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G20 Afghanistan, domani colloquio Draghi-Xi Jinping

(fotogramma)
In mattinata videochiamata tra il presidente del consiglio e il leader cinese. Di Maio in Pakistan: puntiamo sugli aiuti umanitari
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Il giorno X è arrivato. X come l'iniziale del cognome del presidente cinese Xi Jinping. Finalmente, dopo averlo a lungo atteso, è arrivato il giorno della telefonata tra il capo del governo Mario Draghi e il leader di Pechino. Domani in mattinata i due hanno fissato una video-call e da questo appuntamento decisivo dipenderà la convocazione - probabilmente già la prossima settimana - di un G20 straordinario dedicato alla crisi in Afghanistan.

L'Italia infatti, avendo la presidenza di turno, sta cercando da settimane di organizzare un vertice politico (il G20 è un forum essenzialmente limitato all'economia) che includa le grandi potenze che hanno influenza sui talebani, in primo luogo Russia e Cina. Un formato più ampio del G7 e più inclusivo.

 

Il giorno X è arrivato. X come l'iniziale del cognome del presidente cinese Xi Jinping. Finalmente, dopo averlo a lungo atteso, è arrivato il giorno della telefonata tra il capo del governo Mario Draghi e il leader di Pechino. Domani in mattinata i due hanno fissato una video-call e da questo appuntamento decisivo dipenderà la convocazione - probabilmente già la prossima settimana - di un G20 straordinario dedicato alla crisi in Afghanistan.

L'Italia infatti, avendo la presidenza di turno, sta cercando da settimane di organizzare un vertice politico (il G20 è un forum essenzialmente limitato all'economia) che includa le grandi potenze che hanno influenza sui talebani, in primo luogo Russia e Cina. Un formato più ampio del G7 e più inclusivo.

 

Draghi era riuscito a strappare il sì di Putin a un G20 straordinario già il 19 agosto, durante un colloquio a tutto campo, rafforzato quindi dalla visita del ministro degli esteri Lavrov a Roma. Manca ancora tuttavia il via libera dei cinesi e tutto dipenderà dalla videotelefonata di domani con Xi Jinping.

L'altro partner imprescindibile è il Pakistan, legato a filo doppio con il nuovo regime dei talebani. Il lavoro diplomatico su questo fronte è stato lasciato a ministro Di Maio che proprio oggi ha concluso la sua missione in Asia con una tappa a Islamabad. Di Maio ha offerto ai pakistani una collaborazione e una strategia comune "che si fondi sull'aiuto umanitario" per evitare una crisi economica e alimentare in Afghanistan.

 

Poi ha confermato l'impegno "alla convocazione di una riunione straordinaria sull'Afghanistan che cercherà di mettere insieme intorno al tavolo le più grandi potenze mondiali, per decidere come aiutare questo popolo, le donne, i ragazzi, i meno giovani". Il tempo stringe, domani sapremo se Draghi avrà avuto successo.