Afghanistan, nella Kabul dei talebani tornano i tempi della fame: “Siamo senza soldi né pane”
di Marjana Sadat , di Marjana SadatKABUL - Da più di dieci giorni, gli abitanti di Kabul vivono sotto le bandiere talebane e si sono abituati alla durezza dei talebani nei confronti di tante persone. Ma non c'è solo una durezza senza speranza. L'altro giorno, hanno anche sperimentato il primo attacco suicida dopo che i talebani hanno preso il controllo della capitale: un attacco nei pressi dell'aeroporto ha ucciso circa 173 persone e ne ha ferite più di 200. Intanto, i commerci sono inattivi e sono state imposte restrizioni al lavoro delle donne. La caduta di Kabul nelle mani dei talebani sta mettendo a dura prova la classe più povera, che fa difficoltà a trovare di che mangiare. È difficile trovare il pane e praticamente tutto il ciclo vitale è paralizzato. L'incerto futuro dell'Afghanistan e la fuga degli investitori hanno bloccato gli ingranaggi del commercio e finora non si vede una via d'uscita da questa tragica situazione economica. …
KABUL - Da più di dieci giorni, gli abitanti di Kabul vivono sotto le bandiere talebane e si sono abituati alla durezza dei talebani nei confronti di tante persone. Ma non c'è solo una durezza senza speranza. L'altro giorno, hanno anche sperimentato il primo attacco suicida dopo che i talebani hanno preso il controllo della capitale: un attacco nei pressi dell'aeroporto ha ucciso circa 173 persone e ne ha ferite più di 200. Intanto, i commerci sono inattivi e sono state imposte restrizioni al lavoro delle donne. La caduta di Kabul nelle mani dei talebani sta mettendo a dura prova la classe più povera, che fa difficoltà a trovare di che mangiare. È difficile trovare il pane e praticamente tutto il ciclo vitale è paralizzato. L'incerto futuro dell'Afghanistan e la fuga degli investitori hanno bloccato gli ingranaggi del commercio e finora non si vede una via d'uscita da questa tragica situazione economica.
Kabul, lunghissime file di persone che cercano di ritirare soldi dalle casse automatiche
Ahmad Javad ha 28 anni ed è uno delle migliaia di tassisti di Kabul. Dopo la caduta della capitale, la spesa quotidiana di Javad è scesa da 500 afghani a meno di 150, il che significa che può acquistare solo pane secco, nient'altro. La famiglia di Javad è composta da dieci persone ed è lui che porta il pane a casa, ma non sa più come mandarla avanti. "Vedi, in questo momento non c'è nemmeno una donna al mercato", dice. Javad aggiunge con tristezza: "Certi giorni piango mentre faccio la spesa, perché non posso comprare altro che questo pane". Il dolore di Javad è il dolore di migliaia di cittadini afghani che stanno vivendo nelle peggiori condizioni che abbiano mai conosciuto negli ultimi vent'anni.
Il problema non riguarda solo i lavoratori, ma anche l'intera l'economia dello Stato. Le banche non hanno denaro. La Banca centrale ha appena annunciato che tutte le banche pubbliche e private possono pagare solo 200 dollari a settimana a chi ha un conto aperto. A questo si aggiunge il fatto che, in contraddizione con quanto i talebani hanno detto ai media sui diritti delle donne, di fatto esse, come è particolarmente evidente a Kabul, non possono andare a lavorare.
Alcune donne impiegate a Kabul mi hanno detto, a condizione di mantenere l'anonimato, che i miliziani talebani non hanno permesso loro di riprendere l'attività e che il movimento si oppone alla presenza delle donne nei posti di lavoro e alla loro libertà personale. Le donne impiegate nel settore pubblico continuano a cercare di riprendere il lavoro, sperano che la situazione torni pian piano alla normalità e che ci sia un cambiamento nella "vecchia" mentalità talebana.
Due impiegate del precedente governo, su cui grava gran parte del bilancio familiare, ora sono disoccupate e vivono in una situazione di disagio e disperazione. Queste donne chiedono alla comunità internazionale, in particolare agli Usa, di non permettere ai talebani di privarle della libertà, perché questo riporterebbe l'Afghanistan agli anni più bui. Quando furono al governo del Paese, nella seconda metà degli anni Novanta, i talebani ebbero un atteggiamento duro nei confronti delle donne, escludendole dalla società e dalle attività economiche. Sembra che questo scenario di chiusura si stia ripetendo vent'anni dopo.
Marjana Sadat è un nome molto noto nel panorama dell’informazione afghana. Ha lavorato con Voice of America e Dw News, la rete televisiva più seguita e popolare in Afghanistan. Marjana ha anche rilasciato molte interviste a media internazionali sulla situazione del suo Paese. Oltre al suo ruolo di presentatrice di programmi politici, ha scritto su diversi argomenti per mezzi di informazione nazionali ed è apparsa su media internazionali per commentare la situazione sul terreno. Ha viaggiato in più di 25 Paesi per diversi eventi internazionali e conferenze.
(Traduzione di Luis E. Moriones)