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Afghanistan, l’esodo degli hazara: “Gli studenti coranici ci massacrano”

La lunga fila degli hazara al confine con il Pakistan 

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Sono la minoranza sciita dell’Afghanistan, fuggono dai talebani. Ma il confine pachistano è chiuso. “Andranno a piedi verso l’Europa”
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Islamabad - Chiediamolo agli hazara come sono i nuovi talebani. Chiediamolo a Faisal, che da tre giorni è schiacciato con la moglie e i tre figli nel carnaio della Porta dell'Amicizia, che, a dispetto del nome, il Pakistan ha deciso di sbarrare. "Mio fratello è stato ucciso dagli studenti coranici perché hazara, cosa altro posso fare io se non scappare?". Chiediamolo a Jan quanto sono diversi i talebani del 2021. Ha 18 anni ed è nascosto in un'imambargah - la sala delle preghiere degli sciiti - ad Hazara Town, il quartiere di Quetta divenuto il ricovero dei perseguitati.

Jan è accampato in uno stanzone insieme a 184 famiglie, 523 persone che in qualche modo hanno attraversato la frontiera. "Facevo il soldato, quando Kabul è caduta mi ha chiamato mio padre e mi ha detto che tre miliziani armati erano a casa nostra per cercare me - ricorda - dopo la telefonata non ho più avuto notizie di lui". Chiediamolo a qu…

Islamabad - Chiediamolo agli hazara come sono i nuovi talebani. Chiediamolo a Faisal, che da tre giorni è schiacciato con la moglie e i tre figli nel carnaio della Porta dell'Amicizia, che, a dispetto del nome, il Pakistan ha deciso di sbarrare. "Mio fratello è stato ucciso dagli studenti coranici perché hazara, cosa altro posso fare io se non scappare?". Chiediamolo a Jan quanto sono diversi i talebani del 2021. Ha 18 anni ed è nascosto in un'imambargah - la sala delle preghiere degli sciiti - ad Hazara Town, il quartiere di Quetta divenuto il ricovero dei perseguitati.

Jan è accampato in uno stanzone insieme a 184 famiglie, 523 persone che in qualche modo hanno attraversato la frontiera. "Facevo il soldato, quando Kabul è caduta mi ha chiamato mio padre e mi ha detto che tre miliziani armati erano a casa nostra per cercare me - ricorda - dopo la telefonata non ho più avuto notizie di lui". Chiediamolo a questo popolo di afghani vessati, offesi, segregati, disprezzati, violentati e massacrati, cosa si deve aspettare il mondo dal secondo Emirato Islamico d'Afghanistan.

 

Sono gli occhi a tradirli. Il taglio orientaleggiante (dicono che siano di origine mongola, ma la tesi è dibattuta) li rende riconoscibili ovunque. Li vedi nella folla pressata sul lato afghano della Porta dell'Amicizia, li trovi a Chaman sul lato pachistano quando sfilano silenziosi tra centinaia di pashtun. Quegli occhi a mandorla raccontano insieme la loro storia e la loro condanna.

Gli hazara rappresentano il 10 per cento della popolazione afghana, vivono nelle regioni montuose del centro del Paese, sono una minoranza etnica di fede sciita e, per questo, vittima di sterminio. I talebani li disprezzano. I terroristi dell'Isis, e in generale tutti i gruppi fondamentalisti sunniti, danno loro la caccia. Negli anni Novanta gli hazara avevano finalmente un leader politico carismatico che lottava per loro, si chiamava Abdul Ali Mazari: i talebani nel 1995 lo hanno arrestato, torturato e lasciato cadavere in una via di Ghazni. Ancora lo scorso luglio un report di Amnesty International denunciava l'assassinio di nove uomini hazara nel villaggio di Mundarakht, a cinque ore di macchina da Kabul. Uno di loro è stato strangolato con la sua stessa sciarpa, gli hanno strappato pezzi di carne dal braccio.

 

Gli hazara stanno scappando, sono i più angosciati. Non hanno il dubbio di essere a rischio della vita sotto il regime talebano, ne sono certi. A migliaia hanno raggiunto a piedi Spin Boldak, l'ultimo distretto della provincia di Kandahar prima del confine, la porta dell'Amicizia è lì a due passi ma è chiusa. Il governo di Islamabad, infatti, il 28 agosto ha deciso di accettare solo chi è residente nella provincia di Kandahar o chi ha il passaporto pachistano. Gli hazara, nel 99 per cento dei casi, non hanno né il primo né il secondo requisito. La paura, però, continua a spingerli alla frontiera orientale.

"Prima del 17 agosto - spiega un ufficiale del ministero dell'Interno del Balochistan, con la garanzia dell'anonimato - dall'Afghanistan arrivavano quotidianamente 6 mila persone, per lo più per motivi di salute o di commercio. Dal 17 al 27 agosto gli ingressi sono saliti a 18 mila al giorno, con una media di 4.500 donne e 3.000 bambini". In una decade hanno superato il varco 180 mila persone. "La maggior parte di chi fugge è di etnia hazara, proveranno a chiedere alle ambasciate straniere il visto per motivi umanitari". E se non glielo danno? "Si incammineranno verso l'Iran e la Turchia per andare in Europa".

 

 

Dal 28 agosto, la Porta è quasi del tutto serrata. Le autorità pachistane collaborano coi talebani per controllare il traffico in entrata e in uscita. Gli attraversamenti sono diminuiti dell'80 per cento. Il governo di Islamabad non permette a nessun afghano di presentare la richiesta di asilo politico. Sono come coloro che sono sospesi.

Tra Chaman e Quetta, la capitale del Balochistan, ci sono 120 chilometri. È la strada dove i furbi si approfittano degli ultimi. I tassisti si sono messi a speculare con le tariffe. "All'inizio chiedevamo ai profughi 500 rupie (2,5 euro, ndr), adesso 1.500", ammette Din Mohammad, che guida uno dei taxi. "Anche i cittadini comuni senza licenza girano in macchina e si fanno pagare per prendere su gli afghani". Le guardie pachistane hanno rimesso in funzione i check-point, a volte controllano a volte pretendono gli ultimi spiccioli rimasti nelle tasche degli hazara.

 

Chi riesce ad arrivare a Quetta, in macchina o a piedi, si nasconde ad Hazara Town, la zona occidentale della città. Gli scout Alamdar stanno dando loro una mano. Kashif Hazara, capo scout, ha contato per Repubblica quelli a cui sta portando acqua, pane e coperte da quando i talebani si sono ripresi il Paese: sono 338 famiglie.