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Il segretario di Stato Usa: "Nucleare, vicini al punto in cui tornare al vecchio accordo con l'Iran non produrrà più benefici"

Il presidente iraniano Ebrahim Raisi (ansa)
Blinken dopo il rapporto Aiea che indica come il monitoraggio dei siti iraniani sia compromesso dallo stop alle ispezioni. Il tedesco Maas: "Tornare alla trattativa tra due o tre mesi è troppo tardi". Il presidente Raisi: i negoziati sono in agenda, ma non ci facciamo condizionare dalle pressioni occidentali.
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Gerusalemme – “Ci stiamo avvicinando al punto in cui un completo ritorno al Jcpoa non produrrà i benefici che questo accordo ha ottenuto”. Ad affermarlo è il Segretario di Stato Usa Anthony Blinken rispondendo alle domande dei giornalisti durante la sua visita in Germania ieri. “Nel corso di una telefonata con il ministro degli Esteri iraniano ho fatto presente che il ritorno a tavolo delle trattative tra due o tre mesi, come da lui affermato di recente, dal nostro punto di vista è una data troppo lontana”, ha aggiunto il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas.

Le dichiarazioni arrivano il giorno dopo l’anticipazione del nuovo rapporto trimestrale dell’Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) – che verrà discusso la settimana prossima alla riunione dei Paesi membri - secondo cui il monitoraggio nei siti nucleari iraniani è stato “gravemente compromesso” dalla sospensione d…

Gerusalemme – “Ci stiamo avvicinando al punto in cui un completo ritorno al Jcpoa non produrrà i benefici che questo accordo ha ottenuto”. Ad affermarlo è il Segretario di Stato Usa Anthony Blinken rispondendo alle domande dei giornalisti durante la sua visita in Germania ieri. “Nel corso di una telefonata con il ministro degli Esteri iraniano ho fatto presente che il ritorno a tavolo delle trattative tra due o tre mesi, come da lui affermato di recente, dal nostro punto di vista è una data troppo lontana”, ha aggiunto il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas.

Le dichiarazioni arrivano il giorno dopo l’anticipazione del nuovo rapporto trimestrale dell’Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) – che verrà discusso la settimana prossima alla riunione dei Paesi membri - secondo cui il monitoraggio nei siti nucleari iraniani è stato “gravemente compromesso” dalla sospensione di alcune ispezioni da parte di Teheran a partire da febbraio. Secondo il rapporto, Teheran ha quadruplicato le sue scorte di uranio arricchito al 60% da maggio, in aperta violazione dell'accordo Jcpoa siglato nel 2015, dal quale nel 2018 gli Stati Uniti si sono ritirati per volontà dell’allora presidente Donald Trump.

A febbraio, gli ispettori dell’Aiea avevano trovato, nel corso di un’ispezione a sorpresa, resti di uranio in due strutture non dichiarate all’agenzia, a dimostrazione che l’attività di arricchimento si svolge in contravvenzione delle regole di monitoraggio stabilite dall’accordo Jcpoa.

Secondo l’Aiea, la capacità dell’agenzia di valutare correttamente le attività nucleari dell’Iran sta scemando fino a un punto di non ritorno.

L’amministrazione Biden ha fatto del rientro nell’accordo sul nucleare Jcpoa una delle priorità della propria politica estera sin dalla campagna elettorale. Con l’insediamento a gennaio, Washington ha intrapreso una serie di colloqui indiretti a Vienna per trattare sui termini del reingaggio. Tuttavia, l’Iran ha sospeso i colloqui a giugno, con l’elezione del nuovo presidente ultraconservatore Ebrahim Raisi. Sabato, Raisi, citato dalla stampa iraniana, ha affermato che “i negoziati sono in agenda”, ma che non saranno condizionati dalle pressioni occidentali.

In vista della riunione degli Stati membri dell’Aiea la settimana prossima, nel corso della quale potrebbe emergere la necessità di stabilire un ultimatum di fronte agli indugi iraniani, Robert Malley, l’Inviato Speciale Usa per i colloqui con l’Iran, si è recato a Mosca, ribadendo la posizione per cui “non è possibile aspettare per sempre”. Anche il ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, conduce in queste ore una visita lampo a Mosca per incontrare l’omologo Sergey Lavrov. Sul tavolo un altro aspetto della “guerra delle ombre” tra Israele e Iran, ossia i tentativi dello Stato ebraico di colpire le infrastrutture militare iraniane in Siria, dove Mosca pure ha un ruolo di primo piano. Nelle ultime settimane, i sistemi antimissilistici russi hanno intercettato decine di missili lanciati dall’aeronautica israeliana in territorio siriano. Israele, il cui nuovo governo Bennett ha mantenuto la linea di Netanyahu di opposizione al ritorno americano nel Jcpoa, preme perché, se non si rinuncia alle trattative con l’Iran, quantomeno includano anche due elementi rimasti fuori dall’accordo originario del 2015: il programma balistico di Teheran e la sua influenza regionale esercitata attraverso i delegati in Libano, Siria, Yemen, Iraq e anche a Gaza.

Durante il primo vertice alla Casa Bianca a fine agosto con il premier israeliano Naftali Bennett, il presidente Usa Joe Biden ha dichiarato che gli Stati Uniti si impegnano perché “l’Iran non ottenga mai armi nucleari” e che, se l’azione diplomatica non dovesse risolvere la crisi, “l’America è pronta ad attivare altre opzioni”.

“Un ritorno nel giro di pochi mesi all’accordo Jcpoa è uno scenario poco probabile”. È la valutazione, espressa in un’intervista al quotidiano israeliano Maariv lunedì in occasione del Capodanno ebraico, del Generale Tal Kalman, a capo della “Divisione Strategia e Iran” – un nuovo dipartimento dell’esercito israeliano stabilito l’anno scorso per coordinare i diversi fronti della minaccia iraniana. “Con l’insediamento di Raisi, l’Iran è in procinto di formulare una nuova politica nucleare”, ha detto Kalman. “La mia valutazione è che ci sia una volontà di rientrare nell’accordo, ma a condizioni migliori per loro, e ciò richiederà molto tempo”. Un lasso di tempo in cui Israele di certo non si porrà come semplice osservatotore. Sempre in un’intervista lunedì, il Capo di Stato Maggiore Aviv Kohavi ha affermato che “Israele sta accelerando i propri piani operativi contro l’Iran a causa dei progressi nel programma nucleare della Repubblica Islamica”.