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Allarme dei ministri Ue: “Kabul base del terrore. Europa nel mirino”

(ansa)

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I responsabili dell’Unione studiano le mosse contro la Jihad: coordinamento dell’intelligence e screening dei profughi
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BRUXELLES - Il rischio di nuovi attentati. E non solo in Afghanistan. Ma anche in Europa. Il consiglio europeo dei ministri della Difesa in un primo momento era stato convocato per tutti altri motivi. Doveva essere un incontro di routine. La crisi afghana ne ha stravolto l'agenda. E sul tavolo del summit riunito in Slovenia ieri e oggi l'emergenza è tornata ad essere una sola: il terrorismo.

Nei dossier che tutti i responsabili governativi si sono portati a Kranj, infatti, il rischio che il Vecchio Continente possa essere messo di nuovo nel mirino degli attentatori è diventato altissimo. Già nella cena di ieri sera, i ministri hanno provato a concordare una linea di condotta comune. Questione per niente semplice. L'ipotesi di arrivare a un documento concreto è piuttosto labile. Come troppo spesso accade, le posizioni dei partner Ue sono distanti.

BRUXELLES - Il rischio di nuovi attentati. E non solo in Afghanistan. Ma anche in Europa. Il consiglio europeo dei ministri della Difesa in un primo momento era stato convocato per tutti altri motivi. Doveva essere un incontro di routine. La crisi afghana ne ha stravolto l'agenda. E sul tavolo del summit riunito in Slovenia ieri e oggi l'emergenza è tornata ad essere una sola: il terrorismo.

Nei dossier che tutti i responsabili governativi si sono portati a Kranj, infatti, il rischio che il Vecchio Continente possa essere messo di nuovo nel mirino degli attentatori è diventato altissimo. Già nella cena di ieri sera, i ministri hanno provato a concordare una linea di condotta comune. Questione per niente semplice. L'ipotesi di arrivare a un documento concreto è piuttosto labile. Come troppo spesso accade, le posizioni dei partner Ue sono distanti.

Sebbene, almeno su un punto, una prima possibilità di azione comune è stata presa in considerazione. E oggi la discussione proseguirà proprio lungo questa direttrice: tentare di coordinare le operazioni di intelligence. Come avveniva fino a pochi anni fa in maniera stringente.

Il punto è ormai abbastanza evidente: l'Afghanistan è di nuovo un territorio in cui l'estremismo e il terrorismo possono alimentare le proprie distorsioni. L'Isis, con il recente assalto all'aeroporto, ha fatto capire quali possano essere le conseguenze della vittoria talebana. Lo Stato islamico, pur agendo separatamente e in contrasto con il rianimato regime degli studenti coranici, potrà approfittare della possibilità di avere una base territoriale.

Tutti i colloqui, infatti, che hanno accompagnato il vertice di ieri si basavano sulla preoccupazione che l'Afghanistan non è comunque sotto il totale controllo talebano (il loro esercito è composto al momento di 80 mila uomini, prima dell'11 settembre era di 300 mila). Nelle aree di ingovernabilità della regione, si inseriranno gli uomini dell'Isis e di Al Qaeda. Il terrorismo, del resto, ha bisogno di spazi fisici.

E Kabul sta diventando esattamente quello spazio. Anzi, secondo diversi report che hanno accompagnato la riunione ministeriale, potrebbe scatenarsi sul territorio afgano una sorta di concorrenza tra Isis e Al Qaeda. Una "corsa" al reclutamento che si baserà sul successo e clamore degli attentati.

I ministri della Difesa, dunque, stanno valutando quali misure assumere per prevenire eventuali attacchi. Il coordinamento dell'intelligence è la prima. La seconda è il controllo a tappeto dei profughi. Nel numero di arrivi in Europa, infatti, nessuno può escludere che ci siano anche degli infiltrati.

Un allarme che deriva anche dalla combinazione di simboli che offre il calendario. L'11 settembre è ovviamente la prima coincidenza. La seconda è data dal probabile avvio della fase finale del processo che in Belgio ha messo sotto inchiesta una decina di jihadisti per gli attacchi kamikaze del 2016. E tra poco più di due mesi, infine, ci sarà il sesto anniversario dell'attentato parigino del Bataclan. Tutte occasioni che destano non poche preoccupazioni.

Senza contare - sono alcune delle riflessioni fatte in queste ore - che un'incursione in Europa in questa fase avverrebbe in una situazione socio-economica già sfiancata dal Covid.

Non è un caso che proprio ieri, in una audizione al Parlamento europeo, Gunnar Wiegand, direttore per l'Asia e il Pacifico del Servizio europeo per l'azione esterna ha sottolineato che obiettivo dell'Ue è "evitare che l'Afghanistan diventi una base per i terroristi per progettare attacchi". Ma l'interrogativo resta sempre lo stesso: come?

Le decisioni dei titolari della Difesa europea, infatti, al momento non appaiono operative. Così come la prospettiva di un esercito comune. Che è tornato ad essere sempre nella cena di ieri oggetto di confronto. Ma senza scelte finali. Che imporrebbero misure drastiche dal punto di vista operativo ed economico. E complicate dall'addio all'Ue della Gran Bretagna. Uno dei player militari più importanti in Europa.