Esteri

Dear, I love you. La storia d'amore tra un prigioniero italiano e una ragazza scozzese

Bruno Fiorini 
Dopo 70 anni due poesie raccontano l'amicizia e l'amore tra Bruno Fiorini, soldato catturato durante la seconda guerra mondiale, e la poetessa Betty Parker. Nel libro “Betty, sono Bruno” la figlia , Lorena Fiorini, raccoglie la sua testimonianza
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“Era un giardino illuminato dalla luna,
vicino a una grande sala da ballo
Un soldato e la sua innamorata
stavano camminando mano nella mano”.

NEW YORK - Nella quasi assente letteratura sulla prigionia nella Seconda guerra mondiale emergono due poesie, quasi settant’anni dopo un incontro, una rarefatta storia d’amore e di amicizia, in un paese della brughiera scozzese, Glenluce, duecento chilometri a sudovest di Edimburgo. Lei era una giovane poetessa, si chiamava Betty Parker, lui Bruno Fiorini. Ogni ricordo smuove quelli di altre persone, che ripensano a un nonno, a un lontano parente finito chissà dove. Le storie della guerra spesso si somigliano ma alla fine restano uniche. Una di queste è raccontata in un libro dal titolo “Betty, sono Bruno”, scritto dalla figlia, Lorena Fiorini, una vita passata in Rai, madre della giornalista e conduttrice del Tg1 Valentina Bisti.

 

La copertina del libro "Betty,sono Bruno" 

 

“Per i novant’anni di mio padre - racconta la figlia - volevo fargli come regalo un libro sulla sua vita, così mi misi accanto a lui a raccogliere la testimonianza. Ci siamo regalati un tempo straordinario”. Era il 2011, poco tempo il padre era scomparso. “Non conoscevo i particolari della sua storia - ricorda Lorena - io per cinquant’anni non ho potuto guardare un programma di guerra, era un dolore troppo forte, era la storia dei ‘perdenti’, i testimoni dello scempio, il dolore della traversata, il futuro incerto. Per portare la pelle a casa ci voleva l’amore”. Per il padre la salvezza era stata Betty, una ragazza dai capelli castani, le lentiggini, di cui sono emerse pochi anni fa alcune poesie, ritrovate da un amico della famiglia Fiorini, Stefano Caccialupi, che si era messo sulle tracce di Betty e ne aveva trovato i parenti. E con essi un libro di poesie, adesso in possesso della figlia di Bruno.

In quelle pagine c’è anche questa storia, sopravvissuta al tempo. Due componimenti sono ispirati al prigioniero italiano e al lungo addio, alla fine della guerra. “I miei pensieri saranno sempre con te/ora anche le onde si scatenano”. E poi: “Addio mio vero amore, non ci incontreremo più sulla terra/Ma ci incontreremo in cielo, sulla terra eterna di Dio”. In un’altra scriveva: “Un figlio di un vecchio signore ha vinto il suo cuore, dato che il suo vero amore era lontano/Fra le sue lacrime che cadevano, ella pensò di aver udito lui che la chiamava/Prendetele indietro e ditele che le ho indossate fino alla fine”.

 

Betty non lo chiama per nome, ma il riferimento del "soldato", racconta la figlia, è lui. Altre, che la ragazza aveva consegnato direttamente a Fiorini, sono bruciate nel tempo. Quando i due si erano incontrati, Fiorini aveva 24 anni, lei otto mesi di più. Lui era nato a Casina Rossa, campagna toscana, vicino a Pratovecchio, Arezzo. La guerra lo aveva strappato alla quieta vita rurale, fatta di corse con il carretto, gite con la bici Torpado cromata, il tifo per Girardengo. Catturato in guerra, Fiorini era stato mandato in Scozia a lavorare nei campi di prigionia. Cavoli e pane bianco per cena, pagliericci di pula di avena come giaciglio, una stufa di ghisa per riscaldarsi in baracche di cemento e paglia che contenevano fino a ventotto prigionieri per volta. Alla fine del ’44 Fiorini, dopo il trasferimento a un altro campo, aveva fatto l’incontro che avrebbe cambiato i suoi ricordi sulla guerra: Betty, una ragazza che si occupava del cinema di famiglia e dell'hotel, a Glenluce, a pochi passi dal campo di prigionia. Le aveva scritto la prima lettera in inglese, con cui l’aveva invitata a incontrarlo, segretamente, vicino al ponte della ferrovia, alle sette di sera.

 

Una cartolina della via principale di Glenluce 

 

Era buio pesto, nebbia fitta da non vedere a un metro. “Vidi arrivare una figura - racconta Fiorini nel libro - aspettai un po’ cercando di cogliere qualche dettaglio che mi consentisse di capire la presenza attesa. Poi mi feci coraggio e chiamai: "Betty, sono Bruno". Da quel momento i due si incontrarono quasi ogni giorno, per due anni, come clandestini. Lui le regalò un anello ricavato da una corona d’argento su cui aveva inciso le lettere BP, Betty Parker. Lei gli dedicò le sue poesie e lo accolse in casa in quello che fu un “tempo bello e infelice al tempo stesso”. I giorni passarono, la guerra si era avviata alla conclusione. La loro storia era arrivata alla fine. Fiorini non poteva garantirle un alto tenore di vita, così, nel ’46, tornò da solo a casa, in Italia, per cominciare una nuova vita con Ida, una ragazza del suo paese con cui vivrà per sempre. Betty rimase in Scozia, si sposò e non ebbe figli. Non si sentirono più. Sono scomparsi entrambi da una decina d’anni, ma è come se il loro legame non si fosse mai interrotto. Al libro, si sono aggiunte le poesie. E al ricordo, il futuro. La figlia di Fiorini ha creato un’associazione culturale, ‘Scrivi la tua Storia’, e il Premio letterario “Donne tra ricordi e futuro”, dedicato alle donne che curano la memoria della famiglia.