un’attitudine tattica, finalizzata ad importare tecniche terroristiche dai professionisti del settore, piuttosto che una convinzione ideologica radicata. Certamente ha sorpreso il comportamento degli Haqqani a Kabul dal 15 agosto in poi: la loro moderazione e diplomazia sembravano cozzare contro la loro reputazione di feroci jihadisti.
Serajuddin è stata a lungo un oppositore dell’accordo tra talebani ed americani. Anche qui non c’è necessariamente bisogno di scomodare l’ideologia per spiegare questa opposizione, visto che dato tutto il “lavoro sporco” fatto in passato Serajuddin non poteva aspettarsi una nomina prominente in un futuro governo nato sotto l’egida della cooperazione tra talebani e americani. Da come sono andate le cose alla fine, gli Haqqani possono dirsi soddisfatti che i rapporti talebani-americani non sono più rosei come sembrava dovessero essere all’indomani della firma dell’accordo il 29 febbraio 2020. Nondimeno, è prematuro concludere che Serajuddin sia riuscito a conquistarsi una grossa fetta di potere al centro, grazie alla sua cattura di Kabul e al deterioramento dei rapporti tra talebani ed americani. Il suo controllo sulla capitale non è più esclusivo dopo l’arrivo delle forze della Quetta Shura nei giorni scorsi. Si attendono ora le nomine al nuovo gabinetto per valutare gli equilibri interni tra diverse fazioni.
Antonio Giustozzi è visiting professor del King’s College di Londra