PARIGI - "Le vittime in Siria e in Iraq potranno parlare? Voi dite che siamo presunti innocenti, ma siamo già condannati, anche se non riconosco la vostra giustizia". Al secondo giorno di processo, il jihadista non pentito Salah Abdeslam continua le sue provocazioni in uno show che molti famigliari delle vittime avrebbero preferito non vedere.
Il terrorista sopravvissuto alle stragi del 13 novembre 2015, che si è definito “combattente dello Stato islamico” davanti ai magistrati, ha di nuovo infranto la procedura, decidendo di intervenire più volte, mettendo a dura prova la pazienza del presidente della Corte d'Assise, Jean-Louis Périès, che già nel primo giorno di processo ha dovuto precisare: “Non siamo in un tribunale ecclesiastico, siamo in un tribunale democratico”.
Dopo aver contestato la legittimità della presenza in aula dei famigliari delle vittime come parti civili, Abdeslam ha tentato di scagionare alcuni dei 14 imputati che sono alla sbarra con lui, in particolare i suoi amici di Moleenbek, quartiere di Bruxelles, Mohammed Amri, Hamza Attou e Ali Oulkadi: "Mi hanno fatto dei favori ma non sapevano niente" degli attentati, "non hanno fatto nulla", ha insistito.
Il presidente del tribunale ha finito per chiedere di staccare il microfono dell'imputato, aggiungendo: "Lei ha avuto cinque anni per spiegarsi, non ha voluto fare dichiarazioni, come è suo diritto. Adesso ho capito che vorrebbe farlo, ed è una cosa ottima, ma non è il momento".
Abdeslam finora ha sempre rifiutato di parlare con i magistrati, a lungo non voleva neppure essere difeso da un avvocato. Durante un altro processo a Bruxelles, il belga-marocchinon si era chiuso nel silenzio. Nel suo debutto nel Palazzo di Giustizia a Parigi ha deciso invece di sfidare regole e magistrati, invocando Allah "unico dio" per poi lamentare di essere trattato - lui e gli altri detenuti - "come cani".
Sono una decina gli episodi citati nel rapporto: "Sfrutta la sua mediatizzazione - si legge - per influenzare gli altri detenuti e dare loro indicazioni religiose". È riuscito a "predicare" e a dare "lezioni di dottrina" anche parlando dalla finestra ad altri detenuti, indicando le pratiche da seguire.