Il mondo ebraico alla vigilia del Capodanno
di Meir Ouziel , di Meir OuzielIl mondo ebraico si appresta a celebrare Rosh Hashanah, il Capodanno ebraico. In Italia l'ebraismo è la religione più antica perché esiste nella penisola ininterrottamente da oltre 2,200 anni. Rosh Hashanah veniva celebrato dagli ebrei a Roma sin dai tempi di Augusto e di Nerone, sempre esattamente nella stessa data, stabilita secondo il calendario ebraico, in cui fino a oggi gli ebrei celebrano questa festività solenne in tutto il mondo.
Come è noto, gli ebrei contano gli anni dalla creazione del mondo, ovviamente non secondo la scienza moderna, ma secondo la tradizione e la Bibbia. Quest’anno, la celebrazione cade la sera del 6 settembre, quando entreremo nell’anno 5782 secondo il calendario ebraico. Come si presenta il mondo ebraico alle porte di questo nuovo anno e quanti ebrei ci sono oggi al mondo? Le stime indicano 15 milioni, anche se, secondo definizioni diverse, si potrebbe contarne 25 milioni. L’ebraismo al di fuori…
Il mondo ebraico si appresta a celebrare Rosh Hashanah, il Capodanno ebraico. In Italia l'ebraismo è la religione più antica perché esiste nella penisola ininterrottamente da oltre 2,200 anni. Rosh Hashanah veniva celebrato dagli ebrei a Roma sin dai tempi di Augusto e di Nerone, sempre esattamente nella stessa data, stabilita secondo il calendario ebraico, in cui fino a oggi gli ebrei celebrano questa festività solenne in tutto il mondo.
Come è noto, gli ebrei contano gli anni dalla creazione del mondo, ovviamente non secondo la scienza moderna, ma secondo la tradizione e la Bibbia. Quest’anno, la celebrazione cade la sera del 6 settembre, quando entreremo nell’anno 5782 secondo il calendario ebraico. Come si presenta il mondo ebraico alle porte di questo nuovo anno e quanti ebrei ci sono oggi al mondo? Le stime indicano 15 milioni, anche se, secondo definizioni diverse, si potrebbe contarne 25 milioni. L’ebraismo al di fuori dello Stato d’Israele è in costante diminuzione, principalmente a causa dei matrimoni misti. Mentre in Israele, dove l’assimilazione è praticamente inesistente, vive più della metà dell’ebraismo mondiale. In Israele gli ebrei sono l’80% di una popolazione di circa 9,4 milioni di abitanti: si tratta di una rivoluzione di cui non sempre ci soffermiamo a comprendere la portata, specie se pensiamo che, durante la Guerra dei Sei Giorni per esempio, in Israele abitavano in totale solo 2,7 milioni di abitanti. L'anno era, come è noto, il 1967.
Da giovane vivevo con la sensazione che Israele fosse un Paese così piccolo che non ero affatto certo che si trattasse di uno Stato vero e proprio. E invece questo piccolo Paese è cresciuto: 9 milioni, tra poco 10, questa è già una nazione. Solo per fare un confronto: in Nuova Zelanda vivono meno di 5 milioni di abitanti. In Austria, più o meno come in Israele, così come in Svezia o Ungheria, che però godono di territori molto più vasti. La Svizzera ha un numero di residenti leggermente inferiore al nostro. Nel 2021, ci sono più israeliani che svizzeri al mondo, un dato che sorprende persino un israeliano nell’apprenderlo. La maggior parte degli ebrei al di fuori d’Israele vive negli Stati Uniti, circa 5,7 milioni. E in Italia? I dati ufficiali dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), che si basano sul numero degli iscritti a una delle comunità locali, parlano di 23,000 persone, ma secondo l’organizzazione ombrello dell’ebraismo italiano, se si contato anche gli ebrei che non sono iscritti a una comunità, si arriva a 30-35,000 ebrei che vivono in Italia.
Senza entrare nei dettagli statistici, va segnalato che, alla base di ogni conteggio, nel mondo ebraico c’è una domanda ricorrente: chi è ebreo? Secondo la religione ebraica, ebreo è chi nasce da madre ebrea, o chi si converte all'ebraismo. Il processo di conversione ortodossa – l’unico riconosciuto dal rabbinato in Israele - è un percorso molto lungo ed esigente. Così, per decenni si è creata una situazione complicata per il popolo ebraico: figli di padre ebreo, ma di madre non ebrea, seppure abbiano un cognome ebraico, o si considerano ebrei, o magari sono stati vittime di episodi antisemiti, non sono riconosciuti come ebrei dal rabbinato centrale israeliano (lo sono invece dallo Stato, che ne consente la naturalizzazione). Questa è una situazione molto problematica che va risolta, e chissà se il nuovo anno non porterà dei cambiamenti in merito, facilitando il processo di conversione, come richiedono già molti rabbini importanti. Tuttavia, la maggior parte dei rabbini mantiene la posizione conservatrice, per cui la conversione richiede un percorso lungo (una media di due anni), con l'impegno a rispettare gli innumerevoli precetti religiosi che, sia in Israele sia nel resto del mondo, rispettano solo gli ebrei molto osservanti.
Il nuovo governo israeliano formatosi a giugno, per la prima volta in molti anni, non include partiti haredim (quelli che si è soliti chiamare “ultraortodossi”). Mentre comprende il partito di Avigdor Lieberman, cui buona parte dell’elettorato è composto da famiglie miste che chiedono da anni di agevolare i percorsi di conversione. Tra le promesse elettorali di Lieberman c’è l’istituzione di tribunali rabbinici che affrontino in maniera più moderata la questione delle conversioni. Anche mio nonno, che fu Rabbino capo d’Israele nel periodo della fondazione dello Stato e fino 1953, sosteneva che fosse urgente trovare una soluzione per quei casi – sempre più numerosi - di figli di padre ebreo, magari nati e cresciuti in Israele, che hanno studiato qui e persino prestato servizio militare, che però non sono riconosciuti come ebrei dal rabbinato centrale. Scrisse anche che era necessario facilitare la conversione di una donna non ebrea che si vuole sposare con un ebreo per crescere i figli secondo la tradizione ebraica.
D'altro canto, ci sono ebrei che sostengono che il popolo ebraico è sopravvissuto alle millenarie persecuzioni proprio perché ha saputo rispettare questo regime severo di regole che l’ha preservato nei secoli, e quindi non sono disposti a concedere “sconti” su nessun dettame religioso.
Sul fronte della sicurezza l'anno ebraico che ci stiamo per lasciare alle spalle ha portato con sé una serie di cambiamenti e tendenze di grande impatto per l’ebraismo. Anzitutto è l’anno in cui allo schieramento di forze che vuole eliminare lo Stato ebraico si sono aggiunti anche i talebani in Afghanistan. La vittoria dei talebani incoraggia altri estremisti in Medioriente a perseguire l’ambizione di distruggere Israele. Anche l'Iran continua a perseguire la cancellazione di Israele dalla carta geografica e moltiplica gli sforzi per raggiungere l’arma atomica: la disfatta delle forze statunitensi nel vicino Afghanistan giova a Teheran. Infine, ma non per importanza, c’è il tema delle relazioni fra lo Stato di Israele e la grande comunità evangelica, soprattutto negli Stati Uniti, che negli ultimi anni ha mostrato un’attenzione crescente per la sicurezza degli ebrei. Resta da vedere come questo legame si svilupperà e che impatto avrà sulle più ampie relazioni con il mondo cristiano.
(traduzione di Sharon Nizza)