Diario da Kabul, tutti quei dubbi sul futuro della scuola
di Alberto Cairo , di Alberto CairoIn Afghanistan l’accesso alla istruzione, pur talora di qualità discutibile, è stato un indubbio successo dei vent’anni appena conclusi. Dopo il buio della scuola preclusa alle donne, nella primavera del 2002 il programma back to school è stato a dir poco commovente.
Rivedo l’allegra folla di scolari e scolare in marcia con cartelle e divise, così tanti da chiedersi come le aule potessero contenerli. Beneficiammo anche noi dell’apertura. Oltre alle protesi e alla terapia fisica, abbiamo infatti un programma per il reinserimento sociale delle persone disabili.
L’istruzione ne fa parte. Esorta i genitori ad iscrivere i figli disabili a scuola, distribuisce materiale scolastico, offre corsi di inglese e computer, senza dimenticare i disabili gravi che alle aule non hanno accesso: per loro un progetto speciale, scuola a domicilio.
Creato nel 1998, era vissuto in sordina poiché i talebani vedevano con diffidenza ogni inseg…
In Afghanistan l’accesso alla istruzione, pur talora di qualità discutibile, è stato un indubbio successo dei vent’anni appena conclusi. Dopo il buio della scuola preclusa alle donne, nella primavera del 2002 il programma back to school è stato a dir poco commovente.
Rivedo l’allegra folla di scolari e scolare in marcia con cartelle e divise, così tanti da chiedersi come le aule potessero contenerli. Beneficiammo anche noi dell’apertura. Oltre alle protesi e alla terapia fisica, abbiamo infatti un programma per il reinserimento sociale delle persone disabili.
L’istruzione ne fa parte. Esorta i genitori ad iscrivere i figli disabili a scuola, distribuisce materiale scolastico, offre corsi di inglese e computer, senza dimenticare i disabili gravi che alle aule non hanno accesso: per loro un progetto speciale, scuola a domicilio.
Creato nel 1998, era vissuto in sordina poiché i talebani vedevano con diffidenza ogni insegnamento non totalmente controllabile. Che fosse finanziato da stranieri poi, faceva sospettare eretiche lezioni.
Non scorderò mai il primo studente, Jawad, poliomielitico, rifiutato da tutte le scuole di Kabul. Fu un vero esperimento. E un miracolo: da zero, in pochi anni raggiunse la maturità. Cominciare con lui fu una fortuna, il successo ci entusiasmò.
Poi vennero Freishtà, timidissima, Lailà, genio in matematica, Afzal polemico coi maestri, e tanti altri. Quando, a fine anno, si presentavano da privatisti agli esami, gli esaminatori erano sbalorditi. Da dove spuntavano quegli studenti in carrozzina così bravi? Parecchi vinsero l’accesso all’università, creando scompiglio tra uscieri e docenti.
E adesso, con il nuovo regime, che succederà? Ogni genitore è in apprensione. Dopo qualche settimana di chiusura, i talebani hanno riaperto le scuole dalla prima alla sesta, alla condizione che maschi e femmine siano separati e che a queste insegnino solo donne.
Per le classi superiori ancora non si sa. Tra gli insegnanti la maggioranza sono donne: se le classi maschili saranno loro vietate, le scuole saranno in difficoltà. E come cambierà il curriculum? Cambierà, i talebani l’hanno annunciato.
Quali materie saranno aggiunte? A scapito di quali? E l’università? Se i professori non potranno insegnare alle ragazze, chi lo farà, essendo il numero delle docenti esiguo? E le nostre scuole a domicilio? Troveremo ostacoli? Gli studenti iscritti sono adesso oltre duecento.
Per la cronaca, Jawad si è laureato in America, Freishta è avvocato, Lailà insegna. Di Afzal, il polemico, non so nulla.
Alberto Cairo è responsabile del Programma di Riabilitazione Fisica del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Afghanistan