Afghanistan, la guerra elettronica: Google blocca gli account degli ex del governo per impedire ai talebani di accedere ai dati
di Massimo Basile , di Massimo BasilePrima di lasciare l’Afghanistan, gli americani hanno distrutto gli elicotteri, perché non fossero utilizzabili dai talebani. Ma potrebbero aver lasciato agli integralisti islamici qualcosa di molto più prezioso: le infrastrutture digitali costruite negli anni, dalle comunicazioni riservate ai registri elettronici e i database con le informazioni biometriche dei collaboratori afghani. Migliaia di persone sono a rischio di essere individuate dai talebani e uccise. Google ha temporaneamente bloccato un numero imprecisato di account di email dell’ex governo afghano per il rischio che gli integralisti possano accedere alle comunicazioni dei ministeri e agli elenchi riservati di afghani e partner stranieri. La notizia è stata riportata dalla Reuters, che cita fonti governative. E’ il passaggio dello scontro dal campo di battaglia a quello tecnologico, con conseguenze imprevedibili. Google non ha confermato la notizia, limitandosi a parlare di “va…
Prima di lasciare l’Afghanistan, gli americani hanno distrutto gli elicotteri, perché non fossero utilizzabili dai talebani. Ma potrebbero aver lasciato agli integralisti islamici qualcosa di molto più prezioso: le infrastrutture digitali costruite negli anni, dalle comunicazioni riservate ai registri elettronici e i database con le informazioni biometriche dei collaboratori afghani. Migliaia di persone sono a rischio di essere individuate dai talebani e uccise. Google ha temporaneamente bloccato un numero imprecisato di account di email dell’ex governo afghano per il rischio che gli integralisti possano accedere alle comunicazioni dei ministeri e agli elenchi riservati di afghani e partner stranieri. La notizia è stata riportata dalla Reuters, che cita fonti governative. E’ il passaggio dello scontro dal campo di battaglia a quello tecnologico, con conseguenze imprevedibili. Google non ha confermato la notizia, limitandosi a parlare di “valutazione continua in Afghanistan al fine di mettere al sicuro account pertinenti”. Quello che non dice è che è in atto una corsa contro il tempo, partita in ritardo.
Già il mese scorso i talebani avevano chiesto agli impiegati governativi di conservare tutti i dati contenuti nei server. Un dipendente, spiega la Reuters, si è rifiutato di eseguire gli ordini e da allora è scappato. Google è stata usata da almeno una ventina di entità governative, tra cui ministeri chiave come Finanza, Industria, Scuola, Miniere e Petrolio, ma anche da amministrazioni locali. “Lì dentro c’è abbondanza di informazioni - ha ammesso Chad Anderson, ricercatore per una compagnia di intelligence digitale, la DomainTools - il solo elenco di impiegati presente nel Google Sheet è un problema grosso”. L’ex governo afghano, incluso ministero degli Esteri e presidenza, ha utilizzato il servizio di posta elettronica di Microsoft, ma la compagnia non ha voluto dire se ha preso iniziative analoghe a quelle di Google. Per bloccare l’accesso alle ‘tracce digitali’ di afghani potenzialmente a rischio, giganti dell’high tech sono passati da tempo all’azione. Facebook e Linkedin hanno rimosso la possibilità di visualizzare o cercare elenchi di amici degli account in Afghanistan, mentre Twitter interverrà sugli account che ne faranno richiesta.
Ma questa è solo una parte del problema. Il blocco è arrivato nel momento in cui cresce la paura che gli integralisti possano mettere le mani sui dati biometrici registrati dagli americani per individuare i collaboratori. Con la rapida avanzata nel Paese, già tra fine luglio e l’inizio di agosto i talebani erano riusciti a sequestrare una serie di apparecchi elettronici militari, conosciuti con il nome di ‘Hiide’, un acronimo che sta per Handheld Interagency Identity Detection Equipment. Questi apparecchi sono stati utilizzati negli anni per identificare i collaboratori che entravano nelle basi americane. Vennivano scansionati attraverso la lettura dell’iride e delle impronte digitali. I dati venivano poi confrontati con quelli personali. Per anni queste informazioni hanno rappresentano una garanzia per migliaia di afghani, adesso possono segnarne la condanna.