Checché se ne dica viviamo ancora in un'epoca imperialista, almeno metaforicamente. Il ritiro dall'Afghanistan segna un momentaneo declino dell'impero americano e fa registrare la momentanea ascesa degli imperi russo e cinese. L'America in Afghanistan ha fallito perché le sue forze militari non sono riuscite a mettere ordine in una società islamica complessa. Questa incapacità ha conseguenze geopolitiche.
Il fatto che gli americani si siano ritirati prima di aver stabilizzato l'Afghanistan rischia di creare un vuoto che inizialmente Russia e Cina esiteranno a riempire, nella speranza che, quando l'Afghanistan si sarà in qualche modo stabilizzato sotto i talebani, si possa accedere al Paese per sfruttarne le risorse naturali e per rendere l'Asia centrale più interconnessa via terra e via mare.
Checché se ne dica viviamo ancora in un'epoca imperialista, almeno metaforicamente. Il ritiro dall'Afghanistan segna un momentaneo declino dell'impero americano e fa registrare la momentanea ascesa degli imperi russo e cinese. L'America in Afghanistan ha fallito perché le sue forze militari non sono riuscite a mettere ordine in una società islamica complessa. Questa incapacità ha conseguenze geopolitiche.
Il fatto che gli americani si siano ritirati prima di aver stabilizzato l'Afghanistan rischia di creare un vuoto che inizialmente Russia e Cina esiteranno a riempire, nella speranza che, quando l'Afghanistan si sarà in qualche modo stabilizzato sotto i talebani, si possa accedere al Paese per sfruttarne le risorse naturali e per rendere l'Asia centrale più interconnessa via terra e via mare.
Rispetto a Russia e Cina, ma anche a Pakistan e India, l'interesse americano può, almeno nelle valutazioni dell'amministrazione Biden, ridursi all'antiterrorismo che essa ritiene di poter svolgere anche rimanendo a distanza. Tuttavia, l'Asia centrale avrà un'importanza considerevole nella geopolitica del XXI secolo. Per valutarlo correttamente bisogna combinare la visione del mondo di Mackinder con la teoria del Rimland dello studioso Nicholas J. Spykman. Le idee dei due sono normalmente considerate contrapposte: Mackinder credeva che la chiave per il dominio del mondo fosse l'entroterra del continente eurasiatico, Spykman invece credeva che fosse la sua fascia costiera navigabile.
La strategia di contenimento dell'America durante la guerra fredda consisteva nell'impedire all'Urss, la grande potenza dell'entroterra continentale, di espandersi fino alla fascia costiera. I sovietici si sentirono accerchiati e, quando nel 1979 invasero l'Afghanistan, erano in parte motivati dal desiderio di spingersi a sud, verso l'Oceano Indiano, per spezzare il cerchio. Nonostante l'invasione sovietica dell'Afghanistan, queste aspirazioni rimasero confinate nel regno delle teorie astratte. Però, grazie ai progressi delle infrastrutture di trasporto, il potenziale geopolitico dell'Afghanistan sta per arrivare a maturazione.
È possibile che l'amministrazione Biden non se ne renda ancora conto. La sua strategia indopacifica, progettata per contrastare la Cina, richiama molto le idee di Spykman. Ritirandosi dall'Afghanistan senza aver compiutamente articolato una strategia diplomatica e di sicurezza per l'Asia centrale, la squadra di Biden ha scelto la linea costiera rispetto al cuore del continente. Tuttavia, le due aree sono destinate a fondersi e molto dipenderà dall'Afghanistan.
Dopo il ritiro degli americani, le potenzialità e i problemi dell'Afghanistan si ripercuoteranno sul resto dell'Asia centrale, sotto forma di masse di rifugiati, di flussi di terroristi attraverso le ex repubbliche sovietiche del Kirghizistan, dell'Uzbekistan e del Turkmenistan o di gasdotti che potrebbero attraversare l'Afghanistan per trasportare il gas del Turkmenistan verso sud, fino ai porti pachistani sull'Oceano Indiano. Allo stesso tempo, l'Asia centrale sta per iniziare il processo che la porterà a diventare un insieme organico all'interno del quale l'Afghanistan, le ex repubbliche sovietiche e la provincia cinese dello Xinjiang si influenzeranno sempre di più.
Questa grande area dell'Asia centrale ora è al centro della Belt and Road Initiative (Bri) cinese. Per molti secoli, con poche eccezioni, la Cina non è stata in grado di diventare una vera potenza marittima perché era distratta dai problemi di sicurezza lungo i suoi confini terrestri. Ora che i confini sono sicuri, la Cina può permettersi il lusso di costruire una flotta imponente. Oltre a spingersi a ovest dello Xinjiang, attraverso l'Asia centrale, verso l'Iran e oltre, la Bri si spingerà a sud, attraverso il Pakistan, verso il porto di Gwadar, costruito dai cinesi sull'Oceano Indiano. Questa via potrebbe includere diramazioni nell'Afghanistan pacificato.
Maggiore è l'interconnessione fra il cuore del continente e la sua fascia costiera, più la Bri cinese acquisisce importanza per la regione, più aumentano le chance per la Cina di acquisire il controllo dell' "Isola-mondo" di Mackinder e del Rimland di Spykman. Questo è puro imperialismo, molto mercantilista, e ricorda, dal punto di vista cartografico, l'epoca della dinastia Tang.
La Russia non starà a guardare. Il russo è ancora una lingua franca in buona parte dell'Asia centrale e nell'area i servizi militari e di sicurezza della Russia sono ancora in vantaggio rispetto ai cinesi. Russia e Cina sono alleati strategici, ma in Asia centrale sono in competizione. Di conseguenza, l'America dovrebbe fare in modo che nessuna delle due potenze acquisisca il controllo dell'Asia centrale. A tal fine gli Usa dovranno restare attivi nella regione e non solo monitorare i terroristi di base in Afghanistan. Non intendo che debbano mandare truppe, ma impostare una strategia diplomatica ed economica solida e ben definita. Altrimenti la Cina potrebbe finire per dominare l' "Isola-mondo".
Ricordiamoci che gli Usa hanno vinto la seconda guerra mondiale e la guerra fredda perché in Eurasia non c'era una potenza dominante e perché il peso economico e geopolitico del Nord America è stato sufficiente per prevalere. La Cina non dovrà mai riuscire a dominare l'Eurasia nello stesso modo in cui gli Stati Uniti hanno dominato geopoliticamente l'emisfero occidentale.
Nel frattempo, né la Cina, né la Russia si stanno buttando a capofitto nell'Afghanistan. Almeno nel breve termine, sarà interesse della Russia, anch'essa preoccupata dal terrorismo islamico, non impedire agli Usa di monitorare i gruppi estremisti in Afghanistan. L'atteggiamento della Cina è simile perché è preoccupata dalla possibilità che l'Afghanistan precipiti nel caos. Finché non sarà chiaro se i talebani siano in grado di governare il paese assisteremo a un gioco attendista. Solo dopo potrà cominciare il futuro che ho prospettato.
Robert D. Kaplan è titolare della cattedra di geopolitica al Foreign Policy Research Institute. Il testo che pubblichiamo
è uscito su “The Spectator”