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Robert F. Kennedy dopo l'attentato 

Stati Uniti, l'assassino di Bob Kennedy vicino al rilascio dopo 53 anni

Sirhan Sirhan nel 1968 sparò al fratello di Jfk che correva per la nomination democratica. La difesa sosterrà l'uscita dal carcere per l'età avanzata e perché l'uomo ora 77enne non rappresenterebbe più un pericolo per la società
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NEW YORK. Cinquantatré anni e 82 giorni dopo gli otto colpi della calibro 22 più famosa della storia americana, un uomo di 77 anni potrebbe tornare libero. Sirhan Bishara Sirhan aspetterà per la sedicesima volta di vedere accolta la sua richiesta di uscire dal carcere, dopo aver ricevuto quindici no. I suoi legali stavolta sono ottimisti. L’avvocata, Angela Berry, ha detto che la decisione della Commissione della contea di Los Angeles dovrà basarsi su chi è oggi Sirhan. “Non possiamo cambiare il passato - è stato il suo commento - ma Sirhan non è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di rilascio”. La Commissione è intenzionata a scarcerarlo e a considerare Sirhan una persona non più in grado di rappresentare una minaccia, dopo oltre cinquant’anni di carcere dall’assassinio del senatore democratico Robert F. Kennedy, fratello del presidente americano John Fitzgerald…

NEW YORK. Cinquantatré anni e 82 giorni dopo gli otto colpi della calibro 22 più famosa della storia americana, un uomo di 77 anni potrebbe tornare libero. Sirhan Bishara Sirhan aspetterà per la sedicesima volta di vedere accolta la sua richiesta di uscire dal carcere, dopo aver ricevuto quindici no. I suoi legali stavolta sono ottimisti. L’avvocata, Angela Berry, ha detto che la decisione della Commissione della contea di Los Angeles dovrà basarsi su chi è oggi Sirhan. “Non possiamo cambiare il passato - è stato il suo commento - ma Sirhan non è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di rilascio”. La Commissione è intenzionata a scarcerarlo e a considerare Sirhan una persona non più in grado di rappresentare una minaccia, dopo oltre cinquant’anni di carcere dall’assassinio del senatore democratico Robert F. Kennedy, fratello del presidente americano John Fitzgerald, ucciso cinque anni prima.

Sirhan Sirhan 

Alla mezzanotte e un minuto della notte tra il 5 e il 6 giugno del ’68, Sihran, 24 anni, nato a Gerusalemme da una famiglia palestinese cristiana, rifugiato in un campo profughi dall’età di quattro, testimone di atrocità, come dice la sua legale, “che vedi solo nei film e nei peggiori incubi”, entrò nella storia dalla dispensa della cucina dell’Hotel Ambassador di Los Angeles: da lì, dopo esserselo trovato di fronte, aveva sparato otto colpi verso Bob Kennedy, che aveva appena concluso un discorso celebrativo nella hall dell’albergo, reduce dalla vittoria in California alle primarie democratiche per la corsa alla Casa Bianca. Il senatore era stato scortato all’uscita, passando dalle cucine, circondato da uomini della sicurezza e dai reporter. Tre pallottole andarono a segno, una quarta sfiorò la giacca del senatore. Kennedy morì poco dopo in ospedale. Aveva 42 anni.

Sirhan spiegò di aver agito a titolo personale: “Posso spiegarvelo. L’ho fatto per il mio paese”. Il palestinese raccontò di essersi sentito tradito dal sostegno di Kennedy a Israele nella guerra dei sei giorni, con Egitto, Siria e Giordania. Qualcuno notò che l’omicidio era avvenuto a ridosso del primo anniversario del conflitto, cominciato il 5 giugno del ‘67. L’assassino aveva maturato da tempo un’ossessione verso il senatore democratico. In un diario, trovato nella stanza di Sirhan, il palestinese di origine giordana aveva scritto: “La mia determinazione di eliminare R.F.K. sta diventando sempre più un’ossessione che non posso allontanare. Kennedy deve morire prima del 5 giugno”. L’attentato sconvolse l’America e la divise.

Il Los Angeles Times scrisse che quella calibro 22 era stata impugnata dall’”odio plurisecolare tra arabi e ebrei”, ma dal mondo arabo ribatterono, parlando di “autodifesa”, come risposta ai cinquanta jet Phantom che il senatore aveva fatto inviare a Israele. Anni dopo Sirhan avrebbe spiegato quale fosse la vera ispirazione: una combinazione di alcol e furore. Condannato nel ’69 alla camera a gas, rinchiuso due anni dopo nella cayenna di San Quintino, l’attentatore si era salvato perché nel ’72 la California aveva messo al bando la pena capitale, convertendola in ergastolo. La storia di quest’uomo è riapparsa ciclicamente, con nuovi retroscena per accrescerne il mito del complotto.

Nel 2003 un avvocato cospirazionista in cerca di gloria, Lawrence Teeter, aveva sostenuto che Sirhan fosse stato vittima di un “lavaggio del cervello”, era stato “programmato” per uccidere Kennedy. Si parlò di migliaia di foto dell’attentato distrutte in modo misterioso e del nastro audio di un giornalista polacco, presente la notte dell’omicidio, in cui si sarebbero sentiti in modo chiaro tredici colpi di pistola, mentre la calibro 22 di Sirhan ne aveva solo otto. Il proiettile che aveva ucciso Kennedy era entrato da dietro l’orecchio destro, ipotesi non compatibile con la posizione frontale di Sirhan. Qualcuno disse che mentre il palestinese aveva sparato, uno dello staff del presidenziale ne avrebbe approfittato per uccidere il senatore. E’ una storia che non troverà mai una versione definitiva, ma oggi può chiudersi quella dell’uomo indicato come assassino.

Il procuratore distrettuale della Contea di Los Angeles, George Gascon, ha sintetizzato il senso dell’audizione di oggi: “Se qualcuno è la stessa persona che ha commesso un crimine atroce, quella persona non sarà considerata idonea a essere rilascista. Ma se qualcuno non è più considerato una minaccia pubblica dopo più di cinquant’anni di prigione, allora il board può consigliarne il rilascio”. Gascon si definisce kennediano. Se verrà scarcerato, Sirhan andrà a vivere a casa dell’unico fratello rimasto, che abita a Los Angeles. Dopo la decisione della Commissione seguiranno novanta giorni in cui il verdetto potrà essere rivisto.