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Libia, scontro aperto per il controllo del petrolio

Il governo vuole la testa del capo della Noc, Mustafa Sanallah che però rifiuta di dimettersi e cerca alleati. Il presidente del Parlamento Agila Salah accusa il primo ministro di “arroganza”. A Tripoli battaglia per una notte fra milizie che erano alleate contro Haftar 
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NEI GIORNI in cui l’attenzione del mondo intero è stata catturata quasi esclusivamente dal ritiro dell’America dall’Afghanistan, la Libia è ritornata in una fase di scontro politico altissimo. E anche di confronto militare. 

Ieri, venerdì, a Tripoli due milizie di ispirazione islamista, alleate nella guerra contro il generale Haftar, si sono affrontate a colpi di armi pesanti in un quartiere meridionale della capitale. Uno scontro fra la “Brigata 444” e la milizia “Ghneiwa” per limitare l’una il potere dell’altra nella caotica geopolitica della Tripolitania.


Ma anche lo scontro politico all’interno del sistema libico sta salendo a livelli di guardia. Innanzitutto, col poderoso contrasto fra il premier Abdel Hamid Dbeibah e il suo ministro del Petrolio contro il capo della Noc, Mustafa Sanallah. 

NEI GIORNI in cui l’attenzione del mondo intero è stata catturata quasi esclusivamente dal ritiro dell’America dall’Afghanistan, la Libia è ritornata in una fase di scontro politico altissimo. E anche di confronto militare. 

Ieri, venerdì, a Tripoli due milizie di ispirazione islamista, alleate nella guerra contro il generale Haftar, si sono affrontate a colpi di armi pesanti in un quartiere meridionale della capitale. Uno scontro fra la “Brigata 444” e la milizia “Ghneiwa” per limitare l’una il potere dell’altra nella caotica geopolitica della Tripolitania.


Ma anche lo scontro politico all’interno del sistema libico sta salendo a livelli di guardia. Innanzitutto, col poderoso contrasto fra il premier Abdel Hamid Dbeibah e il suo ministro del Petrolio contro il capo della Noc, Mustafa Sanallah. 

La Noc non è altro che la National Oil company, ovvero l’Eni libico. La società che governa la galassia di compagnie che in tutto il paese estraggono, trasportano, lavorano e insomma gestiscono l’unica ricchezza del paese: il petrolio. Il 24 agosto il ministro del Petrolio Mohammed Aoun ha deciso di sostituire il capo della Noc, l’ingegner Mustafa Sanallah. Dalla rivoluzione Sanallah di fatto era diventato lui stesso la Noc: ha lottato contro tutto e contro tutti per rimettere in piedi il settore, per riportarlo a una capacità di estrazione di quasi 1,2 milioni di barili al giorno, come ai tempi di Gheddafi. Garantendo introiti di miliardi di dollari per uno Stato libico da anni al collasso. 

Aoun con l’intesa del premier Dbeibah ha con una lettera annunciato la sostituzione di Sanallah nominando al suo posto Jadallah al Awkali, membro del board in quota Cirenaica. Sanallah quel giorno era a Milano, impegnato in negoziati con l’Eni italiana. Sanallah si è rifiutato di eseguire l’ordine del ministro, dicendo di essere pronto a dimettersi solo in caso di una decisione di tutto il Consiglio dei ministri. Dopo poche ore, lo stesso Al Awkali, che per anni ha lavorato con Sanallah, ha scritto al governo dicendo di non poter accettare il nuovo incarico, di non essere in grado di farlo.

Rientrato a Tripoli Sanallah ha riunito il board (anche con Al Awkali), assieme a tutti i dirigenti di tutte le compagni partecipate della Noc e di tutte le unità della compagnia. Tutti hanno offerto la propria solidarietà al dirigente.

In un'intervista Aoun allora ha lanciato una prima accusa a Sanallah, sostenendo che l’ingegnere si era recato a Milano “senza permesso” per l’incontro con i vertici di Eni e di Mellitah Oil and Gas (Mog, joint-venture paritetica tra le due compagnie): “Gli incontri di Sanallah a Milano e a Tripoli sono inaccettabili e calpestano le leggi dello Stato”, ha detto Aoun. Sono anni che Sanallah ha continuato a viaggiare in tutto il mondo, a stringere accordi con ogni compagnia avesse il coraggio di continuare a lavorare in Libia.

Cosa ci sia dietro il braccio di farro sulla Noc è chiaro: il ministro del Petrolio vorrebbe avere un uomo a lui fedele al vertice della compagnia. La verità è che lo stesso premier Dbeibah ha bisogno disperato di mettere sotto controllo la Noc innanzitutto per una ragione immediata: da mesi il suo governo non riesce a farsi votare un bilancio dalla Camera dei Rappresentanti. Il presidente del Parlamento Agila Salah assieme ad altri leader, anche della Tripolitania, ritiene che Dbeibah non abbia intenzione di rispettare l’accordo stretto nel momento in cui Dbeibah è stato designato come capo di un governo di unità nazionale. Il patto è che lui non si sarebbe presentato alle elezioni previste per il 24 dicembre per correre ancora come capo di un nuovo governo. Ma Dbeibah pensa di continuare la sua avventura politica, e ha bisogno di molti soldi, subito, per far vedere ai cittadini libici, agli elettori, di essere in grado di migliorare le cose nel paese. 

La Noc è una macchina che produce miliardi di dollari all’anno. Ma quei fondi non vanno direttamente al governo. Vengono versati nei conti della Banca centrale, controllata dal governatore Sadiq El Kebir, anche lui un funzionario non allineato alle volontà del premier. I pagamenti versati alla Banca Centrale vengono poi girati alla Noc per le sue esigenze, e i ricavi allo Stato seguendo una procedura che prevede l'ok del Parlamento.

Ma il presidente del palamento Agia Salah è in rotta di collisione don Dbeibah. In un’intervista ha dichiarato apertamente che la Camera dei Rappresentanti è pronta a ritirare la fiducia al governo se il premier non parteciperà all’audizione prevista da settimane ma che Dbeibah sta rinviando di continuo. Viaggiando moltissimo all’estero. Agila Salah ha avvertito Dbeibah che se non si presenterà in aula “confermerà un comportamento è arrogante, che non rispetta la Camera dei Rappresentanti”.