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Aleksej Navalnyj 

Navalnyj: "Vi spiego perché possiamo sconfiggere Putin e far rinascere la Russia"

Il New York Times intervista l'oppositore russo detenuto nella colonia penale di Pokrov: "Invito i russi a partecipare alle prossime elezioni. Al mondo chiedo sanzioni molto più rigide di quelle attuali, ma nei confronti di coloro che defraudano il mio paese. Diciamolo chiaramente: per il momento tutte le sanzioni sono state messe a punto per non sfiorare gli interessi dei personaggi più influenti che fanno parte della banda di malviventi vicini al Cremlino"
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In un’intervista al New York Times , l'oppositore russo Aleksej Navalnyy parla della vita che conduce nella Colonia Penale N. 2 a Pokrov, in Russia, dove è detenuto; del presidente russo Vladimir Putin; delle sanzioni internazionali imposte alla Russia; delle imminenti elezioni per la Duma, la Camera bassa del Parlamento russo; del suo avvelenamento con il Novichok, un agente nervino; del pedinamento da parte del Servizio di Sicurezza Federale, l’agenzia FSB subentrata al KGB; e di molti altri argomenti. 
Quelli che seguono sono brani estrapolati dall’intervista, ritoccati per motivi di spazio e di chiarezza. 
 
Che trattamento sta ricevendo in prigione?
“In passato, il carcere nel quale sono detenuto era famigerato per i temibili pestaggi sui detenuti. Adesso, invece, non si picchia nessuno, o quanto meno io non ne ho sentito parlare. Come dicono, però, ‘Prima lavori per la tua reputazione, poi la tua reputazione …
In un’intervista al New York Times , l'oppositore russo Aleksej Navalnyy parla della vita che conduce nella Colonia Penale N. 2 a Pokrov, in Russia, dove è detenuto; del presidente russo Vladimir Putin; delle sanzioni internazionali imposte alla Russia; delle imminenti elezioni per la Duma, la Camera bassa del Parlamento russo; del suo avvelenamento con il Novichok, un agente nervino; del pedinamento da parte del Servizio di Sicurezza Federale, l’agenzia FSB subentrata al KGB; e di molti altri argomenti. 
Quelli che seguono sono brani estrapolati dall’intervista, ritoccati per motivi di spazio e di chiarezza. 
 
Che trattamento sta ricevendo in prigione?
“In passato, il carcere nel quale sono detenuto era famigerato per i temibili pestaggi sui detenuti. Adesso, invece, non si picchia nessuno, o quanto meno io non ne ho sentito parlare. Come dicono, però, ‘Prima lavori per la tua reputazione, poi la tua reputazione lavora per te’. E in questa prigione questo è vero. Chi ha la sventura di sentirsi dire che dovrà scontare una condanna a Pokrov arriva remissivo e intimidito in modo evidente. Questo carcere è specializzato nella violenza psicologica.

Si tratta di qualcosa di gran lunga più elaborato rispetto alla violenza fisica. Qui non ti picchia nessuno, anzi al contrario: con provocazioni ininterrotte ti mettono nella posizione di essere tu che vuoi riempire di botte qualcun altro, picchiarlo o minacciarlo. E, una volta che l’hai fatto e le onnipresenti telecamere hanno ripreso tutto, l’amministrazione è ben felice di aprire un nuovo caso penale contro di te, accusandoti di aggressione e aggiungendo altri anni alla sentenza che devi scontare. Non soccombere alla provocazione: questa è la regola più importante che bisogna imparare qui. 
 
I primi mesi sono stato molto bravo a non cedere e adesso le cose vanno meglio. La situazione si è fatta più calma. Ho capito che, a conti fatti, si tratta di un’eccellente pratica cristiana. Diciamo sempre che bisogna amare il nostro nemico, quando in verità il solo pensiero di provare a comprendere e perdonare le persone che proprio non sopporti sarebbe stato impensabile fino a poco tempo fa. Tuttavia, io mi impegno tutti i giorni”.
 
Quali sono le probabilità che in prigione lei sia assassinato? 
“Nelle interviste, in circostanze come queste, tra parentesi viene sempre indicato un dettaglio di questo tipo: risata. Lei non può vedermi, ma le assicuro che sto ridendo. Per molti anni sono stato costretto a trovare giustificazioni quando dovevo rispondere a domande come: ‘Perché non è stato ancora fatto fuori?’ oppure ‘Come mai non l’hanno rinchiusa in carcere?’. Ebbene, adesso che posso spuntare entrambe queste caselle (quella riguardante il mio assassinio riporta una postilla in cui si legge ‘Beh, ci sono andati abbastanza vicini’), mi viene chiesto di valutare quante probabilità ho di morire in prigione. 
 
Naturalmente, la risposta è un po’ una battuta: le probabilità sono del 50 per cento. O mi uccideranno o non mi uccideranno. 
 
Non dimentichiamo che, ovviamente, ci troviamo davanti una persona che ha perso completamente il senno: Putin. È un bugiardo patologico, affetto da megalomania e delirio di persecuzione. Del resto, ventidue anni al potere scatenerebbero queste patologie in chiunque e quella a cui stiamo assistendo è la classica situazione di uno zar mezzo pazzo. 
 
Come ormai sappiamo, gli assassini dell’FSB hanno iniziato a pedinarmi in ogni mio spostamento nel Paese proprio il giorno dopo che ho reso noti i miei progetti di candidarmi alla presidenza. È stata una mossa furba? Dico sul serio: è da persona raziocinante ordinare ai tuoi servizi di sicurezza di assassinare il tuo avversario politico con un’arma chimica? Si tratta, naturalmente, di un’idea non proprio brillante! Eppure, Putin l’ha fatto, perché è ossessionato dalle sue paure e dalle sue idee”. 
 
Che cosa pensa delle politiche dell’Occidente volte ad applicare sanzioni alla Russia per la sua repressione dell’opposizione? 
“Non c’è bisogno di applicare sanzioni alla Russia. Sanzioni molto più rigide di quelle attuali, invece, dovrebbero essere applicate nei confronti di coloro che defraudano la Russia, che rendono molto più povera la popolazione lasciandola senza un futuro. Dovrebbero chiamarlo ‘pacchetto di sanzioni a sostegno del popolo russo contro la corruzione, le menzogne e la tirannia’.
 
Diciamolo chiaramente: per il momento tutte le sanzioni sono state messe a punto per non sfiorare gli interessi dei personaggi più influenti che fanno parte della banda di malviventi di Putin. Ne vuole una prova? Mi faccia il nome di un vero malfattore che ha sofferto a causa delle sanzioni. Aeroplani, yacht, miliardi custoditi nelle banche occidentali: ogni cosa è rimasta al suo posto. 
 
I leader occidentali, e il presidente Biden più di altri, dovrebbero dare prova di una risolutezza concreta nella lotta contro la corruzione. Prima di tutto, quindi, smettiamo di chiamare gli oligarchi di Putin ‘uomini d’affari’. Qualsiasi fuorilegge come Putin o qualsiasi mafioso che si definisca ‘businessman’ è considerato immediatamente ‘quasi uno dei nostri’, una persona con la quale fare affari. 
 
Le dichiarazioni dei responsabili e degli aderenti ai comitati anticorruzione, formatisi di recente al Congresso degli Stati Uniti, sono perfette. I deputati del parlamento europeo sono determinati ad applicare sanzioni nei confronti degli oligarchi. I rami esecutivi di entrambe le sponde dell’Atlantico, invece, lottano contro un esercito di legali, lobbisti e banchieri che si battono per il diritto all’impunità di chi possiede denaro sporco e macchiato di sangue. 
 
Per questi motivi, lancio un appello affinché si prendano di mira i singoli oligarchi e malfattori. Se l’Occidente lo facesse, godrebbe del pieno sostegno della società civile russa e ogni sua iniziativa sarebbe accolta con giubilo. Agli occhi delle persone comuni, sono esattamente i provvedimenti di questo tipo a dimostrare che l’Occidente non è ipocrita – non sono tutti uguali – e che finalmente qualcuno si schiera a favore degli interessi delle persone comuni.” 
 
Secondo lei, la minaccia da parte dell’Occidente di ulteriori sanzioni contribuisce a proteggerla durante la detenzione? 
“È difficile dirlo. Da una parte, con il reddito reale della popolazione in caduta libera per il settimo anno consecutivo, Putin è francamente preoccupato per l’eventualità di nuove sanzioni settoriali, che potrebbero far crollare del tutto l’economia russa. D’altra parte, Putin da tempo ha fatto del non cedere mai alle pressioni il marchio di fabbrica distintivo della sua lotta irrazionale. Se me lo chiedessero, io farei l’esatto contrario, anche a discapito dei miei interessi. Come dicono in Russia, ‘pur di fare dispetto a mia mamma, lascerò che mi vengano i geloni alle orecchie.’”
 
 
Tra un mese in Russia ci saranno le elezioni. Lei sente di poter sconfiggere Putin? Pensa che il cambiamento politico sia realizzabile tramite il sistema elettorale russo o che sia necessario attendere che Putin muoia o vada in pensione? 
“La risposta alla domanda ‘può sconfiggere Putin?’ la stiamo ricevendo proprio in questo momento. La campagna per la Duma è in corso e l’unica notizia è quella dei candidati estromessi dalle liste elettorali. Prima hanno vietato a tutti coloro che hanno lavorato nella nostra organizzazione di candidarsi, definendoli estremisti. Poi hanno estromesso dalle liste dei candidati tutti coloro che ci hanno aiutato in vario modo. Infine, hanno messo al bando perfino la ‘opposizione sistemica’ che poteva vincere con il nostro supporto. Adesso stanno estromettendo dalle liste elettorali addirittura i candidati ordinari, temendo che il nostro ‘voto intelligente’ (la strategia di voto per la quale chiediamo agli elettori un sostegno corposo per il candidato più forte dopo il primo, per dargli maggiori possibilità di vittoria e di sconfiggere il candidato del governo) li porti alla vittoria. 
 
Insomma, le rispondo con fermezza e senza la minima esitazione: sì. Se potremo prendere parte alle elezioni, anche senza risorse economiche o una rete adeguata di informazioni, sconfiggeremo il partito di Putin, Russia Unita. Ci riusciremo. Adesso. Alle elezioni federali e regionali. Nelle città più grandi, per riuscirci non dovremo nemmeno fare sforzi immani. 
 
Noi stiamo offrendo al popolo russo un’alternativa e lo stiamo facendo adesso. Il nostro programma di governo è migliore. Abbiamo una visione per il futuro della Russia, mentre Putin non l’ha. 
 
Putin non è eterno, né dal punto di vista fisico né da quello politico.  Ciò che più conta è che il regime di Putin è una calamità storica, non una fatalità. È il frutto della scelta della corrotta famiglia Eltsin, e prima o poi si porrà rimedio a quell’errore. A quel punto, la Russia potrà cambiare strada e proseguire lungo la strada europea democratica di sviluppo. Accadrà perché è questo che il popolo desidera”. 
 
I russi dovrebbero esprimere il loro voto alle elezioni parlamentari del mese prossimo? 
“Sì, noi invitiamo a partecipare alle elezioni anche se sembrano sempre più una farsa. Seggi aperti per tre giorni, estromissione dei candidati, messa al bando degli osservatori internazionali. Invitiamo la popolazione a recarsi alle urne per un motivo ben preciso: la nostra strategia del ‘voto intelligente’ funziona anche in queste circostanze. 
 
Non tutto funziona ovunque: in alcune regioni del Paese i risultati sono semplicemente riscritti a tavolino. Di sicuro, però, nelle grandi città le cose funzionano. Abbiamo collaudato la nostra strategia per parecchi anni, a Mosca, a San Pietroburgo, nelle città siberiane. E ovunque si è rivelata un successo. Per la prima volta in vent’anni, possiamo sconfiggere i candidati filogovernativi nei distretti a mandato unico. Certo, adesso non stiamo parlando di eleggere i candidati migliori – tutti quelli che sono stati estromessi dalle liste elettorali. Però, possiamo non eleggere quelli sui quali punta il Cremlino. La parola chiave è ‘eleggere’: saranno gli elettori, e non Putin, a scegliere i candidati che devono diventare membri del Parlamento. 
 
Questo approccio diminuisce la maggioranza di Putin, fa breccia nel monopolio di Russia Unita e rende il sistema politico più articolato. Infine, ciò che più conta, grazie al ‘voto intelligente’, la volontà dei cittadini riacquista valore”.
 
In buona parte, lei ha dato vita al suo movimento basandosi sulla lotta alla corruzione. Il carcere le ha fatto cambiare le sue idee politiche? 
“La lotta contro la corruzione è la nostra specialità. Ancora oggi considero la corruzione uno dei problemi più gravi della Russia, perché danneggia il Paese, sottrae al popolo il suo futuro e ostacola qualsiasi percorso riformista. La corruzione è il presupposto su cui si basa l’attuale governo. 
 
Il mio Paese potrebbe diventare fin d’ora uno Stato ricco e di successo seguendo il sentiero di sviluppo dell’Europa. Siamo, come qualsiasi altra nazione, un Paese particolare, ma siamo Europa. Siamo l’Occidente. La struttura politica di base dovrebbe essere la democrazia parlamentare, ed elezioni irreprensibili, tribunali indipendenti e libertà dei media dovrebbero essere i presupposti intangibili della nuova Russia. 
 
L’obiettivo più importante del nuovo governo dovrebbe essere l’aumento dei redditi della popolazione. I russi sono troppo poveri. Sono i cittadini poveri di un Paese ricco. 
 
La povertà spaventa i russi più di qualsiasi altra cosa. Qui in prigione, me ne sono convinto una volta di più. Mi trovo ad appena cento chilometri da Mosca, ma nell’aria aleggia sempre questa sensazione di miseria, di assenza di un futuro. I detenuti poveri fumano le sigarette dividendosele a metà. I dipendenti poveri della struttura hanno salari miserabili. Gli infermieri dell’ospedale carcerario guadagnano così poco che solo parlarne li mette in imbarazzo.  
 
Nell’aria, cosa quanto mai importante, si percepisce qualcosa di ancora più forte: una sorta di melanconia, la chiara consapevolezza che non cambierà mai niente. Purtroppo, questa consapevolezza non conduce a protestare o a esigere una vita migliore, bensì all’indifferenza e alla cieca obbedienza. L’esperienza, però, insegna che è facile che la cieca obbedienza si trasformi in collera. 
 
Le nuove sfide globali ci stanno dicendo che la Russia dovrebbe mettersi alla testa della battaglia contro il cambiamento del clima. Preservare le foreste siberiane e i corsi d’acqua, importanti per la sopravvivenza dell’intero pianeta, è la nostra missione storica. Viviamo in tempi senza precedenti: vi sono sì gravi conflitti locali e regionali, ma non c’è una guerra mondiale. Non abbiamo nemici che cerchino di combatterne una. Otteniamo profitti straordinari dalle esportazioni di materie prime. Dobbiamo cogliere questa occasione, così che la storia della prima metà del XXI secolo diventi per il popolo russo un’epoca segnata dal progresso e dalla prosperità, e non un periodo di decadimento e di miseria come adesso”.
(Copyright The New York Times. Traduzione di Anna Bissanti)