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Teddy, il pugile di Auschwitz che tentò di mettere KO i nazisti

Tadeusz Pietrzykowski 
In un libro e in un film appena usciti in Polonia la figlia di Tadeusz Pietrzykowski racconta come il padre complottò per assassinare il comandante del lager in cui era stato rinchiuso per motivi politici. Liberato dall'Armata Rossa, condusse una vita umile: il regime comunista non gli riconobbe i suoi atti di eroismo
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Per sportivi e tifosi polacchi e di tutta Europa si chiamava Tadeusz Pietrzykowski, detto Teddy, era l´idolo del ring, campione polacco dei pesi gallo e giovane promessa del pugilato europeo. Per i nazisti fu il prigioniero numero 77, come gli fu tatuato sul braccio. Adesso un film appena uscito, "Il campione di Auschwitz", e una biografia di lui scritta postuma dalla figlia, Eleonora Szafran, dal titolo "Mistrz", il maestro, ricordano il suo eroismo, gli anni tragici nella fabbrica della morte della Shoah nazista tedesca nella Polonia occupata da Berlino e Mosca, poi la povertà nel dopoguerra, quando il regime comunista si guardò bene dall´onorare il suo eroismo. Ci sono voluti 76 anni perché la sua avventura straordinaria uscisse dal silenzio e riaffiorasse nel mondo della Memoria.
 
Tadeusz, detto Teddy dai fan della boxe polacchi e di tutta Europa, cattolico e patriota convinto, finí ad Auschwitz come prigioniero p…
Per sportivi e tifosi polacchi e di tutta Europa si chiamava Tadeusz Pietrzykowski, detto Teddy, era l´idolo del ring, campione polacco dei pesi gallo e giovane promessa del pugilato europeo. Per i nazisti fu il prigioniero numero 77, come gli fu tatuato sul braccio. Adesso un film appena uscito, "Il campione di Auschwitz", e una biografia di lui scritta postuma dalla figlia, Eleonora Szafran, dal titolo "Mistrz", il maestro, ricordano il suo eroismo, gli anni tragici nella fabbrica della morte della Shoah nazista tedesca nella Polonia occupata da Berlino e Mosca, poi la povertà nel dopoguerra, quando il regime comunista si guardò bene dall´onorare il suo eroismo. Ci sono voluti 76 anni perché la sua avventura straordinaria uscisse dal silenzio e riaffiorasse nel mondo della Memoria.
 
Tadeusz, detto Teddy dai fan della boxe polacchi e di tutta Europa, cattolico e patriota convinto, finí ad Auschwitz come prigioniero politico polacco arrestato dalla Gestapo mentre cercava di raggiungere l´Europa occidentale e unirsi all´Armata polacca, che poi in guerra sotto la guida del generale Wladyslaw Anders a fianco degli alleati combatté con piú uomini e armi che non la Francia gaullista.
 
Il sogno di Teddy di lottare per la libertà a fianco di quegli eroi fu infranto dall´orrida macchina repressiva del Terzo Reich. All´inizio fu percosso torturato maltrattato e costretto a lavorare come una bestia come tutti gli altri detenuti ebrei o polacchi. Poi il caso e il suo temerario coraggio gli fornirono la via di sopravvivere: un detenuto tedesco, che svolgeva il ruolo di Kapò, sapeva che Teddy era un pugile famoso e gli propose di organizzare un match.
 
Tutti i compagni d´internamento tentarono invano di dissuadere Tadeus: che tu vinca o perda ti assassineranno, conosci i nazisti, gli dissero. Lui decise di rischiare, e con un colpo ben assestato alla mascella mise KO Walter Düning sanguinante. Qui venne la svolta: il Kapò, preso da ammirazione sportiva verso l´avversario, anziché chiedere di giustiziarlo come i capi del campo avrebbero sperato, decise di aumentargli le razioni di cibo e medicinali, e di alleggerire di molto la quantità di duro lavoro richiestogli.
Tadeusz non tenne mai tutto per sé: divise cibo e medicine con i compagni di detenzione. E con abile segretezza, cercò il piú delle volte invano di contattare i combattenti dell'Armja Krajowa, l´esercito interno dello Stato clandestino polacco: voleva convincerli a organizzare un attentato per giustiziare il crudele comandante di Auschwitz, elaborò egli stesso un dettagliato piano operativo.
 
Invano. Non gli riuscí mai, tanta era la sorveglianza repressiva. Allora approfittando del fatto che grazie al Kapò messo KO riceveva anche carta matite e tempo per prendere nota, scrisse tremende e realistiche cronache sulla vita quotidiana nella città della morte nazista tedesca. E intanto fondò un circolo di boxe nel campo col permesso die Kapò per dare un po´di speranza di vita ai dannati della terra.
 
Liberato con gli altri internati dalle divisioni scelte dell´Armata rossa in avanzata, tentò di ricominciare con la carriera di pugile, ma gli anni di detenzione lo avevano reso troppo debole e malato. Si guadagnò la vita onestamente e con paga frugale da insegnante di educazione fisica. Mai il regime comunista gli conferì premi, mai narrò le sue gesta: era un aspirante resistente obbediente al governo in esilio a Londra, i suoi eroi furono sempre Anders e l´Armia Krajowa, cui da detenuto passò informazioni, non i partigiani comunisti né tantomeno il regime comunista poi instaurato dai nuovi occupanti sovietici che combatté per tre anni di guerra civile l´Armia Krajowa e assassinò con la falsa accusa di tradimento moltissimi ex partigiani, oltre a colmare prigioni e campi di prigionieri politici maltrattati e torturati almeno fino alla svolta di Gomulka nel 1956, sulla scia della destalinizzazione.
 
Oggi Teddy torna un eroe. E il ricordo di lui è anche un monito per il giorno d´oggi, dice alla Afp l´attore Piotr Glowacki che lo impersona nel film: "Come chi protesta oggi, egli combatté contro la discriminazione di chiunque, per ragioni etniche sessuali politiche o qualunque altra“. Un eroe, insomma, ma secondo questa chiave di lettura un eroe scomodo per i sovranisti omofobi.