Esteri

Diario da Kabul di Alberto Cairo. Un'altra notte con gli occhi aperti: gli incubi della città

Checkpoint dei talebani in una delle strade principali di Kabul (reuters)
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La maggioranza degli afghani la sera si corica presto ed è mattiniera. In città televisione e internet hanno cambiato solo in parte le abitudini, nelle campagne la gente continua a seguire sole e luce. Li imito volentieri. Non essere sui social e limitare l'uso delle mail me lo rende facile. Prendo sonno con facilità, dormo a lungo e la mattina sono di buon umore. Questo fino a tre settimane fa. Ora mi sveglio a metà notte pensando alla gente che scappa, a ciò che non ho fatto o potevo fare meglio, a chiedermi come sarà domani. Faccio brutti sogni. Come me, metà degli afghani dorme male, compresi i bambini, contagiati dall'umore dei genitori.

Raccontano tutti che l'ansia li divora, assieme alla paura della povertà e il ricordo delle regole talebane del passato. Le donne soprattutto. Ogni giorno trovo qualcuno degli impiegati con la fronte sulla scrivania. Usano la pausa-té per schiacciare un pisolino e occorre scuoterli per svegliarli. Ieri un mare di schiuma ha inondato la lavanderia per un tubo otturato, mentre Maruf russava sul tavolo da stiro come Noè sull'arca.

 

Facebook accresce l'angoscia con notizie di ogni genere: un mullah famoso urla che gli afghani del Nord non sono veri musulmani, proponendo, per correggerli, di insediare tra loro zelanti e ortodossi pashtun. Un sedicente comandante talebano minaccia un massacro tra gli sciiti-hazara: già programmato, è per il momento solo sospeso. Un altro insulta le donne: "È finita la cuccagna, state a casa svergognate". Esorto a non prestarvi attenzione, anzi, a non leggere neppure; solo degli esaltati scrivono cose del genere, ma ogni giorno vi ritornano, come drogati dipendenti. E l'umore peggiora. Ma, anche tra il nostro personale, non manca chi dorme beato, contento della nuova situazione.

 

Mi viene in mente S., addetto alle pulizie. Lavora bene, con i pazienti è gentile, mai assente. Il suo problema son le donne, che evita e ignora; se proprio deve parlare loro, lo fa guardando vistosamente altrove. All'inizio pensavo fosse timidezza o rispetto, poi mi hanno spiegato: per lui le donne sono strani esseri pericolosi e tentatori. Sono, ahimè, tanti gli afghani come lui. Chissà chi lo ha loro inculcato? Mi piacerebbe chiedere a S. se pensa lo stesso di sua madre, ma non capirebbe, ed è pure permaloso. So che una volta la capo fisioterapista, stufa di parlare a chi le voltava le spalle, gli diede degli ordini senza alzare gli occhi dal computer. Si era inviperito. Ora pare ringalluzzito, il suo momento è tornato. Mi domando la notte cosa sogni.