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Indonesia, incendio nel carcere di Giacarta: 41 morti

(afp)
Fiamme provocate da un cortocircuito: almeno 41 morti nella prigione di Tangerang. La struttura ospitava "il 245 per cento di persone in più della norma"
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BANGKOK - Tutti i detenuti stavano dormendo quando le fiamme e il fumo hanno avvolto un reparto del grande e sovraffollato carcere indonesiano di Tangerang nel distretto Banten della capitale Giacarta. Nessuno ha potuto impedire una strage provocata secondo le prime ipotesi ancora non confermate da un corto circuito che ha scatenato attorno alle 2 di notte l'incendio nel blocco C2 dove vivevano ammassati in 19 celle 122 persone accusate soprattutto per reati di droga.

Più di un terzo dei reclusi, 41, sono morti per ustioni e soffocamento, otto lottano ancora tra la vita e la morte in terapia intensiva mentre gli altri hanno riportato ferite più leggere e sono stati evacuati in una vicina moschea sotto il controllo di un vasto schieramento di polizia, centinaia di uomini che hanno subito circondato il perimetro dell'edificio per evitare una fuga in massa dei sopravvissuti.

BANGKOK - Tutti i detenuti stavano dormendo quando le fiamme e il fumo hanno avvolto un reparto del grande e sovraffollato carcere indonesiano di Tangerang nel distretto Banten della capitale Giacarta. Nessuno ha potuto impedire una strage provocata secondo le prime ipotesi ancora non confermate da un corto circuito che ha scatenato attorno alle 2 di notte l'incendio nel blocco C2 dove vivevano ammassati in 19 celle 122 persone accusate soprattutto per reati di droga.

Più di un terzo dei reclusi, 41, sono morti per ustioni e soffocamento, otto lottano ancora tra la vita e la morte in terapia intensiva mentre gli altri hanno riportato ferite più leggere e sono stati evacuati in una vicina moschea sotto il controllo di un vasto schieramento di polizia, centinaia di uomini che hanno subito circondato il perimetro dell'edificio per evitare una fuga in massa dei sopravvissuti.

Quando dopo due ore i vigili del fuoco sono finalmente riusciti a spegnere l'incendio con gli idranti, le squadre di soccorso e i 13 agenti carcerari rimasti tutti incolumi hanno scoperto che molte delle vittime avevano tentato disperatamente di aprire le porte sbarrate, in assenza di un qualsiasi meccanismo di sicurezza per le emergenze. I corpi, molti dei quali completamente carbonizzati, sono stati chiusi in sacchi di plastica arancione e allineati poi negli angusti spazi del reparto destinato a un numero molto inferiore di detenuti. Tra loro c'erano anche due stranieri, un portoghese e un sudafricano, oltre all'unico indonesiano recluso per reati di terrorismo.

Rika Aprianti, portavoce del dipartimento penitenziario del ministero della Giustizia, ha ammesso che l'intera struttura ospita attualmente più di 2.000 uomini contro i 1.225 della sua massima capacità, ma altri gruppi dei diritti umani sostengono che Tangeran era stato costruito per non più 600 persone. Senza contare il numero limitato di guardie che non sono state in grado di prevenire o mitigare le conseguenze dell'incidente attribuito al vecchio impianto elettrico mai revisionato dal 1972 quando venne costruito il carcere, uno dei sei di Banten attorno al quale sorgono gran parte delle industrie e manifatture della capitale.

E' una realtà di abbandono e inefficienza comune alla stragrande maggioranza dei 477 istituti penitenziari del grande arcipelago, aggravata quattro anni fa dall'enorme numero di prigionieri per reati di droga arrestati dopo la vasta campagna del governo contro spaccio e traffico, simile a quella lanciata un anno prima dal presidente delle Filippine Rodrigo Duterte.

"Gli incendi nelle carceri dell'Indonesia sono sempre legati alla condizione di sovraffollamento", ci ha detto Andreas Harsono di Human rights watch, secondo il quale la prigione di Tangerang ospitava "il 245 per cento di persone in più della norma". Nel paese islamico dove risorse e budget sono da decenni inadeguati a mitigare la perenne emergenza, a marzo di quest'anno risultavano reclusi 270.000 detenuti, più del doppio della capacità totale.

"E' una tragedia che ci riguarda tutti", ha detto il ministro della Giustizia Yasonna Laoly consapevole che la mancanza di fondi e di piani di sfoltimento e umanizzazione degli istituti penitenziari è stata all'origine di numerosi incidenti che hanno scioccato l'opinione pubblica. Nell'aprile dello scorso anno un altro incendio senza vittime era stato appiccato di proposito dai detenuti di un istituto delle isole Sulawesi infuriati dalle restrizioni imposte per il Covid alle visite dei familiari e dalla scoperta che 115 loro compagni erano usciti di cella pagando probabilmente delle bustarelle.

All'inizio dell'anno anche a Banda Aceh i prigionieri si sono ribellati e dato alle fiamme le celle per le condizioni disagiate della struttura. Ma negli ultimi anni con la campagna antidroga che ha affollato ulteriormente i penitenziari, incidenti come le evasioni di massa sono stati sempre più frequenti.

Più di 440 prigionieri sono fuggiti in un solo giorno nella provincia di Riau, altri 240, compresi diversi condannati per terrorismo, sono evasi durante una sanguinosa rivolta a Medan, Nord Sumatra. Ma nonostante il quadro desolante ben poco è stato fatto per aumentare la sicurezza e migliorare gli standard di vita di detenuti e guardie. Solo tre province - Yogyakarta, Gorontalo, North Maluku - hanno un numero sufficiente di celle e personale, mentre regioni come East Kalimantan, Giacarta e Riau ne ospitano il doppio consentito, con drammatici sovraffollamenti anche a Banda Aceh, Bali, Bangka Belitung e altre 16 province come la stessa Banten dove si è verificata l'ultima strage.