Incontro Putin-Lukashenko: verso l'integrazione economica di Russia e Bielorussia
di Rosalba Castelletti , di Rosalba CastellettiL’integrazione, quantomeno economica, tra Russia e Bielorussia sembra sempre più vicina. Alla vigilia delle esercitazioni militari congiunte Zapad (Occidente), Vladimir Putin e Aleksandr Lukashenko hanno annunciato la firma di un pacchetto di “28 programmi” per rafforzare l’Unione Russia-Bielorussia, un’alleanza politico-economica risalente al 1999 quando il leader del Cremlino era ancora Boris Eltsin, ma rimasta a lungo inattuata.
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L’integrazione, quantomeno economica, tra Russia e Bielorussia sembra sempre più vicina. Alla vigilia delle esercitazioni militari congiunte Zapad (Occidente), Vladimir Putin e Aleksandr Lukashenko hanno annunciato la firma di un pacchetto di “28 programmi” per rafforzare l’Unione Russia-Bielorussia, un’alleanza politico-economica risalente al 1999 quando il leader del Cremlino era ancora Boris Eltsin, ma rimasta a lungo inattuata.
Giovedì, in conferenza stampa al Cremlino al termine di quattro ore di colloqui, Putin ha detto che questi programmi mirano a “un’unificazione della legislazione russa e bielorussa in diversi settori economici” e alla “costruzione di mercati finanziari ed energetici unificati”. Secondo il presidente russo, devono anche consentire di “realizzare una politica industriale e agricola comune”, nonché di creare un mercato del gas unificato tra i due Paesi entro il 2023.
Le mosse rafforzano la Bielorussia soffocata dalle sanzioni occidentali imposte in risposta alla repressione politica dopo la contestata elezione presidenziale dell’agosto 2020 e al dirottamento forzato a Minsk di un volo Ryanair Atene-Minsk per arrestare il giornalista dissidente Roman Protasevich. E aiutano la Russia in un Paese che funge da cuscinetto con i membri della Nato.
Le burrascose relazioni tra Russia e Bielorussia
Le relazioni tra i due leader delle due ex Repubbliche sovietiche, Russia e Bielorussia, hanno avuto degli alti e bassi in passato: periodi di riavvicinamento con forniture di energia a basso costo e prestiti, ma anche controversie quando Lukashenko aveva iniziato a flirtare con l’Occidente cercando di smarcarsi dall’orbita dell’ingombrante alleato russo.
La situazione si è capovolta dopo il movimento di protesta seguito alle contestate presidenziali bielorusse dell’agosto 2020 dove Lukashenko ha rivendicato un sesto mandato tra accuse di brogli. Sanzionato e isolato dalla comunità internazionale, al regime bielorusso non è rimasto altro alleato che Mosca. Che ora però vuole riscuotere pegno.
Per il momento Putin ha chiarito che sul tavolo non c’è un’ulteriore integrazione politica. “Prima – ha detto – bisogna creare una base economica”. Mentre Lukashenko ha liquidato le ricorrenti ipotesi di una possibile fusione dei due Paesi: “Non dobbiamo cadere in vecchi ritornelli dicendo che stiamo cercando di inghiottirci l’un l’altro o di fonderci a scapito delle aspirazioni dei nostri popoli”.
Le esercitazioni Zapad
Le esercitazioni militari Zapad iniziate oggi al confine occidentali coinvolgono invece circa 200mila militari, inclusi 2.500 russi inviati in Bielorussia. L’obiettivo è dare “una sorta di segnale per tutto l’Occidente collettivo dell’inutilità di parlare da una posizione di forza con i popoli della Bielorussia, della Russia, del Kazakhstan e di altri Paesi dell'Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva", ha detto il capo di Stato maggiore della Bielorussia, il maggior generale Viktor Gulevich.