Come funziona il missile "Ninja" che colpisce il nemico, ma taglia i "danni collaterali". E' l'arma degli Usa contro l'Isis-K
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoSembra l’arma più crudele: un missile con sei grandi lame, che letteralmente “affettano” tutto quello che incontrano, persone o cose. I droni statunitensi lo hanno usato anche nel raid di ieri contro l’Isis-K in Afghanistan: l’unico video mostra una piccola jeep fatta a pezzi, con il tetto dell’abitacolo ridotto in strisce di lamiera. Lungo la strada, un foro perfettamente circolare, segno dell’impatto di questo ordigno.
Paradossalmente, il missile “Ninja” – così lo chiamano pure i militari statunitensi – è stato concepito come “arma umanitaria”, nella convinzione che sia lo strumento in grado di minimizzare le “vittime collaterali”: il vortice delle lame si concentra solo sul bersaglio designato, riducendo il rischio di colpire passanti o le case circostanti.
Il missile – sigla tecnica AGM-114R9X – è l’ultima creazione del Pentagono nell&rs…
Sembra l’arma più crudele: un missile con sei grandi lame, che letteralmente “affettano” tutto quello che incontrano, persone o cose. I droni statunitensi lo hanno usato anche nel raid di ieri contro l’Isis-K in Afghanistan: l’unico video mostra una piccola jeep fatta a pezzi, con il tetto dell’abitacolo ridotto in strisce di lamiera. Lungo la strada, un foro perfettamente circolare, segno dell’impatto di questo ordigno.
Paradossalmente, il missile “Ninja” – così lo chiamano pure i militari statunitensi – è stato concepito come “arma umanitaria”, nella convinzione che sia lo strumento in grado di minimizzare le “vittime collaterali”: il vortice delle lame si concentra solo sul bersaglio designato, riducendo il rischio di colpire passanti o le case circostanti.
Il missile – sigla tecnica AGM-114R9X – è l’ultima creazione del Pentagono nell’arsenale concepito per la “guerra globale al terrore”. Si tratta di una versione dell’Hellfire, un apparato a guida laser progettato per gli elicotteri da battaglia Apache destinati a fermare i tank sovietici ai tempi del Muro di Berlino. Piccolo – è lungo un 160 centimetri e largo meno di venti – quando sono stati introdotti in servizio i primi droni killer ne è diventato l’arma principale: il peso inferiore a cinquanta chili permetteva di installarlo sotto le ali degli aerei telecomandati. Centinaia di raid in tutto il mondo contro covi e comandanti di Al Qaeda sono stati condotti con gli Hellfire, adottati anche da Israele per i blitz contro Hamas a Gaza.
Inizialmente, i droni Predator e poi i più potenti Reaper, erano soliti lanciare sugli obiettivi una coppia di questi missili, l’uno venti secondi dopo l’altro. La testata però scagliava una pioggia di schegge, che finivano per devastare un’area abbastanza vasta: anche la distruzione di un’auto poteva causare morte nella strada circostante, uccidendo civili innocenti e aumentando odio e critiche contro gli americani. Così l’amministrazione Obama ha imposto al Pentagono e alla Cia di trovare alternative più precise. Prima gli ingegneri hanno ridotto la carica d’esplosivo, poi l’hanno sostituita con una testata “airbust” che non provoca schegge ma crea un’onda d’urto letale in un’area di un metro. In entrambi i casi, c’era però il rischio di vedere fallire l’attacco e non “eliminare” la vittima designata.
Dicono – senza conferme – che l’idea del “missile ninja” sia scaturita da una vecchia pubblicità degli anni Ottanta, diffusa pure sulle tv commerciali italiane, di un coltello prodigioso: il Ginsu giapponese, presentato agli spettatori mentre affettava persino le lattine. Il concetto è stato adattato all’ordigno: sei lame, ciascuna lunga meno di un metro, si aprono nel momento finale del volo, ruotando a una velocità superiore a mille chilometri all’ora. Il risultato è devastante ma – a quello che sostengono i militari statunitensi – chirurgico.
L’esistenza del nuovo missile è stata rivelata dal Wall Street Journal nel maggio 2019, quando era già stata impiegata in azione in Yemen, Siria, Iraq, Somalia e Libia. Già due anni prima, le foto dell’esecuzione di Abu Khayr al-Masri, il numero due di Al Qaeda assassinato nella regione siriana di Idlib, avevano alimentato parecchi sospetti: nelle immagini si vedeva il tetto di un’auto scardinato esclusivamente sopra il sedile anteriore destro, quello del passeggero. Tutto il resto, incluso il vetro del cruscotto, era intatto. Una precisione incredibile. Anche Jamal Al Badawi, la mente dell’attacco contro la nave militare statunitense Uss Cole nel settembre 2000, sarebbe stato ucciso con lo stesso ordigno.
Il Blade Weapon ormai è lo strumento più usato per la caccia ai terroristi, soprattutto quando si muovono su veicoli. Spesso vengono individuati grazie alla localizzazione dei telefonini, poi seguiti dai satelliti o da droni da ricognizione ad alta quota. Il bersaglio viene “puntato” da un laser, finché all’ultimo non entra in scena il robot killer che sgancia il missile. Quello che è accaduto ieri alla periferia della città afghana di Jalalabad. E che, come ha annunciato il presidente Biden, si ripeterà nei prossimi giorni contro gli attentatori di Isis-K.