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Diario da Kabul di Alberto Cairo. "La bomba ha spazzato via ogni illusione"

(afp)

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Casa mia dista circa 11 chilometri dal centro di riabilitazione dove lavoro. La sera, per rientrare, fino a due settimane fa impiegavo un'ora, in lotta con un mare di auto. Adesso impiego 20-25 minuti al massimo. In alcune strade molti negozi restano chiusi, pochi uomini siedono a gruppi, non si vedono bambini o donne. Il nostro programma di micro-prestiti finanzia piccoli commerci, come quello degli ambulanti che vendono su carretti e carriole. Oggi ben 7 hanno chiesto una dilazione del pagamento della rata mensile: non vendono. Hanno tutti cercato di spostarsi in zone più animate, finendo per essere in tanti e litigare.

Le strade del centro sono più affollate, ma non va molto meglio. Abbiamo ordinato una ventina di computer per un corso on-line. Sono pronti per la consegna, ma il pagamento non può avvenire, mancando il contante e con le banche chiuse. Il nuovo governo continua ad annunciare "domani riapriranno" ma ogni giorno è un altro dom…

Casa mia dista circa 11 chilometri dal centro di riabilitazione dove lavoro. La sera, per rientrare, fino a due settimane fa impiegavo un'ora, in lotta con un mare di auto. Adesso impiego 20-25 minuti al massimo. In alcune strade molti negozi restano chiusi, pochi uomini siedono a gruppi, non si vedono bambini o donne. Il nostro programma di micro-prestiti finanzia piccoli commerci, come quello degli ambulanti che vendono su carretti e carriole. Oggi ben 7 hanno chiesto una dilazione del pagamento della rata mensile: non vendono. Hanno tutti cercato di spostarsi in zone più animate, finendo per essere in tanti e litigare.

Le strade del centro sono più affollate, ma non va molto meglio. Abbiamo ordinato una ventina di computer per un corso on-line. Sono pronti per la consegna, ma il pagamento non può avvenire, mancando il contante e con le banche chiuse. Il nuovo governo continua ad annunciare "domani riapriranno" ma ogni giorno è un altro domani. Il corso va rinviato. Stamani ho salvato Mirwais, addetto alle pulizie, da un sicuro malore. Avarissimo e credulone, i colleghi gli avevano raccontato che la sua banca era fallita, tutti i depositi perduti. Era pallido e sudato quando sono venuto in suo soccorso, faticando convincerlo che era una burla. Ho preferito tacere che gli esperti prevedono problemi di liquidità gravi e duraturi.

 

Oltre alle domande sul futuro del Paese, sono sempre di più gli afghani che si chiedono dove trovare il denaro per pasti, medicine, legna e gas. I nostri impiegati, per la prima volta questo mese, anziché lo stipendio, hanno ricevuto solo un piccolo acconto. E loro restano privilegiati, avranno gli arretrati, mentre la maggior parte degli afghani mangia solo se lavora. Guidando, ho notato svariati cantieri chiusi. Chi vuole correre rischi a costruire in questo clima di incertezza? Pure un notevole assembramento di rozmust, lavoratori a giornata, nei consueti angoli di raccolta, in genere affollati la mattina soltanto. Qualche giorno fa, per svuotare un magazzino, ne abbiamo ingaggiati una decina. L'auto con la quale siamo andati a cercarli è stata presa d'assalto da una folla di poveretti in attesa.

Che succederà? Migliaia di afghani se ne vanno; chi resta aspetta rassegnato di conoscere le norme talebane che regoleranno la sua vita; la speranza di ritrovata sicurezza è naufragata giovedì con le bombe all'aeroporto; l'economia è prostrata e la minaccia della fame non solo una minaccia. Povero Afghanistan, avrà bisogno di parecchio aiuto.