Oxford e Cambridge addio, Brexit e Covid dimezzano gli studenti europei
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA – Goodbye Inghilterra! Gli studenti europei disertano quella che era la loro principale meta all’estero: il numero totale degli iscritti alle università inglesi provenienti dai Paesi della Ue è sceso da 27.750 lo scorso anno a 11.700 per l’anno accademico 2021-2022 che inizia tra pochi giorni.
La causa del clamoroso calo, evidenziato dalle cifre dello Universities & Colleges Admissione Service secondo quanto riporta l’agenzia di stampa tedesca Dpa, sembra essere la Brexit. Se la pandemia da Covid ha in parte contribuito a diminuire il numero dei giovani che scelgono di studiare all’estero, gli esperti non sembrano avere dubbi che è stato l’effetto dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea ad allontanare gli studenti del continente da quelle che sono considerate le seconde università migliori del mondo dopo i college degli Stati Uniti.
LONDRA – Goodbye Inghilterra! Gli studenti europei disertano quella che era la loro principale meta all’estero: il numero totale degli iscritti alle università inglesi provenienti dai Paesi della Ue è sceso da 27.750 lo scorso anno a 11.700 per l’anno accademico 2021-2022 che inizia tra pochi giorni.
La causa del clamoroso calo, evidenziato dalle cifre dello Universities & Colleges Admissione Service secondo quanto riporta l’agenzia di stampa tedesca Dpa, sembra essere la Brexit. Se la pandemia da Covid ha in parte contribuito a diminuire il numero dei giovani che scelgono di studiare all’estero, gli esperti non sembrano avere dubbi che è stato l’effetto dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea ad allontanare gli studenti del continente da quelle che sono considerate le seconde università migliori del mondo dopo i college degli Stati Uniti.
Fino all’anno accademico appena concluso, la fase di transizione aveva lasciato immutate le regole per gli studenti che arrivavano in Inghilterra dall’Europa. Ma adesso Londra ha rotto gli accordi dell’Erasmus. Oggi uno studente europeo deve ottenere un visto di studio per iscriversi in una università inglese: un procedimento complesso, lungo e costoso.
Il costo maggiore, naturalmente, è la tuition, ovvero la tassa di iscrizione: mentre finora gli studenti della Ue pagavano la stessa somma di quelli inglesi, cioè 9250 sterline l’anno, da questo momento gli europei pagano come tutti gli altri extra-comunitari, ovvero più del doppio e in certi casi circa il triplo, intorno a 27 mila sterline l’anno, pari a oltre 30 mila euro: 100 mila euro per una laurea triennale.
Un’altra differenza è che sino ad ora gli europei potevano usufruire del medesimo prestito concesso agli studenti inglesi, in base al quale l’intera tuition viene anticipata dallo Stato britannico, per essere restituita a rate, con un interesse privilegiato molto basso, soltanto dopo il compimento del 25esimo anno d’età e se l’ex-studente guadagna almeno più dell’equivalente di 21 mila sterline (23 mila euro) l’anno. Con il nuovo sistema, invece, gli europei non hanno più accesso al prestito: quei soldi devono trovarli subito e da soli.
Ragioni sufficienti a spiegare perché, da un anno all’altro, il numero di studenti europei in Inghilterra si è più che dimezzato. Paradossalmente la notizia arriva qualche giorno dopo la pubblicazione del World Universities Ranking, da cui risulta che per il sesto anno consecutivo Oxford è la migliore università del pianeta e le università inglesi nel complesso occupano posizioni di testa. Ma non è il valore della istruzione superiore inglese a essere diminuito: è il suo costo ad essere cresciuto, a un livello tale da rendere impossibile per molti europei studiare da questa parte della Manica.
La fine dell’Erasmus ha creato barriere pure per gli studenti inglesi: anche il loro numero nei Paesi della Ue è in netto calo. Con la Brexit, ci hanno perso gli uni e gli altri. Per il momento non si è ancora capito se ci ha guadagnato qualcuno, a parte i leader populisti come Boris Johnson che grazie al divorzio dalla Ue sono andati al potere.