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Afghanistan, in strada con i talebani tra mitra e preghiere: "Chi scappa sbaglia”

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La popolazione continua a fuggire dai nuovi padroni dell'Afghanistan. I jihadisti: "Gli americani hanno lasciato solo corruzione, sapremo ricostruire"
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KABUL - Nella strade di Kabul si respira nervosismo. Un clima di sospensione verso il futuro, di attesa per la formazione del nuovo governo talebano. Lungo le vie del bazar è tutto un brusio e vociferare di opinioni mentre i combattenti talebani sono in fermento per capire chi li rappresenterà dopo questi lunghi vent'anni.

Sono le 13.00, molte persone si dirigono verso le moschee della città per le preghiere che scandiscono la giornata. Le moschee rappresentano il punto di incontro tra la popolazione e i talebani. Questo connubio indissolubile tra vita quotidiana e guerra, tra lavoro e preghiera è la cifra dei talebani come forza politica.

"Rispetto molto i talebani", afferma Amir che si trova proprio davanti all'ingresso della moschea Pull Khasti, a pochi passi dal ministero dell'Informazione e della Cultura, tra i cuori pulsanti del potere degli studenti coranici.

Inizia la preghiera, la voce dei muezzin si diffonde attraverso i m…

KABUL - Nella strade di Kabul si respira nervosismo. Un clima di sospensione verso il futuro, di attesa per la formazione del nuovo governo talebano. Lungo le vie del bazar è tutto un brusio e vociferare di opinioni mentre i combattenti talebani sono in fermento per capire chi li rappresenterà dopo questi lunghi vent'anni.

Sono le 13.00, molte persone si dirigono verso le moschee della città per le preghiere che scandiscono la giornata. Le moschee rappresentano il punto di incontro tra la popolazione e i talebani. Questo connubio indissolubile tra vita quotidiana e guerra, tra lavoro e preghiera è la cifra dei talebani come forza politica.

"Rispetto molto i talebani", afferma Amir che si trova proprio davanti all'ingresso della moschea Pull Khasti, a pochi passi dal ministero dell'Informazione e della Cultura, tra i cuori pulsanti del potere degli studenti coranici.

Inizia la preghiera, la voce dei muezzin si diffonde attraverso i megafoni per le strade della città e la gente s'inginocchia a pregare. I kalashnikov dei guerriglieri si appoggiano lievemente ai soffici tappeti e i corpi si uniscono in questo rituale d'unità tra la gente comune e i nuovi padroni di Kabul. È questa la forza dell'Afghanistan talebano, tutto è rivolto verso la dimensione verticale.

Chi, per forza di cose, ha bisogni più impellenti o teme per la propria vita e guarda alla dimensione orizzontale, cerca di andarsene. Ma c'è anche chi vuole restare. "L'economia non è un dramma", afferma Arshaf all'uscita della moschea. "Con l'aiuto di Dio si potranno risolvere tutti i problemi, finalmente avremo un governo di persone ispirate".

Il mondo talebano è un misto d'interpretazione ultra conservatrice del Corano, di guerra e valori tradizionali. Quando non sono sulle camionette a pattugliare la città, amano riposarsi tra i giardini delle moschee o sedersi in cerchio a chiacchierare di politica, talvolta prendendo decisioni importanti. Id Gah è la seconda moschea più importante della città, dove la popolazione si riversa per le due grandi preghiere che contraddistinguono le festività mussulmane.

I talebani prediligono questo posto privato che rimane chiuso al resto della cittadinanza durante l'anno. Sui soffici prati e vicino alla lunga fontana trovano ristoro. Amano sedersi in cerchio tra di loro a parlare di teologia. Ammar è di origine pashtun. Nel suo villaggio i talebani difendevano la popolazione dalle bande dei ladroni.

È rimasto affascinato dalla personalità del mullah Omar e in questi vent'anni ha fatto tutta la gavetta per diventare comandante. Sogna un Afganistan senza corruzione, "laddove gli americani hanno fallito". Si avvicina Nuridin un altro comandante. È tra i responsabili della sicurezza dell'aeroporto. "La situazione è molto compromessa", conferma, "ma grazie all'arrivo degli esperti della Qatar Airways i voli potrebbero riprendere molto presto sulla tratta Kabul - Islamabad".

Commenta gli sviluppi per la formazione del governo. "Mi auguro che il figlio del mullah Omar, Mohammad Yaqoob, ricopra un ruolo di primo piano". "Sicuramente troveremo un accordo pacifico con i nostri fratelli del Panshir", prosegue, "non hanno alternative". Tralasciando i violenti scontri tra gli uomini di Massud e i talebani di queste ore.

La famiglia ricopre un ruolo centrale nella vita di Nuridin, che per il futuro di tutti gli afgani spera possa prevalere uno spirito di pace e legalità. Questa voglia di onestà sembra prevalere tra le motivazioni che spingono tante persone ad abbracciare la causa talebana. Ironico per un paese che fonda circa il 10% del suo prodotto interno lordo sull'esportazione di oppio.

Karim, Umar e Tarfah scendono lentamente le scale della moschea. I tre talebani col mitra a tracolla siedono in cerchio sul prato. Riconoscono che tanti afghani vogliono lasciare il paese attanagliati dai problemi economici, assaliti dalla disperazione o dalla paura. "Nonostante tutto sbagliano", dicono. "È una situazione molto difficile ma c'è un paese da ricostruire, rimarrà chi ama l'Afganistan". Una frase ricorrente per chi prende il potere con il sangue e disprezza la libertà.